martedì 30 marzo 2021

2 La struttura organizzativa di Hezbollah: gerarchia, ruoli e i militanti

 SALVATORE LI CAUSI*

Hezbollah nato come movimento religioso di ribellione, ha operato come “gruppo paramilitare” durante la guerra civile, ma la sua leadership non ha una struttura organizzativa paragonabile a quella di altri partiti occidentali o islamici tradizionali.

Hezbollah è un‟organizzazione altamente gerarchizzata e ramificata”; le sue attività ed i suoi obiettivi vengono pianificati in Libano, con l’appoggio di esperti iraniani che interagiscono direttamente col vertice, soprattutto per quanto concerne il settore commerciale, che interessi internazionali molto vari e diffusi.

I membri appartenenti al movimento, inizialmente non ricoprivano incarichi specifici di responsabilità, dato che il movimento non era ufficialmente riconosciuta.

Il ricercatore svedese ed esperto di Hezbollah, Magnus Ranstorp, durante i suoi studi riguardanti il

movimento sciita, ha dimostrato il contrario. Hezbollah ha effettivamente avuto, fin dall’inizio, un’organizzazione formale gerarchica, in linea con i principi della dottrina della “Velayat-e faqih”, ossia “l’autorità universale del giurisperito”.

Secondo la dottrina Velayat-e faqih, ideata dall’Ayatollah Khomeini, il giurista musulmano che ha raggiunto il livello massimo di conoscenza della shari’a (ijtihad) può sovrintendere a qualsiasi interpretazione della legge islamica, rendendola vincolante.

Quindi il potere è gestito dai leader religiosi, le cui decisioni sono trasferite agli ulema, nella scala gerarchica.

Essa è composta da un vertice diplomatico che rappresenta la centralità del potere decisionale ed ha il compito di deliberare sulla scelta dei mezzi per ottenere gli scopi che si prefigge composto da centri gerarchici da esso dipendenti (quadri) e da cellule operative, civili e militari, che svolgono le attività programmate dal vertice.

Più ci si separa dai vertici, più si nota una crescente autonomia “ gestionale”. Ovvero disponendo di una sorta di libertà auto-gestionale, la cellula ha facoltà, nella porzione di territorio assegnatale,di muoversi nei modi e nei tempi che ritiene opportuni, conservando una serie  di disposizioni sul come agire a seconda di ogni situazione.

L’addestramento, o la formazione, che la cellula riceve (sia civile o militare) è così elevato che i responsabili delle operazioni non temono di lasciare ai loro sottoposti piena libertà di movimento; a tutto ciò l’elevato livello di motivazione dei militanti, che li spinge a comportarsi sempre in modo leale e professionale anche in situazioni critiche.

L’ampia capacità di movimento sul territorio, che questo avviene essenzialmente per tre motivi :

➢  il primo è che Hezbollah applica una teoria che potremmo definire a “coda di lucertola”, ovvero qualora una sua parte venga mozzata in seguito ad eventi bellici o subendo un attentato, essa è immediatamente in grado di provvedere alla sostituzione nonché di fare in modo che la parte rimanente della cellula colpita possa continuare ad operare autonomamente senza attendere istruzioni e, nel caso di cellula militare, rinforzi. Le sue squadre sono in grado di riprendere l‟assetto operativo e il controllo del territorio in tempi molto brevi.

➢  La seconda è che la guerra con Israele si sta sempre di più combattendo sul piano tecnologico ed in particolare sul settore strategico delle comunicazioni e dei collegamenti; ovvero minore è il numero di contatti con il vertice, minore è la possibilità di essere intercettati ed identificati e quindi colpiti con incursioni aeree nel caso di truppe militari o di rendere noti i propri traffici, alcuni dei quali illeciti, procurandone l‟interruzione, nelle zone di attività non libanesi quali il sud America e l‟Africa, soprattutto centro occidentale, per quanto riguarda le cellule non militari.

➢  Il terzo è che questo distacco netto del vertice dai settori dei quadri intermedi e inferiori (la base) ha anche un effetto sulla psicologia dei combattenti; il fatto che tutta l‟organizzazione si basi su ranghi ravvicinati fa apparire il vertice, inarrivabile e quasi impercettibile per i più, una sorta di livello ultraterreno, autorevole ed autoritario, al quale si deve cieca obbedienza quasi fosse un oracolo.

Da questo meccanismo si evidenzia una fedeltà basata sul timore “rispettoso” oltre che sulle convinzioni personali. Lo sviluppo della carriera all’interno del movimento segue criteri  meritocratici e abbastanza trasparenti basati sull’anzianità, il vertice assoluto, anche perché tra i suoi membri non sono mancati uomini che discendevano direttamente dal profeta Muhammad, quali per altro lo stesso Hasan Nasrallah.

L’organo direttivo più alto di Hezbollah è il Majlis al-Shura (Consiglio Consultivo), composto da circa 15-17 membri, in gran parte appartenenti al clero sciita, elegge il Segretario Generale che ha la responsabilità della politica interna ed assegna i compiti agli altri membri. Dal 1992 è sotto la guida del segretario generale Hasan Nasrallah  con il compito di supervisore, responsabile della guida e dell’amministrazione, coordinatore tra i membri del Consiglio e i capi delle varie assemblee. La Shura ha il compito di gestire l’amministrazione, le strategie generali e la definizione delle politiche del partito. L’apparato è costituito soprattutto da religiosi. Nasrallah è anche presidente del Consiglio per la Jihad, il corpo militare decisionale dell'organizzazione gerarchicamente al di sotto del Consiglio Consultivo.

Nasrallah detiene  sia il potere politico che militare, in tal modo l’organizzazione non è soggetta a pericolose e profonde divisioni interne.

Il Consiglio Consultivo ha legami formali con la Guida Suprema dell'Iran e con i Guardiani della Rivoluzione iraniana.

Il consiglio Centrale elegge la Shura, dalla quale dipendono le cinque Assemblee e l’Apparato di Sicurezza e Militare.

