lunedì 30 marzo 2026

Progetto. Raccolta testimonianze Missioni all'estero.: Paolo Bonan

 

Missione INHERENT RESOLVE – Prima Parthica, Iraq

Train Advice Assist Carabinieri Task Force Baghdad

 Paolo BONAN1


La missione Inherent Resolve è una missione istituita, ed ancora in atto, sulla base delle risoluzioni ONU 2170/15.08.2014 e 2178/27.09.2014, conseguenti alla richiesta di soccorso presentata dal rappresentante permanente dell’Iraq al Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si è così formata una coalizione internazionale composta da 84 nazioni e 5 organizzazioni internazionali per combattere la minaccia dei terroristi di DAESH (acronimo in arabo di Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, in inglese ISIS) operanti in Iraq e Siria. L’Italia partecipa con assetti dell’Esercito, dell’Aviazione Militare e dell’ Arma dei Carabinieri. A quest’ultima è stato affidato il compito di addestrare le forze di polizia irachene nelle loro differenti organizzazioni, FEDERAL e LOCAL. Gli assetti FEDERAL sono spiccatamente orientati ad un inquadramento militare, che li fa assomigliare in qualche modo all’organizzazione mobile dell’Arma dei Carabinieri, mentre la LOCAL Police opera con compiti istituzionali propri della Polizia. L’Arma inoltre aveva già sperimentato in passato, in Iraq, l’addestramento delle Forze di Polizia irachene con la NATO Training Mission, ottenendo il plauso dei locali e soprattutto dei vertici militari degli Stati Uniti d’America. Ho fatto parte del Nucleo Iniziale di Formazione (NIF) di Prima Parthica (nome della missione per il nostro contingente) che aveva il compito di preparare l’assetto logistico per il contingente completo degli istruttori dell’Arma che sarebbe arrivato in teatro qualche mese dopo, ma anche di iniziare subito i corsi per gli allievi poliziotti. Così una parte del NIF si trasferì subito presso la scuola di addestramento speciale della Iraqi Federal Police, situata nei pressi dell’Aeroporto internazionale di Baghdad, per iniziare appunto i corsi, mentre una piccola aliquota di due marescialli (tra cui il sottoscritto), il Comandante della missione ed il suo vice si insediarono presso il Quartier Generale della coalizione, il Combined Joint Task Force presso la base USA “Union 3” all’interno della green zone di Baghdad. Essendo conoscitore della lingua araba, fui assegnato all’ MoI (Ministery of Interior) Advisory Board, che fungeva da collegamento tra la nostra missione addestrativa e la controparte presso il Ministero dell’Interno iracheno. Con l’arrivo del contingente di istruttori in teatro, venni assegnato al C-JOC (Combined Joint Operation Center) della coalizione, il “cervello” operativo di INHERENT RESOLVE. Potendo seguire direttamente le operazioni delle forze irachene durante la liberazione del paese dall’ISIS, ho avuto la possibilità di analizzare il rendimento delle unità di polizia Federale che seguivano le truppe di combattenti e presidiavano i territori liberati, evidenziando eventuali lacune da parte del personale che venivano riferite successivamente ai colleghi istruttori i quali provvedevano ad implementare e perfezionare i programmi di addestramento.

Ci furono ovvie problematiche da risolvere: il numero di allievi aumentava ad ogni corso, e gli accertamenti per verificare l’integrità morale dei partecipanti erano molteplici. Il rischio che tra gli aspiranti allievi si infiltrasse qualche uomo di ISIS per compiere attentati suicidi o semplicemente per acquisire informazioni era molto alto. Più di qualcuno venne respinto perché non garantiva affidabilità. Ricordo che nei primi mesi in teatro la situazione in Iraq era devastante; ISIS aveva il controllo di metà Iraq, era a più o meno 150 km dalla capitale, ed ogni giorno si susseguivano attacchi suicidi, in Baghdad e nelle altre città dell’Iraq. Persino gli spostamenti tra l’HQ e l’aero porto di Baghdad erano da considerare ad alta pericolosità.

Un’altra grossa difficoltà riguardava le condizioni climatiche, perché per molti mesi la temperatura esterna raggiungeva i 55° C e gli orari delle attività addestrative iniziavano all’alba per terminare non oltre le ore 11. Spesso tempeste di sabbia colpivano la città e duravano anche giorni interi.

