domenica 10 marzo 2024

Antonio TRogu. Paesi del Clun dell'Atomo. L'Iran

 


Il 1957 e’l'anno zero del nucleare iraniano infatti, come parte del “Atoms for Peace Program” varato sei anni prima, gli Usa di Eisenhower decidono di donare a Teheran, allora alleato, un piccolo reattore alimentato da uranio altamente arrichito. E' l'epoca d'oro nei rapporti tra i due Paesi e per Reza Pahlavi l'Iran è una potenza mondiale in ascesa, una forza egemonica della regione cui non può mancare, come simbolo di potere e progresso, un programma nucleare.

L’Iran ha ratificato il  Non Proliferation Treaty NTP nel 1970 accettando così  di non dotarsi di armi di distruzione di massa e meno di 5 anni dopo crea l'Organizzazione Iraniana per l'Energia Atomica.

Il know how di ingegneri, fisici e tecnici nucleari iraniani in questa prima fase viene acquisito grazie alla collaborazione fornita da vari Paesi tra i quali la Germania che, in particolare, costruisce due reattori nella località di Bushehr.

A seguito della Rivoluzione Iraniana del 1979 finisce ufficialmente la collaborazione con gli Stati Uniti (e finiscono anche i loro rapporti)   ma la tecnologia approdata negli anni in Iran rimane disponibile. Khomeini condanna come immorale il programma nucleare e decide di chiuderlo; i tecnici che si erano formati all'estero lasciano il Paese cancellando definitivamente il sogno di Reza Pahlavi.

Tuttavia, durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988) Khomeini, ritenendo che Saddam Hussein stesse mettendo a punto un programma nucleare, decide segretamente di ripartire con il programma in precedenza abbandonato, con la Germania che lo aiuta a rimettere in funzione i reattori di Bushehr , danneggiati dai bombardamenti.

Nel 1984 gli Stati Uniti iscrivono l'Iran nella lista degli Stati terroristi e nel 1992 convincono Francia, Germania, Spagna, India e Argentina a non vendere tecnologia e materiale all'Iran. Il know how arriva ora dal Pakistan (da Abdul Qadeer Khan [1]), dalla Libia e dalla Corea del Nord.

 Nell'agosto 1992, i governi di Russia e Iran firmarono un accordo sulla costruzione della centrale nucleare e nel gennaio 1995 stipulano un contratto per completare la costruzione della prima centrale elettrica dell’impianto di Bushehr. I reattori di Bushehr sono del tipo meno pericoloso, ad acqua leggera. In base al contratto tra le agenzie nucleari della Russia e dell’Iran, i russi si erano impegnati a fornire tutto il materiale fissile per i reattori e a riportare in patria il combustibile spento (cioè l’uranio utilizzato nei reattori) per lo stoccaggio o il riprocessamento.

Nell’agosto 2002 viene denunciata, da parte di un gruppo di fuoriusciti iraniani del Mojahedin-e Khalq [2], l’esistenza in Iran di infrastrutture nucleari fino ad allora ignote: centrifughe per arricchire l'uranio a Natanz, un potente reattore ad acqua ad Arak. Mentre accetta gli ispettori dell'Aiea, l'Iran firma un accordo per accelerare i lavori a Bushehr. La collaborazione dell'Iran con l'Aiea è controversa, nel febbraio 2003 l’Aiea ha certificato che le infrastrutture nucleari iraniane erano più grandi e sofisticate di quanto assunto in precedenza.

Nel 2006 il Consiglio di Sicurezza Onu approva un pacchetto di sanzioni e i suoi cinque membri permanenti  Usa, Gran Bretagna, Cina, Francia e Russia  proposero una cornice negoziale per spingere l'Iran a interrompere il programma. Seguirono però anni di stallo.

I lavori della centrale di Bushehr sono stati completati nel 2010 e secondo i piani di Teheran avrebbe dovuto rappresentare la prima di una serie di centrali per la produzione di energia. Sempre lo stesso anno nuove sanzioni Onu e UE  sono portate al tavolo di Losanna e riguardano vendita di armamenti, commercio, transazioni finanziarie e, specificamente sul nucleare, il divieto di investire nella tecnologia anche in Paesi terzi.