L’attuale governo del partito è stato eletto e/o confermato durante la 7° Conferenza Generale (la stessa che vide l’emanazione del nuovo statuto), che per altro ha anche leggermente modificato gli assetti militari in funzione dell’allora imminente operazione “piombo fuso” del 2009, dell’invasione israeliana del 2006 e dell’omicidio di Imad Mughniyeh.

Attualmente il Consiglio al Shura è composto da:

•  Sayyed Hassan Nasrallah - segretario generale

•  Sheikh Naim Qassem - vice del segretario generale

•  Sayyed Hashem Safi al-Din - responsabile del settore esecutivo

•  Sheikh Mohammed Yazbek - capo del Corpo Spirituale e Giudiziario 

•  Sayyed Amin Ibrahim al- Sayyed - capo del Consiglio Politico

•  Haj Mohammed Raad - capo della Fedeltà e Resistenza (la fazione politica nel Parlamento libanese)

•  Khalil Hussein - assistente politico del segretario generale Il capo militare responsabile del settore operazioni militari e del settore sicurezza

•  Imad Mughniyeh, ucciso a Damasco durante un attentato nel febbraio del 2008, è stato inizialmente sostituito ad interim da Nasrallah; successivamente fonti aperte dell’intelligence israeliana hanno diramato un comunicato secondo il quale Hezbollah avrebbe provveduto a sostituire il capo militare al vertice del settore operazioni militari ma senza renderne noto il nome.

Le Assemblee più importanti e con più poteri sono L’Assemblea Esecutiva e l’Assemblea Politica. Non c’è separazione fra potere legislativo ed esecutivo. L’Assemblea Esecutiva ha il compito di seguire le attività culturali, di educazione, sociali e professionali e le procedure legate a tutte le cellule e i comitati sparsi nelle regioni dove il partito agisce. L’Assemblea o il Consiglio Esecutivo è diviso in varie unità. L’unità sociale divisa a sua volta in tre rami di lavoro: quello propriamente sociale, l’unità di educazione e la Società Islamica per la Salute.

La struttura del Partito è organizzata in modo piramidale con base nei territori dove il partito è più forte: Beirut sud, Bekaa e sud del Libano.

Dentro l’organizzazione esistono strutture pubbliche e  strutture riservate. La differenza tra le due coincide  con la separazione tra componente istituzionalizzata, che cura gli obiettivi tangibili e leciti e componente clandestina che cura gli interessi e le attività che per ragioni strategiche devono essere occultate.

Oltre al reparto militare, esiste il settore finanziario e delle cooperative, il cui responsabile è Mohammed Yussef Hammoud, è il settore fondamentale della costruzione, gestione e profitto delle strutture presenti sul territorio libanese.

Hezbollah inizialmente non agisce come le altre fazioni armate che controllano il territorio, ma punta a creare un’organizzazione che ha come obiettivo prioritario quello di resistere contro l’occupazione israeliana, contro il nemico americano o occidentale, avviando così un nuovo modello di milizia del tutto nuovo.

Dal 1991 Hezbollah riesce ad assumere il controllo della maggior parte del territorio a sud del Libano, della maggior parte dei quartieri della periferia sud di Beirut ( composto da sciiti soprattutto sfollati) e gran parte del Baalbek. Ha una cooperazione anche con l’Esercito Libanese, che è sotto controllo della Siria, diventando così insostituibile della politica nazionale di difesa.

Nel Sud del Libano e nel Bekaa votano per il 70% Hezbollah e questo porta nel 1988 allo scontro con Amal fra i quartieri e le strade dei Beirut.

Amal è indebolito dalla “guerra dei campi” contro i palestinesi e la lotta termina con un accordo negoziato,sotto l’egida di Siria e Iran nel novembre del 1990, che stabilisce il controllo militare di Hezbollah sulla periferia sud e definisce la spartizione delle altre due regioni libanesi sciite tra i due gruppi.

La periferia sud della capitale ( Dahiye) , diventa territorio di Hezbollah, dove trasferisce tutti i propri uffici centrali. Il dopoguerra degli investimenti governativi si concentra sulla ricostruzione di Beirut.

Sayyed Fadlallah crea servizi sociali gestiti dalla sua Associazione al-Mabarrat fondata nel 1978, assieme all’Ufficio dei Servizi Sociali, fondato nel 1983.

Opera nelle aree del sud del Libano dove ha  costruito centri per gli orfani,scuole, scuole per le persone con handicap, un istituto tecnico superiore, un ospedale, una moschea, una biblioteca pubblica, una casa editrice, negozi specializzati in prodotti islamici, sostienendo orfani, studenti e persone con handicap.

Hezbollah agli inizi si concentra sulla propria attività militare, ma dal 1984 crea un insieme di servizi educativi, sanitari, finanziari, culturali, religiosi, urbani e tecnici che vengono forniti alla popolazione tramite la creazione di varie associazioni.

 Il suo operato ha tre direzioni:

•  politica

•  militare

•  sociale

Distribuisce acqua potabile agli abitanti, fornire energia elettrica tramite propri generatori.  In questa fase Hezbollah recluta i suoi candidati politici all’interno della comunità sciita, controlla il governo, si impegna nella socializzazione politica, partecipa alla mediazione, anche se non vuole essere identificato come un partito politico che opera all’interno di un sistema democratico.

Agisce con una forte disciplina ed ha un controllo rigido del territorio e di tutte le decisioni dei propri dirigenti.

Nelle elezioni municipali del 98’ Hezbollah riesce a superare Amal nella periferia sud di Beirut. Mentre nelle elezioni parlamentari si alleerà con Amal e solo nel 2000 riuscirà ad avere più seggi. Alle municipali non farà mai alleanze. Nelle elezioni parlamentari del 1999 Hezbollah lascia chiaramente capire di essere scontento dell’atteggiamento del governo nei confronti della Resistenza e il 14 ottobre 2000 Nasrallah annuncia l’ingresso al governo con due ministri. Hezbollah non stipula alleanze elettorali solo con Amal, ma anche con partiti di sinistra, sunniti, il partito nazional socialista siriano e addirittura il Partito Comunista.

