mercoledì 10 agosto 2022

Nicolo Paganelli Analisi Parametrale Giugno 2022 IRAN



 L'Iran è situato in Asia all'estremità est dell'area medio orientale, confina a N con Armenia, Azerbaijan e Turkmenistan, con Pakistan e Afghanistan a E, e Iraq e Turchia a O; è bagnato a N dal Mar Caspio, a S dal Golfo Persico con lo Stretto di Hormuz e a SO dal Golfo di Oman. Il Paese ha una superficie totale di 1.628.792 kmq di cui le foreste occupano 107.518,7 kmq.

Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, si è analizzato l'Iran secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.

Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.

In base alle informazioni raccolte e alle analisi effettuate, l'Iran non è stato, e non lo è attualmente, coinvolto in un conflitto apertamente dichiarato con nessun Stato estero negli ultimi 5-10 anni, nonostante le sempre alte tensioni con USA e Israele, principalmente sulle questioni del nucleare e del supporto alla Siria nella guerra civile, nonché per il sostegno ai palestinesi Hamas e PFLP e a Hezbollah in Libano. L'unico Paese limitrofo attualmente in conflitto aperto con altri Stati è il Pakistan, coinvolto nella guerra del Kashmir contro l'India dal 1947 a oggi (la Cina si defilò nel '63 quando firmò l'accordo sui confini sino-pakistani), con un numero di morti totale di circa 45.000 sommati di tutti gli anni (stima 2020, fonte Center for Systemic Peace). L'aumentare delle tensioni tra Pakistan e India è uno dei principali rischi attuali per la sicurezza globale nell'Indo-Pacifico perché, secondo vari rapporti su situazioni conflittuali nell'area, si teme una possibile futura guerra nucleare tra i due Paesi; Turkmenistan, Afghanistan, Iraq e Turchia non sono attualmente in conflitto aperto con nessuno. La Turchia attualmente effettua operazioni militari nei territori settentrionali siriani e iracheni costituenti il “Kurdistan”, innalzando le tensioni già tese con Siria, Iraq e alcuni Stati occidentali.

In base quindi ai dati raccolti e dalle analisi effettuate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.

In conclusione, l'Iran attualmente è in una condizione stabile in relazione a situazioni conflittuali nell'area.     

mercoledì 20 luglio 2022

Nicolò Paganelli. Analisi parametrale Arzebaigian

 PARAMETRAZIONE A 4 FATTORI


L'Azerbaigian (o Repubblica dell'Azerbaigian) è situato nella regione transcaucasica tra l'Europa orientale ed Asia occidentale, affacciato sul Mar Caspio su tutta la costa est, confina a N con Georgia e Russia, a S con Iran, a O con Armenia e Turchia; la regione autonoma del Naxçivan, exclave facente parte dell'Azerbaigian e sita tra Armenia e Iran, confina appunto a O con la Turchia per circa 17 km. Il Paese ha una superficie totale di 86.600 kmq di cui le foreste occupano 11.317,7 kmq.

Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, contando la lunga guerra nel Nagorno-Karabakh che lo coinvolse apertamente dal 1944 fino al 10 novembre 2020 contro l'Armenia (il primo conflitto è avvenuto dal 1988 al 1994), si è analizzato l'Azerbaigian secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.

Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.

In base ai dati ed alle informazioni raccolte e analizzate, la situazione attuale in Azerbaigian è tornata stabile, a livello conflittuale nell'area, dopo il 10 novembre 2020, quando cessate le ostilità (iniziate ufficialmente nel 1988 con il primo conflitto del Nagorno-Karabakh) con la vittoria dichiarata della vicina Armenia,  in seguito ad accordi e ritiro truppe armene dalla zona di contatto, per cui la Russia ha giocato un ruolo fondamentale nel pacificare diplomaticamente, dispiegando infine proprie forze di Peacekeeping. A oggi nessuno dei Paesi confinanti con l'Azerbaigian, all'inizio citati, è in conflitto aperto con altri Stati. Le attività russe attualmente in corso in territorio ucraino non intendono un conflitto ufficialmente ed apertamente dichiarato, ma trattasi di operazioni militari speciali; viceversa l'Ucraina trovandosi a difendere i propri confini ha dovuto dichiarare “guerra” alla Federazione Russa. La Turchia, pur non essendo ufficialmente in conflitto con nessun Paese, svolge attualmente operazioni militari contro i Curdi nei territori settentrionali di Iraq e Siria. L'Iran mantiene tutt'oggi relazioni tese con USA e Israele, principalmente per le questioni del nucleare e del supporto al Governo siriano nella guerra civile, nonché per il recente sostegno ad alcuni gruppi armati palestinesi quali Hamas e PFLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina).