Il 2013-2015 sono stati due anni di negoziato, di discussioni, passi avanti e arretramenti, fatiche diplomatiche e conquiste che hanno viaggiato tra Ginevra, Vienna e Losanna.

Dopo due anni di intensi negoziati, il 14 luglio del 2015 viene annunciata la firma del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) [3], noto anche come accordo sul nucleare iraniano. L’intesa è stata raggiunta dall’Iran ed il gruppo 5+1 ,ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ( Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti) più la Germania, oltre all’Unione europea.

Obiettivo primario del JCPOA impedire all’Iran di sviluppare una tecnologia tale da permettergli di costruire ordigni atomici consentendogli nel contempo di proseguire il programma volto alla produzione di energia nucleare ad usi civili. Come conseguenza dell’accordo, all’inizio del 2016 sono state rimosse le sanzioni economiche in precedenza imposte dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dal Consiglio di sicurezza dell’Onu ( emanate con la risoluzione 1747) . In base all’intesa, l’Iran ha accettato di eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento e di tagliare del 98% quelle di uranio a basso arricchimento, portandole a 300 chilogrammi. Per monitorare e verificare il rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) avrà regolare accesso a tutti gli impianti nucleari iraniani. Gli ispettori dell’Aiea potranno accedere ai soli ai siti concordati nel Jcpoa.

L’8 maggio 2018 Donald Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano (Joint Comprehensive Plan Of Action, JCPOA). Con un comunicato dai toni estremamente duri, Trump ha annunciato la reintroduzione delle sanzioni secondarie USA precedentemente sospese.  In risposta a questa decisione l'Iran ha cominciato a ridurre gradualmente i suoi obblighi previsti dall'accordo e dopo la crisi scatenata dalla morte del generale Qassem Soleimani , ucciso in un raid aereo statunitense all’aeroporto di Baghdad il 3 gennaio 2020 ,  ha annunciato di essere pronto a un arricchimento di uranio, che segnerebbe la fine del patto.

Nel mese di marzo i responsabili dell’IAEA hanno affermato  che per la prima volta dal ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare del 2015, il Paese sembra avere accumulato una quantità sufficiente di esafluoruro di uranio, il composto impiegato nei processi di arricchimento, per produrre una singola arma nucleare.

Attualmente non si hanno certezze dalla disponibilità di un’arma nucleare da parte dell’Iran, ma tutti gli analisti concordano che sono ad un passo dall’averla. 



[1]  ingegnere pakistano, figura chiave nel programma pakistano di armi nucleari che è stato anche coinvolto per decenni in un mercato nero di tecnologia nucleare e know-how tra cui centrifughe per l' arricchimento dell'uranio , progetti di testate nucleari , missili ed esperienza venduti o scambiati con l'Iran, la Corea del Nord, la Libia

[2] Mojahedin del Popolo Iraniano o Esercito di Liberazione Nazionale dell'Iran o Mojahedin-e Khalq è la denominazione di un partito politico iraniano, tra i più attivi nell'opposizione al regime teocratico che ha preso il potere in Iran successivamente alla rivoluzione del 1979. Inserite nel 1997dagli Stati Uniti nell’elenco delle organizzazioni terroristiche straniere,  furono rimosse dalla “black list”, nonostante l’organizzazione fosse considerata terrorista non solo da Iran e Iraq, ma anche da Unione europea, Gran Bretagna e Canada

[3] Il Piano d'azione comune congiunto (JCPOA) è un accordo dettagliato di 159 pagine con cinque allegati raggiunti dall'Iran e dal P5 + 1 (Cina Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) il 14 luglio 2015 L'accordo nucleare è stato approvato dalla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, adottata il 20 luglio 2015. Il rispetto da parte dell'Iran delle disposizioni relative al nucleare del JCPOA dovrà essere verificato dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) in base a determinati requisiti stabiliti nella l'accordo.

 

 

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