Hezbollah possiede una struttura verticistica che concentra tutta l’autorità e i poteri nei suoi leader religiosi.

Lo studioso libanese A.N. Hamzeh, ha schematizzato la struttura organizzativa di Hezbollah in una tabella(Fig.5), che rispecchia la scala gerarchica all’interno del partito sciita.


 l'ARTICOLO E' TRATTO DALLA TESI DI LAUREA PRESENTATA AL TERMINE DEL MASTER DI 1° LIV IN ANTITERRORISMO INTERNAZIONALE MASTER ATTIVATO PRESSO LA UNIVERSITA' DEGLI STUDI N. CUSANO TELEMATICA ROMA ANNO ACCADEMICO 2019/2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

sabato 20 marzo 2021


  Daniele Santoro nell'articolo dal titolo "La Marcia Turca solca il "Mar Bianco" ed avvolge l'Africa traccia in quadro esaustivo di come Amkara intende lAnatolia piattaforma da cui proiettarsi oltregli stretti, lungo le direttrice mediooceaniche. Indicazioni vengono anche date in merito alla attuale offeniva militare, economica e culturale, intendendo la LIbia, o come l'Autore scrive, le attuali Libie come l'occidente anatolico. Attraverso l'intesa con i Russi, queste LIbie dovranno essere riunite e quindi portate sotto la sfera geopolitica turca, come agli inizi del 900 quando quelle terre erano dei Califati dell'impero Ottomano. Uaa azione che non si ferma, avendo come obiettivo prossimo e quasi immediato la Tunisia

Fonte Rivista LIMES n. 2 Febbraio 2021

(Tracce di Tesi Anco Accademico 2020/2021)

mercoledì 10 marzo 2021

Il Medio Oriente. oncetto e Composizione

 



Concetto:che cosa si intende per Medio Oriente

Il Medio Oriente è una regione storico-geografica che comprende territori dell'Asia occidentale e dell'Africa settentrionale (Egitto) e in esso a volte è distinto anche il cosiddetto Vicino Oriente: arabi, persiani e turchi costituiscono i maggiori gruppi etnici per numero di abitanti, mentre curdi, azeri, copti, ebre

Composizione. Quali Stati fanno parte del Medio Oriente

Gli stati che attualmente formano il Medio Oriente possono essere divisi in quattro gruppi: Africa nord orientale (Libia, Egitto); I paesi della fertile mezzaluna (Siria, Libano, Giordania, Iraq e Israele); Le nazioni della Penisola Arabica (Arabia Saudita, Yemen, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, e Oman)


Relazioni storiche, politiche, economiche tra i vari Stati; Relazioni in tema di trasporti, terrestri, aerei, marittimi. Profili geografici e geopolitici.  Rapporti di forza e di difesa. Dati per le forze di terra, di mare e dell'aria sulla base del MIlitary Balance


Tracce di Tesi. Anno Accademico 2021/2022  Politica Militare Comparata

domenica 28 febbraio 2021

Teheran: i suoi avversari


 La Carta mostra con dovizia di particolari il quadro geopolitico dell'Iran e delle possibili minacce che deve affrontare.Il Paese non è più al centro degli interessi strategici primari delle Grandi Potenze in quanto il petrolio non è più così indispensabile come ai tempi di Mossadeq. L'Iraan non avra mai la bomba atomica, una assicurazione sulla propia esistenza. Ma dopo l'esperienza della Siria nessuno al mondo si vuole avventurare in uno scontro che frammenti, come la stessa Siria o la Libia l'Iran. A Teheran tutte le opzioni sono sul tappeto, compresa quella di una fine dello Stato  nato dalla rivoluzione del 1976. 

Fonte: LIMES , rivista di geopolitica. Info: www.ilmioabbonamento.it

sabato 20 febbraio 2021

Hezbollah. La Bandiera.



Hezbollah o Ḥizb Allāh è un'organizzazione paramilitare islamista libanese, 
nata nel giugno del 1982
 e divenuta successivamente 
anche un partito politico islamista sciita del Libano


Tracce di Tesi. Anno Accademico 2021/2022 

martedì 9 febbraio 2021

La nascita di Hezbollah e il suo ruolo nella Guerra Civile libanese

 

Salvatore Li Causi*

 

Dopo 15 anni di combattimenti, che avevano martoriato una nazione e innumerevoli atrocità commesse da entrambe le parti, il 13 ottobre 1990 terminò ufficialmente la Guerra civile in Libano, con un bilancio di più di 150.000 morti fra civili e militari.

Un aspetto  rilevante della guerra civile libanese, tanto quanto la questione tra Israele e Palestina, fu rappresentato dalla presenza siriana nella valle di Beqaa, iniziata nel 1976 e proseguitati per l’intera durata del conflitto, che terminò con l’occupazione definitiva per effetto degli Accordi di Ta’if nel 1989.

Nel 1975 erano note le divisioni all’interno della comunità religiose libanese, soprattutto tra maroniti e musulmani, che accentuarono lo scoppio della Guerra civile.

Inoltre, sempre in base alle confessioni venivano divisi i seggi Parlamentari, gli alti gradi delle funzioni pubbliche e dell’Esercito.

La comunità sciita, concentrata nel sud del Paese e nella valle della Bekaa era prettamente rurale,  organizzata su modello tribale e guidata dai capi tribù,gli z’uama  non aveva alcuna voce in capitolo nell’amministrazione dello Stato.

La popolazione sciita è quella che più di tutte subisce le conseguenze dei raid israeliani contro le basi dell’OLP, insediatesi in Libano nel 1970 dopo il Settembre Nero.

Nel 1959  l’Imam Moussa Sadr  torna a Beirut, diventa il leader della comunità sciita, acquisendo il ruolo di “padre spirituale”; inoltre, ottiene il sostegno del presidente siriano Hafez al Assad, che appartiene alla setta alawita (una piccola minoranza in Siria).