La missione di addestramento proseguiva positivamente, alternando corsi per la Polizia Federale, con materie spiccatamente militari, o inerenti le tecniche di Ordine Pubblico, grazie ad istruttori provenienti dai reparti della 2^ Brigata Mobile dell’Arma, a quelle per la polizia locale, ove venivano insegnate tecniche di Polizia Giudiziaria da parte di personale proveniente dall’organizzazione territoriale. Il target principale della missione era quello di creare personale di polizia che, una volta impiegato nei territori liberati, fornisse la propria protezione alla popolazione civile, per riportare la società irachena vero la pace e la ricostruzione, cercando di instillare il sentimento del vero poliziotto, al servizio della gente.

Lentamente la coalizione cominciò ad ottenere successi liberando ampie fette di territorio iracheno da DAESH, che lentamente si stava ritirando verso nord. Una delle battaglie più cruenti fu quella per la città di Ramadi, nel cosiddetto triangolo sunnita, cui servirono settimane di combattimenti casa per casa per ottenerne la liberazione.

Ovviamente, più territorio veniva liberato e più cresceva l’esigenza di personale di polizia da impiegare per garantire sicurezza ed evitare infiltrazioni nemiche. L’attività addestrativa proseguiva quindi freneticamente.

Dopo la liberazione della città di Mosul e la conseguente cacciata di DAESH dall’Iraq, la missione Train Advice Assist “Prima Parthica” prosegue le proprie attività addestrative nella città di Erbil, nel Kurdistan iracheno.


1Paolo Bonan, 1965, Carabinieri, Comando Provinciale CC Treviso, Nucleo Investigativo, vice comandante, INHERENT Resolve – Prima Parthica Iraq, Luglio 2015 – Aprile 2016, Maresciallo Aiutante Sostituto Ufficiale Pubblica Sicurezza.

giovedì 19 marzo 2026

Considerazioni sulla guerra in Iran ed alcuni suoi riflessi sulla AI

 


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



La guerra in Iran rischia di avere un forte impatto non solo sull’energia ma anche sulla produzione dei semiconduttori, come la produzione dell’elio essenziale per il controllo del calore di cui non esiste un possibile sostituto.

Il Qatar produce il 38% circa dell’elio mondiale, produzione legata all’estrazione dl gas naturale, ma il Medio Oriente produce anche altri 14 materiali necessari alla produzione dei chip, cambiare fornitore comporta il controllo di rigorosi standard di purezza.

Vi è inoltre il problema del possibile blocco dello stretto di Hormuz e delle relative rotte regionali dei trasporti, l’aumento dei costi dell’energia avrebbe influenza sugli impianti di raffreddamento con conseguente aumento dei costi di fabbricazione dei chip, questo in un momento in cui vi è una crescente domanda legata all’Ai.

Se nel breve periodo vi sono riserve e una qualche diversificazione di fornitori, il prolungarsi della crisi verrebbe ad incidere sulle forniture globali dei materiali ritardando e aumentando i costi di produzione, oltre a modificare gli hub per l’AI come quello già individuato negli Emirati Arabi Uniti.

Risultano pertanto evidenti le problematiche che si aggiungono a quelle evidenziate dai mezzi di informazione relative alla rotte delle compagnie aeree e alle forniture di petrolio e gas, con i relativi aumenti dei costi, che vengono a riflettersi in caduta sulle borse con un impatto immediato.

Quello che risulta a più lungo termine è nei fatti il rapporto con la crescita dell’AI i problemi dei chip e dei costi crescenti per gli impianti di raffreddamento.

Uno stretto intreccio tra geostrategia, politica internazionale, finanza e pianificazione industriale, dove gli attori internazionali giocano ambiguamente su più piani con una UE a sua volta divisa al suo interno e spiazzata.

martedì 10 marzo 2026

Etica coscienza e IA nei conflitti

 


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



L’uso sempre più intenso dell’informatica e adesso anche dell’IA nei conflitti armati, non solo come rete per raccogliere dati e pianificare ma anche direttamente come armi, pone dei problemi etici, giuridici e sociologici da dovere affrontare quanto prima.

Dobbiamo preliminarmente osservare che quando la tecnica aumenta quantitativamente avviene un cambiamento dei fini (eterogenesi dei fini) ossia qualitativo, con la creazione di un nuovo mondo, la tecnica diventa lo scopo, essa riduce la democrazia essendo noi non adeguati alle domande e ai problemi che la stessa tecnica pone si ha il populismo o la disaffezione, dobbiamo considerare che il luogo della decisione è l’unione tra economia e tecnica su uno strato ideologico.

