martedì 23 maggio 2017

Arabia Saudita: prospettive incerte

Re Salman e Trump
Arabia Saudita: tra rilancio e conservazione
Stefano Cabras
22/05/2017
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La salute fragile e la carta di identità di Salman, 81 anni, sovrano dell’Arabia Saudita, rendono la successione al trono saudita un tema caldo per i futuri sviluppi geopolitici del quadrante mediorientale: le immagini della visita a Riad di Donald Trump, appena conclusasi, hanno mostrato un re anziano e fragile.

La delicata transizione, questo è certo, dovrà seguire uno schema diverso rispetto a quello della successione orizzontale sinora vigente all’interno della casa dei Salman, che ha sempre visto il sovrano sostituito dal più anziano dei figli ancora viventi di Abdulaziz, il primo re saudita. Il 29 aprile 2015, Re Salman ha infatti sostituito, su sua richiesta, il fratellastro Muqrin con Muhammad bin Nayef, primo dei nipoti di Abdulaziz, come principe della Corona, determinando così uno storico salto generazionale.

Re Abdallah e il Consiglio di fedeltà
Nel 2006, Re Abdallah, tramite la creazione del ‘Consiglio di fedeltà’, incaricato di selezionare un principe ereditario tra una rosa di candidati proposta dal sovrano, ha di fatto istituzionalizzato il processo di negoziato informale che già avveniva tra i membri della casa Saud per determinare la successione al trono.

Alla morte dell’attuale sovrano, la scelta dei 28 membri che compongono l’attuale Consiglio ruoterà probabilmente attorno a due figure: il principe ereditario Muhammad bin Nayif, cugino di Salman, e Muhammad bin Salman, 32 anni, figlio del monarca in carica e vice-principe ereditario. La distanza, non solo anagrafica (Nayif è del ’59), tra i due candidati rende la scelta della Consiglio ancora più importante, nella misura in cui essa contribuirà a determinare le future traiettorie geopolitiche dell’Arabia Saudita.

Il nipote di Saud, specialista di repressione e anti-terrorismo
Bin Nayef, ministro dell’Interno dal 2012, è una figura già da anni al centro delle dinamiche politiche interne al regno saudita. Sin dalla metà degli Anni 2000, quando si occupava di contrastare l’attività di al Qaeda nel regno in qualità di vice-ministro dell'Interno, il suo impegno politico si è focalizzato sulla sicurezza del Paese, promossa attraverso una attenta e talvolta feroce repressione del dissenso.

Nayef può inoltre vantare legami diretti con Washington, costruiti nell’ambito della cooperazione tra Arabia Saudita ed Usa nelle attività di controterrorismo e condivisione di informazioni di intelligence, soprattutto nel periodo post Primavere arabe. È stato proprio quando anche il regno saudita, nella provincia orientale a maggioranza shiita, è stato lambito dalle proteste che infiammavano il mondo arabo che l’operato di Nayef come ministro dell’Interno si è distinto per la sua attenzione a soffocare qualsiasi forma di protesta e di fermento nel Paese.

Facendo leva sulla reputazione che si si è costruito nel sedare le rivolte nella provincia orientale ed in Barhein, Nayef si propone all’establishment saudita come garanzia di stabilità e sicurezza per il Paese. Nella sua visione, le priorità strategiche per l’Arabia Saudita sono soprattutto di natura interna.

L'impegno saudita al di fuori dei confini dovrebbe limitarsi a contrastare al Qaeda e il sedicente Stato islamico nello Yemen, ora che questi gruppi hanno tratto vantaggio del caos che regna nel Paese e che l'intervento saudita, a cui Nayef si è opposto fin dall'inizio, ha contribuito a produrre.

Il figlio di Salman e ‘Vision 2030’, ambizioni economiche
Contrariamente alla candidatura di Nayef, piuttosto coerente con la tradizione politica saudita, quella di bin Salman, entrato in politica solo nel 2009, rappresenta una rottura significativa con il passato. Il principe Mohammad, nonostante la giovane età e la totale assenza di esperienze all’estero, detiene già un potere piuttosto significativo. Oltre ad essere il vice principe ereditario, il giovane rampollo è infatti ministro della Difesa, capo del Consiglio per gli Affari economici e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nonché capo della corte reale.

La sua figura è legata a ‘Vision 2030’, l’ambizioso piano economico che mira a rivoluzionare l’economia saudita, diversificandola e diminuendone la dipendenza dalle esportazioni di petrolio, e a risanare le casse dello Stato. Contrariamente all’approccio piuttosto “conservativo” di Nayef, che punta alla preservazione piuttosto che al rilancio del potere saudita, il progetto di bin Salman si caratterizza per livelli più alti di ambizione ed inevitabile incertezza.

Per dare nuovo vigore al peso politico dell’Arabia Saudita nella regione, Bin Salman intende innanzitutto rafforzare la proiezione verso l’esterno della sua dottrina strategica. Un focus meno esclusivo sulla stabilità interna e un approccio più attento ad individuare i teatri strategici, vedi Yemen, dove siano in gioco interessi nazionali è inoltre giudicato funzionale al contenimento dell’area di influenza iraniana, a rischio di espansione ora che la Repubblica Islamica, libera dal fardello delle sanzioni internazionali, rivendica un ruolo di primo piano nello scacchiere mediorientale.

Cugini rivali, tra conservazione e rinnovamento
Nonostante la personalità esuberante del giovane Salman, l’influenza che esso esercita nei confronti del padre a la popolarità che gode tra le fasce più giovani della popolazione, Nayef, che è già principe ereditario e dispone di legami più solidi con molti degli alleati storici di Riad, rimane il favorito nella corsa al trono saudita. Tuttavia, l’attenzione mediatica e la concentrazione di potere che il giovane Salman si è guadagnato negli ultimi anni hanno dato vita ad una rivalità tra i due cugini per certi versi inaspettata e costringono a seguire i futuri sviluppi interni alla casa Saud con particolare attenzione.

Quello che è certo, è che gran parte della partita si giocherà sul tema della sicurezza. Il regno saudita deve fare i conti con i numerosi fallimenti della sua politica estera, a partire dal tentativo mal riuscito di contenere l’influenza iraniana in Siria e Yemen, mentre sul fronte interno si registrano i diversi attentati alle moschee sciite rivendicati dal sedicente Stato islamico, che destabilizzano il Paese, e il numero crescente di giovani foreign fighters sauditi.

Rimane da vedere se, di fronte a tali minacce, l’establishment del Paese preferirà affidarsi all’esperienza di Nayef, oppure intravedrà nel giovane Salman una possibilità di rilancio per arginare il declino saudita.

Stefano Cabras, Laureato in Scienze Economiche presso l'Università di Roma Tor Vergata, concluderà in ottobre il Master in European and International Studies all'Università di Trento. Attualmente stagiare presso La Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Ue.

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