Gli alawiti,  non sono riconosciuti ufficialmente come confessione sciita, ma grazie a Moussa Sadr ,tramite “la fatwa”[1] , certifica l’appartenenza degli alawiti allo sciismo conferendo ad Assad la legittimazione necessaria per la sua nomina a Presidente .

Nel 1967 l’Imam fonda l’Alto Consiglio Islamico degli Sciiti libanesi e ne diviene il Presidente.

Il governo si trova, così, costretto a riconoscere alcuni diritti alla comunità degli sciiti che fino a quel punto era stata dimenticata.

Nel 1973 viene fondata la prima organizzazione politica  il “Movimento dei Diseredati”; con lo scoppio della Guerra civile, Sadr con la prima milizia sciita, il 6 luglio 1975 ottiene il battesimo del fuoco, con i “Battaglioni della Resistenza Libanese” in seguito conosciuta con l’acronimo di Amal, “Speranza”.

Il documento finale, noto come il “Manifesto dei Nove”[2] , viene scritto nel corso di una riunione dove partecipano tre membri del gruppo Amal guidato da Hussein al Mussawi e tre membri di vari comitati islamici (i gruppi principali della regione della Bekaa).

 I gruppi che aderiranno, formeranno la nuova organizzazione che prenderà il nome di “Hezbollah”, Partito di Dio.

I tre pilastri di Hezbollah, secondo Naim Qassem, vice-segretario generale del gruppo, sono:

➢  Il credo nell’Islam2 e nei suoi insegnamenti come la base religiosa, ideologica.

➢  La Jihad contro l’occupazione dell’esercito israeliano e contro il “Satana”.

➢  Il giurista- teologo, Valih al Faqih, 3 come una necessità per tutta la nazione islamica.

Lo  scopo di Sadr è quello di creare una coscienza sciita perché la comunità possa avere un maggior peso politico interno e conquistare per gli sciiti una posizione migliore all’interno del Paese.

Mentre l’intenzione di Khomeini lavora da tempo per organizzare una Rivoluzione Islamica.

Nel 1958, in Irak viene creato il partito degli sciiti Hizb al-Da’wa, dove alla formazione del partito partecipano tutti gli ulema[3] .

Due sono le anime fondamentali di questo partito: una è quella propriamente irakena che mira al rovesciamento del regime e all’insediamento di uno Stato Islamico e l’altra è quella impegnata ad estendere questa forma di Islam anche al di là dei confini irakeni.

Tanti membri della cellula irakena del partito al-Da’wa appartenenti alla fazione radicale della quale fa parte Khomeini, con la quale Sadr è in conflitto, si infiltrarono nel Movimento dei Diseredati in Libano e nelle fila di Amal; molti di questi diverranno membri e fondatori di Hezbollah, come Subhi al-Tufaili, primo segretario generale del partito ed Abbas Mussawi. 

La nascita di Hezbollah va collocata all’interno del vuoto politico provocato dalla misteriosa scomparsa  di Sadr il 31 agosto del 1978.

 Nabih Berri, subentra alla guida di Amal, ma non è in grado di assicurare una guida credibile. Mentre, la corrente di Hussein Mussawi contesta la secolarizzazione del partito rimanendo fermo sull’obbiettivo della Repubblica Islamica per trasferire in Libano il modello khomeinista.

Al ritorno dal viaggio in Iran, Hussein Mussawi, dopo essersi assicurato gli aiuti politici e finanziari della Teheran khomeinista, necessari a organizzare il partito di Dio in Libano, provoca una scissione all’interno di Amal e nascono le prime cellule del partito di Dio, che ufficialmente ancora non ha una struttura organizzata, inoltre, parla apertamente della volontà di creare uno Stato islamico in Libano.

Nasce Al-Amal Al-Islami (La Speranza Islamica) con sede a Baalbek, nel territorio sotto occupazione siriana, con 1200 uomini.

Lo sceicco Harb, comincia a formare i primi gruppi clandestini del Partito di Dio; Seyyed Muhammad Hussein Fadlallah, un Mullah (esperto sulla teologia dell’Islam), diverrà ufficialmente la guida spirituale del Partito di Dio, viene influenzato dai teologi che sostengono la formazione dello Stato Islamico e l’azione clandestina in nome della causa.

Uno dei punti fondamentali del partito di Hezbollah era il  concetto che riguarda a dottrina politica del “velayat-e faqih” ( terzo punto del Manifesto)di Khomeini che prevedeva il governo e la guida dello Stato da parte degli ulema più saggi.

Il velayat al-faqih incarna il potere, mentre il Faqih è un leader e praticamente un dittatore, dal potere assoluto, poiché rappresenta la testimonianza di Dio fino al ritorno dell’Imam Mahdi ed a lui spettano le scelte di guerra e pace.

Il vuoto creato dalla scomparsa di Sadr è riempito così nel 1979 dalla vittoria della Rivoluzione Islamica in Iran e dal suo paladino, l’Imam Khomeini.

Il capo supremo del Partito di Dio in Iran, non è solo un capo politico, ma è il rappresentante della volontà di Allah sulla terra e quindi non ha bisogno di trasmettere i suoi ordini tramite la gerarchia del partito, si può rivolgere direttamente alla nazione e gli obbediranno ciecamente tutti coloro che lo riconoscono come capo supremo, anche al di fuori dei confini iraniani.

Uno dei suoi primi obiettivi è la diffusione della rivoluzione islamica non solo in Iran, ma anche nei Paesi musulmani dove le comunità sciite sono importanti, pretendendo l’universalismo per il suo movimento.

Inizialmente il controllo che Khomeini vuole avere sul Libano non piace ad Assad, decise di creare un alleato forte in regione.

L’addestramento della milizia sciita e la creazione di un’organizzazione armata alleata, è uno dei primi atti della strategia di Khomeini.