L’etica in occidente si fonda su tre etiche: “Etica cristiana” fondata sull’intenzione, la tecnica viene a limitare l’intenzione non sapendo cosa verrà fatto della tecnica stessa; “Etica kantiana” un’etica antropocentrica, fondata sulla pura ragione dove l’essere umano va trattato sempre come fine mai come mezzo; “Etica della responsabilità” ossia degli effetti (Weber), finché gli effetti sono prevedibili.

Il nazismo eliminando la responsabilità diviene la matrice teorica dell’età della tecnica, portando all’estremo quello che era iniziato con la Grande Guerra e sviluppato praticamente nella Russia sovietica (Gunther), non importa quello che fai, quello che conta è che tu provveda a far funzionare bene l‘apparato ossia che lo rendi efficiente, in altri termini non importa quello che fai ma come lo fai. La tecnica ridotta all’efficienza, alla velocità, all’economicità del tempo, il pensiero come puro calcolante.

Non si può porre limiti alla crescita tumultuosa della tecnica sino ad uno shock che imponga il riesame dei mezzi e dei suoi scopi, interviene una riflessione in quanto perché un’etica funzioni deve esserci una psiche collettiva, occorre quindi educare ma noi viviamo dentro un mondo sempre più algoritmico, in cui vi è un potere morbido che dirige consigliando, si ha l’eterodirezione dei comportamenti, solo nel valutare senza precisi scopi le differenze si può sfuggire alla pressione esercitata.

Nella promessa di una diffusione mediante l’informatica della democrazia si è realizzata nei fatti un calo delle democrazie perfette rispetto alle autocrazie o democrazie imperfette, con una riduzione degli ambiti civici e una crescita della corruzione (CPI-Percezione corruzione nel settore pubblico-Trasparency International – 2025).

Nello sviluppo dell’IA e nella ricerca sperimentale, anche etica, di un suo funzionamento autonomo alla fine di gennaio 2026 si è lanciato Moltbook, social network sperimentale destinato esclusivamente agli agenti IA al fine di vedere come si evolvono senza un intervento umano in un proprio ambiente sociale, dove si discute di cripto-valute, filosofia, politica, ect. In determinate aree predestinate.

A tal fine vengono forniti di un capitale iniziale di cripto-valute (MOLT) con cui interagiscono pagando i servizi, ossia le prestazioni linguistiche ritenute interessanti, inoltre anche all’esterno della piattaforma a fini speculativi, al riguardo si è osservato che non vi è una consapevolezza semantica ed epistemica, creando quindi una epistemia, ovvero l’illusione di sapere, delegando il ragionamento ai modelli linguistici dell’IA.

Nel delegare in futuro le decisioni all’IA, fornita di personalità giuridica, viene a crearsi il problema del passaggio della responsabilità umana all’IA con conseguenze etiche e giuridiche, in campo militare l’IA agendo autonomamente senza problemi etici sembra sollevare l’uomo da qualsiasi responsabilità, superando i limiti dei trattati internazionali e dei codici militari di guerra.

Limiti in parte già superati dall’uso delle armi, quali i droni, fondate su sistemi informatici automatici, limite ulteriormente allargato dall’introduzione dell’IA che nella sua apparente illimitata capacità logica rivela l’automaticità delle azioni, ma senza il costrutto etico che può limitare nel suo rapporto con l’intimo della coscienza la violenza stessa, oltre alla capacità di riflessione e lettura semantica delle azioni, così da evitare le semplici letture statistiche.

Senza peraltro cadere nella estremizzazione di una religione dei diritti priva del contrappeso dei doveri necessaria a saldare la comunità, un equilibrio che non può che nascere da una profonda cultura democratica in relazione al sentire della propria coscienza.

Bibliografia

  • Colombo D., Patologie dell’esperienza. La filosofia di Gunther Anders fra contingenza e tecnica, Nimes 2019;

  • Floridi L., Etica dell’intelligenza artificiale, il Mulino 2022;

  • Floridi L., La quarta rivoluzione, Raffaello Cortina 2017;

  • Galimberti U., Le disavventure della verità, Feltrinelli 2025;

  • Marra R., La religione dei diritti. Durkheim – Jellinek – Weber, Giappichelli 2006;

  • Marra R., L’eredità di Max Weber. Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;

  • Ambriola V. – Gabriel R., Moltbook ci mostra quell’intelligenza artificiale che noi umani fraintendiamo, Avvenire 14/2/2026.