L’Ayatollah invia i suoi Guardiani della Rivoluzione nei campi Libanesi sotto il comando di Subhi al Tufeili[4] e lo sceicco Ragheb Harb, per poter formare un nuovo movimento organizzato che molto presto prende il nome di Hezbollah.

Il padrino del Partito di Dio nel 1982 è Ali Akbar Mohtashemipour, l’ambasciatore iraniano a Damasco, che in seguito diventerà ministro degli Interni.

Mohtashemipour si serve dell’immunità diplomatica per agire e nel 1983 l’Ambasciata Iraniana a Damasco. Israele pensa che la nascita di un nuovo gruppo sciita serva ad eliminare i combattenti palestinesi in Libano, ma molto presto capisce il suo errore di valutazione.

La notte del 14 marzo 1978 l’esercito israeliano attacca le basi dell’OLP, l’operazione “Litani” vuole creare una fascia di sicurezza fino al fiume che scendendo dalla Valle di Bekaa scorre parallelo alla frontiera.

Il 6 giugno 1982, il primo ministro Israeliano Begin annuncia l’operazione militare “Pace in Galilea” come reazione come risposta al tentativo di assassinio messo in atto da parte del al-Fath contro l'ambasciatore nel Regno Unito Shlomo Argov e in risposta ad attacchi d'artiglieria dell’ OLP.

Lo scopo dell’operazione militare è di distruggere le armi e le basi dell’OLP; Begin annuncia che i militari israeliani sarebbero entrati all’interno dei confini libanesi soltanto per 40 km, sufficiente per distruggere i missili palestinesi che colpivano Israele.

Nel 1980 la debolezza dello Stato libanese e la lunga guerra civile avevano cambiato i rapporti di forza tra le varie milizie. Amal era cresciuto molto estendendo la sua influenza su tutta la popolazione sciita diventando cosi la più forte milizia mussulmana.

Amal scontratosi già con l’OLP, inizialmente non si oppose alla  resistenza dell’occupazione israeliana del 1982 proprio per indebolire l’OLP e la sua resistenza attiva, contro i soldati israeliani, iniziata dopo il 1983 raggiunse l’apice con la conquista dell’area di Beirut ovest e l’arruolamento di migliaia di soldati dell’Esercito che decidono di disertare nel febbraio del 1984.

Nabih Berri diventa ministro nel governo di Unità Nazionale del presidente Elias Sarkis nel 1984, cosa che la comunità sciita vede come un’apertura verso Israele e Stati Uniti.

Approfittando di questa situazione e del ritiro israeliano, Hezbollah eleva lo scontro con Amal che, dopo il 1985, si intensifica e si estende a Beirut sud; il lavoro degli infiltrati all’interno di Amal procede rafforzando Hezbollah che, nel 1986, conquista tutta Beirut sud.

Fin dai primi anni di attivismo politico e religioso, Hezbollah si definì in aperto contrasto con Amal, per via della natura eccessivamente riformista e laica di questi ultimi, in conflitto con il modello rivoluzionario iraniano, che riteneva il sistema politico libanese troppo obsoleto e corrotto, impossibile quindi da riformare.

Lo scontro già feroce tra le due fazioni sciite s’inasprì negli anni successivi della guerra, in seguito allo scoppio della Guerra dei Campi, che favorì la clamorosa alleanza tra i palestinesi e Hezbollah.

L’amicizia di Hezbollah con l’OLP, stretta dal partito sciita per evitare ripercussioni palestinesi, suscitò lo sdegno di Assad; Hezbollah contrastò apertamente la Siria e Amal, stringendo i rapporti con Arafat.

In quegli anni Hezbollah lottò con impegno per i diritti dei palestinesi in Libano, aprendo alla possibilità, per i rifugiati, di entrare direttamente nell’economia nazionale e acquisire nuovi diritti, senza tuttavia fare mai alcun riferimento a una eventuale naturalizzazione degli stessi.

Mentre la guerra civile volgeva al termine, era dunque chiaro che Hezbollah si era affermato come un movimento militare stabile e influente, da non sottovalutare nelle delicate questioni politiche nazionali che si sarebbero create dopo gli accordi di Ta’if.

Gli ultimi anni del conflitto per Hezbollah furono nuovamente caratterizzati dagli scontri con Amal, soprattutto tra il 1988 e il 1989, le zone degli scontri furono soprattutto i sobborghi della capitale Beirut e le regioni meridionali, ossia le aree in cui stanziava la maggioranza della popolazione sciita libanese, il cui consenso era l’oggetto della disputa tra Hezbollah e Amal.

La battaglia non si combatté solo militarmente, i due movimenti intervennero soprattutto politicamente per conquistare i consensi dello sciismo libanese.

Amal offriva alla popolazione un familiar patronage system, Hezbollah si adoperò nella creazione di istituzioni efficienti, tra cui una serie di servizi pubblici, come le cliniche o diverse imprese di costruzione. Il risultato finale vide il trionfo schiacciante di Hezbollah a Beirut, mentre nelle periferie meridionali del territorio si assisté a una vittoria meno netta, e Amal riuscì a mantenere un’importante autorità.

In seguito alla fine della guerra, l’occupazione siriana in Libano impose una distensione nei

rapporti tra Hezbollah e Amal, che raggiunseri un modus vivendi politico, nonostante anche negli anni ’90 non sarebbero mancati scontri di minore entità fra questi.

Fra il 1988 e il 1991 Hezbollah elimina tutti i rivali nelle zone sciite: Amal, i partiti libanesi laici e di sinistra, l’esercito libanese, i movimenti palestinesi e riesce inoltre a egemonizzare la resistenza contro Israele. Lo scopo di Hezbollah non è quello di integrarsi nello Stato libanese, ma di porsi come un attore alternativo direttamente controllato dall’Iran.

Hezbollah o Ḥizb Allāh (Partito di Dio), è un'organizzazione libanese, nata  dopo l’invasione da parte di Israele del sud del Libano nel giugno del 1982 a Baalbek, piccola località nella valle della Bekaa.

Gli attacchi suicidi all’ambasciata e alle caserme statunitensi a Beirut nell’ottobre del 1983 causarono la morte di 258 Americani e rafforzarono l’immagine del gruppo come leader della ‘resistenza’ sciita.

Il primo segretario generale, in carica dal 1989 al 1991, fu Subhi al-Tufayli, figura che non lasciò una traccia politica di rilievo, a quest’ultimo venne preferito Abbas Moussawi.

Il 16 febbraio 1985 rese noto il suo primo manifesto, chiamato “Hizballah Program”, ideato dall’Ayatollah Fadlallah che sancì ufficialmente la nascita dell’organizzazione islamica, divenuta un Partito politico sciita del Libano.

L'emblema della bandiera di Hezbollah ( Fig.5) è caratterizzato da un drappo giallo al cui centro campeggia parte di un versetto del Corano,Sura V, versetto 56, che recita:

"E colui che sceglie per alleati Allah e il Suo Messaggero e i credenti, in verità è il partito di Dio, Hezbollah, che avrà la vittoria.".

Nella sezione inferiore: “La Resistenza islamica in Libano” .

Il logo centrale nella bandiera è una rappresentazione tratteggiata in stile cufico delle parole “Hizb’allah”.

La lettera alif (  I  ) , prima lettera del nome di Dio, è graficamente resa come una mano che stringe un fucile d’assalto, affiancata da una rappresentazione del globo terrestre, una spada, un ramoscello con sette foglie, tutti elementi significativi i per il movimento sciita.

 * Il presente articolo è tratto dalla tesi di laurea per il Master in "Antiterrorismo Internazionale" attivato presso la Uninversità degli Studi N. Cusano Telematica Roma  con il titolo Libano tra fondamentalismo e lotta di potere". 

 Ha sede in Libano ed il suo segretario generale è Hassan Nasrallah, succeduto ad Abbas Al-Musawi a causa della morte nel 1992.

Le organizzazioni controllate sono:

•     Bayt al-Mal, organizzazione che si occupa dei servizi finanziari, degli investimenti e del banco di credito del Partito

•     Jihad Al Binna, fondazione immobiliare il cui scopo è quello di rimediare ai danni causati dalla guerra civile

•     Organizzazione per il sostegno alla resistenza islamica, fondo caritatevole utilizzato per raccogliere fondi e pagare i servizi offerti dal Partito in Libano

•     Imam al-Mahdi Scouts, organizzazione giovanile del Partito iscritta all'Organizzazione Mondiale del Movimento Scout.

 

Affiliato a Hezbollah è il canale televisivo Al-Manar, inaugurato nel 1991 e che dal 2000 trasmette su satellite. Il 40% della programmazione ha carattere politico, il 40% sociale, educativo, religioso o sportivo, il 20% d'intrattenimento (telenovele).

 Il direttore di Al-Manar Abdallah Kassir ha rivendicato la "non neutralità" del canale, spiegando che: "Noi abbiamo adottato i problemi della vita sociale libanese e del mondo arabo in generale, primo fra tutti la causa palestinese che gode dell'appoggio della maggioranza del popolo libanese; perciò è normale essere di parte in questo caso".

Hezbollah dal 1985 manifesta i suoi tre obiettivi principali:

•  "la fine di ogni potenza imperialista ( americane e francesi )in Libano";

•  "sottomettere e sottoporre le Falangi Libanesi ad una giusta legge e portarli a processo per i loro crimini";

•  dare al popolo la possibilità di scegliere "con piena libertà il sistema di governo che vogliono".

•  Distruggere Israele

 

I suoi fondatori si ispirarono all’ideologia dell’ayatollah iraniano Khomeini e seppero unire diverse correnti del panorama politico sciita in chiave anti-israeliana.

Una delle tattiche militari utilizzate da Hezbollah, è rappresentata dagli attacchi suicidi. Il martire diventa il combattente per eccellenza. Essere martire in battaglia o in attacchi suicidi dal punto di vista sciita è una questione di purezza, di forte fede, e altrettanta ideologia. Il paradiso, la vita dopo la morte come premio per la caduta nei campi di battaglia, il valore del martire per la società e la nazione, per il bene comune, il dovere sacro secondo l’esempio di Hussein nel difendere la propria terra è ciò che viene insegnato ai giovanissimi. La scelta degli uomini nell’arruolamento dei martiri per le missioni e gli attacchi è molto attenta alla fascia d’età, il livello di formazione e convinzione.

Anche per le donne il martirio è molto importante. Non è permesso loro prendere parte negli attentati, ma sicuramente avere un figlio, o un marito martire è una questione di forza e di elevato senso del sacrificio. Hezbollah adotta la tattica degli attacchi suicidi, il rapimento di ostaggi occidentali, le auto-bomba e il dirottamento di aerei.

In breve tempo Hezbollah si stabilì come uno dei principali attori della resistenza armata e fu l’unica milizia paramilitare a non essere disarmata dopo la fine della guerra civile, conclusasi nell’ottobre del 1990.

Con la ratifica da parte del Parlamento libanese degli Accordi di Ta’if del 1989, venne ristabilito un equilibrio nei rapporti di forza tra le maggiori confessioni presenti in Libano, facendo in modo che i rappresentanti delle comunità musulmane fossero pari in numero ai deputati cristiani. Hezbollah si presentò alle elezioni del 1992 aggiudicandosi 12 seggi su 128 in Parlamento. Nel 1996 vinse poi 9 seggi, che risalirono a 12 con le elezioni del 2000.



[1]  “Fatwa”opinione giuridica o legale.

 

[2]  “ Manifesto dei Nove” enunciava brevemente i pilastri della nuova organizzazione, il credo nell’Islam, il jihad contro l’occupazione dell’esercito israeliano e contro gli Stati Uniti, l’adesione alla dottrina di wilayat al-faqih (giurista- teologo) e la sottomissione ai decreti del leader supremo iraniano, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, riconosciuto come Giurista Teologo più importante e suprema autorità politico- religiosa .

 

[3]  “Un ‘alim” ( in arabo Ulama) è uno studioso musulmano, anche di sesso non maschile, esperto in scienze religiose ( ulum diniyya).

 

[4] “Subhi al-Tufayli” è stato il primo segretario generale o leader di Hezbollah per un anno. Islamista sciita e attualmente fa parte della Leadership di Hezbollah.

 

domenica 31 gennaio 2021

Rivista QUADERNI n. 3 del 2020 Luglio-Settembre 2020

 



Per la parte dedicata alla Storia, iniziano con questo numero le pubblicazioni dedicate al centenario del Milite Ignoto che ricorre il prossimo anno. L’’Istituto è particolarmente impegnato in questa data anniversaria, e la Rivista non può che assecondare questa scelta. Prosegue, sull’abbrivio della Giornata del Decorato del 2021, che non si è potuta celebrare per via della epidemia da Covid19, che non può fermare l’attività posta in essere a corredo scientifico di detta giornata, le note riguardanti la campagna di Sicilia del luglio 1943 e degli avvenimenti riguardanti la campagna d’Italia del 1944. Contributi di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio, nell’ambito delle ricerche avviate a seguito dei Progetti in corso riguardanti le tematiche della Guerra di Liberazione, e una di Giorgio Clemente che affronta particolari situazioni di nostri militari durante la seconda guerra mondiale e una nota di Consalvo Dolce riguardante l’intervento dell’impegno degli Stati Uniti nel Vietnam.

 

Per la parte geografica apre Valentina Trogu trattando della sociologia della deterrenza, mentre in geopolitica delle prossime sfide, una nota sul covid e come viene affrontato, che fa riflettere sulla leaderschip degli Stati Uniti nel mondo occidentale e Luca Bordini che tratta della digitalizzazione nelle FF.AA. Infine Stefano Chiarle tratta dell’Ucraina e del suo cammino verso la democrazia.

 

Nelle rubriche, quelle relative al CESVAM si riportano alcune peculiari attività del Centro, con la evidenziazione delle realizzazioni editoriali mentre gli Indici della rivista QUADERNI ON LINE si riferiscono al III trimestre del 2020. Si può finalmente dire che un costante aggiornamento delle NOTIZIE CESVAM e degli eventi a cui si partecipa come CESVAM è possibile trovarlo sulla home page della piattaforma www.cesvam.org alla rubrica “Eventi” ed alla rubrica “Notizia CESVAM”, mentre è in progetto la pubblicazione su questa rivista dei contenuti dei vari comparti della piattaforma

La rubrica di chiusura riporta la iconografia brigate di fanteria della prima guerra mondiale, come tradizione di questa rivista.

Da ultimo, l’editoriale del Presidente Nazionale ed il Post editoriale del Direttore del Periodico sono intonati al tema della celebrazione del Milite Ignoto, nel solco delle scelte sopra dette, e dei contenuti evidenziati nella pubblicazione consorella. (massimo coltrinari)

 

In I di Copertina:  Lapide Commemorativa del Bollettino della Vittoria del 4 Novembre 1918

info: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org 

domenica 17 gennaio 2021

Un Problema aperto

 

Kurdistan, una situazione difficile sui fronti interno e internazionale

 

Alla fine del 2019, il Kurdistan iracheno appariva tranquillo, anche grazie alla novità del nuovo governo di coalizione, al quale i cittadini sembravano voler concedere fiducia. Così, mentre la parte meridionale dell’Iraq veniva scossa da grandi mobilitazioni, quella curda restava sorprendentemente pacifica.

Purtroppo, che gli effetti negativi legati alla transizione generazionale nella politica curda avrebbero coinvolto, prima o poi, anche la Regione autonoma era un fatto noto, compreso persino dal vecchio Barzani che negli anni scorsi si è fatto, almeno formalmente, da parte. Inoltre, che il 2020 sarebbe stato un anno complicato lo si è capito con la caduta del prezzo del greggio, che per l’Iraq, come per la Regione autonoma curda, rappresenta un problema enorme, vista la dipendenza pressoché totale del bilancio dal petrolio: quello del governo di Arbil aveva contato nel 2019 per quasi l’80% delle entrate dai ricavi della vendita di greggio, con una prevista diminuzione per quest’anno di almeno il 20% delle entrate. La pandemia ha poi, inevitabilmente e duramente, complicato il quadro.

Il governo di Baghdad ha presentato un piano, un White paper, che con una serie di misure, tra cui l’impopolare svalutazione del dinaro (determinando nuove proteste a partire dalla scorsa estate), tenti di far ripartire l’economia. Un primo passo è stato raggiunto dall’accordo sui trasferimenti alla Regione autonoma, siglato tra governo centrale e delegazione curda nei giorni scorsi. Il bilancio dovrà essere approvato dal Parlamento federale a Baghdad e le incognite restano ancora molte, vista la crisi politica interna, la debolezza del governo centrale di Mustafa al-Kadhimi e gli enormi problemi del Paese che hanno fatto parlare più di un osservatore della possibilità di un collasso.

La crisi economica ha cominciato a farsi sentire anche nel Kurdistan e nelle settimane scorse sono scoppiate nella Regione autonoma diverse proteste, spesso finite nel sangue. I manifestanti si sono radunati di fronte alle sedi dei partiti politici, per protestare contro tagli e i ritardi nei pagamenti degli stipendi, l’aumento del costo della vita e l’endemica corruzione: sempre nel 2019 il bilancio della Regione contava per oltre il 50% i salari pagati ai dipendenti, in un’area nella quale il settore privato è estremante limitato (problema condiviso con il governo federale e il resto del Paese). Non si tratta, quindi, di ‘semplice’ corruzione, ma della progressiva perdita di legittimità di tutto il sistema politico, accelerata dalle crisi degli ultimi anni e oggi esplosa con le difficoltà di far quadrare i conti.

Fatti certamente non nuovi: va sempre più emergendo una critica radicale delle mobilitazioni spontanee alla rappresentanza politica, definita dai partiti politici, quelli ‘storici’, come il Partito democratico del Kurdistan (PDK) e l’Unione patriottica del Kurdistan (UPK), e persino quelli di più recente formazione, come Gorran. Nel Kurdistan questa critica è stata più lenta che altrove, sia perché nel corso degli ultimi quindici anni il sistema politico aveva tentato di riformarsi (il ritorno all’unità amministrativa tra le province divise di PDK e UPK, la nascita di Gorran come nuova forza politica per rompere il monopolio dei partiti storici) sia per la presenza di figure storiche a loro modo riconosciute che garantivano una certa continuità tra la vecchia e la nuova generazione. Ora che queste figure cominciano a mancare (poche settimane prima del referendum del 2017 è morto Nawshirwan Mustafa, ispiratore di Gorran, mentre pochi giorni dopo è mancato Jalal Talabani dell’UPK), i partiti sono percepiti esclusivamente come strutture di corruzione e di nepotismo: da questo punto di vista la critica dei manifestanti è radicale e non ammette più mediazioni. Da qui la protesta delle scorse settimane potrà estendersi se la classe politica curda non capirà di doversi aprire a queste nuove generazioni e avviare il fondamentale processo di riforma della Regione (da augurarsi anche che l’Unione Europea modifichi il proprio atteggiamento con l’area e cerchi una maggiore convergenza).

Alla crisi interna si affiancano gli storici problemi tra i partiti curdi iracheni e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK, Partîya Karkerén Kurdîstan): nelle ultime settimane la tensione è nuovamente esplosa, con accuse reciproche e la possibilità che queste tensioni si estendano anche alla Siria.

Anche la situazione dei Curdi siriani è ben lontana dalla stabilità, con i problemi derivanti dalla fragilità della mediazione russa. Lo stallo di Idlib, ancora occupata dalle forze antigovernative e filoturche, è l’elemento di maggiore preoccupazione, dato che Assad ha più volte dichiarato che la città è territorio siriano. Oltre alla sicurezza delle comunicazioni (Idlib potrebbe costituire un ponte per attacchi futuri, su Aleppo a nord, come verso la parte meridionale del regime), per Damasco il valore simbolico del recupero di una città capofila della rivoluzione e della guerra civile è enorme.

La situazione sul campo resta estremamente confusa, con la Turchia che, oltre a fare pressione su Assad, ha iniziato da settimane mobilitazioni sull’altro fronte, proprio quello curdo.

Qui è in vigore un accordo con la Russia, siglato al termine di un’altra operazione turca in territorio curdo-siriano. Forze militari di Ankara si stanno mobilitando vicino la città di Ain Issa, sotto il fuoco di bombardamenti delle milizie filoturche. La città, posta lungo la strada M4, che arriva fino a Idlib e poi al mare, è di poco oltre la zona di sicurezza congiunta russo-turca definita dall’accordo del 2019. Prenderne il controllo significa tagliare il Nord della Siria in due, ma, soprattutto, isolare Kobane a ovest dal resto delle posizioni curde a est.

Le probabilità di una nuova operazione turca aumentano dal giorno della sconfitta di Trump: Ankara potrebbe temere una nuova svolta statunitense in Medio Oriente che rimetta in discussione l’attuale disimpegno sul fronte curdo da parte americana. Ecco perché, prima dell’insediamento di Biden, potrebbe tentare di alterare sul campo il rapporto di forze a proprio vantaggio (anche perché gli accordi turco-russi sin qui realizzati si basavano proprio sul presupposto di un disimpegno statunitense nell’area). Per ora alle provocazioni e agli attacchi turchi la Russia non ha risposto, i civili sono già in fuga e potrebbe anche sospettarsi un nuovo scambio tra Mosca e Ankara (una nuova operazione nel Nord-Ovest dei Turchi, in cambio del ritiro da Idlib).

Questa ipotesi desta non poche preoccupazioni tra i Curdi siriani, ma anche nella Regione autonoma, che in caso di attacco curdo dovrebbe confrontarsi anche con una nuova ondata di profughi in arrivo da occidente. Oltre al conflitto infra-curdo, che rischia di riaccendersi pericolosamente e sul quale potrebbero nuovamente tentare di approfittare tanto Ankara che Baghdad.

sabato 9 gennaio 2021

Antonio TRogu: Nagorno-Karabakh sarà vera tregua?

 


 

Il 10 novembre, con la mediazione della Russia,  e’ stato firmato un accordo tra Armenia ed Azerbaigian e all'annuncio vi e’ stata la reazione furente di centinaia di armeni, che hanno fatto irruzione nelle sedi del Parlamento e del Governo di Erevan, capitale dell'Armenia, devastando gli uffici e accusando di tradimento il Primo Ministro armeno. Pashinyan. Inoltre questo accordo ha si messo fine ai combattimenti ma renderà complicati i rapporti tra Russia e Turchia.

Secondo le clausole dell’accordo tutte le zone perse nella guerra degli anni ’90 e riconquistare con l’azione bellica dell’ultimo mese e mezzo tornano all’Azerbaigian. Queste zone sono corrispondenti a circa il 15-20% della piccola regione indipendente, che non viene riconosciuta dalla comunità internazionale. Fra queste vi è anche Susha, la seconda città più importante del Nagorno-Karabakh.

All’Armenia restano le posizioni che è riuscita a mantenere e dovrà garantire all’Azerbaigian il collegamento per il transito di persone e merci con la repubblica autonoma di Nakhchivan, enclave azera confinante con l’Armenia e la Turchia.

Putin ha annunciato che Mosca invierà nelle zona un contingente di pace di quasi 2mila militari, 90 blindati e 380 veicoli militari con il compito di vigilare sul cessate il fuoco.

 

Antonio Trogu   trogant@libero.it