Dalle analisi quindi effettuate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.

In conclusione, l'Azerbaigian attualmente è in una condizione stabile in relazione a situazioni conflittuali nell'area.

La Sceda di calcolo sarà pubblicata su CESVAM Paers. Info:quaderni,cesvam@istitutonastroazzurro.org

domenica 10 luglio 2022

domenica 19 giugno 2022

Turchia: Unione Europea e NATO


di

Antonio Trogu

 

La Turchia e’ uno Stato dell’Asia occidentale e, in piccola parte, dell’Europa sud-orientale, il cui territorio è diviso in due regioni peninsulari: la Tracia (detta anche Turchia europea), e l’Asia Minore, o Anatolia (con le prospicienti isole di Imbro e Tenedo e altre più piccole), separate dallo Stretto del Bosforo, dal Mare di Marmara e dallo Stretto dei Dardanelli; appartengono alla Turchia, inoltre, una sezione dell’altopiano armeno e il lembo settentrionale della Mesopotamia. La Turchia confina a N con il Mar Nero; a NO con la Bulgaria e la Grecia; a O con il Mar Egeo; a S con il Mare Mediterraneo, la Siria e l’Iraq; a E con l’Iran, l’Armenia e la Georgia.

La Turchia moderna è stata fondata nel 1923 dai resti dell'Impero Ottomano sconfitto dall'eroe nazionale Mustafa KEMAL, che in seguito fu insignito del titolo di Ataturk o "Padre dei Turchi". Sotto la sua guida, il paese ha adottato riforme sociali, legali e politiche radicali. La Turchia è entrata a far parte dell'ONU nel 1945 e nel 1952 è diventata membro della NATO. Nel 1963 la Turchia è diventata membro associato della Comunità Europea.

E’ una Repubblica parlamentare con un parlamento unicamerale, la grande assemblea nazionale composta da 550 membri, eletti per un mandato quadriennale con sistema proporzionale e a maggioranza qualificata nomina anche il presidente della repubblica.

L’attuale Presidente della Turchia e’ Recep Tayyip Ergodan; Erdoğan ha iniziato la sua carriera politica da conservatore con un’identità islamista e negli ultimi anni, con l’obiettivo di ottenere il consenso dell’estrema destra nazionalista (MHP), di cui è dal 2018 alleato,  ha iniziato a utilizzare un retorica fortemente nazionalista, islamista.

Con il varo del sistema presidenziale del 2018 ha accentrato gran parte dei poteri nelle sue mani e controlla il 90% dei media passando da un sistema parlamentare a un potere presidenziale, da un assetto istituzionale laico ereditato da Mustafa Kemal Ataturk, fondatore nel 1923 della repubblica turca moderna sulle rovine dell'impero ottomano, a una linea islamica e autoritaria.

Erdoğan dal 2002 vince le elezioni ma ha subito una bruciante sconfitta nei maggiori centri urbani del paese nelle elezioni locali del marzo 2019.

La Turchia ha ottenuto lo status di paese candidato in seguito al Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999.

Nella riunione del 16 e 17 dicembre 2004 il Consiglio europeo ha deciso che la Turchia soddisfaceva sufficientemente i criteri per l'avvio dei negoziati di adesione.

I negoziati di adesione sono stati avviati nell'ambito di una conferenza intergovernativa (CIG) il 3 ottobre 2005. Il 3 ottobre 2005 il Consiglio ha inoltre convenuto un quadro di negoziazione con la Turchia.

Il 18 febbraio 2008 il Consiglio ha adottato il partenariato per l'adesione riveduto con la Turchia.

Il 29 novembre 2015 i capi di Stato o di governo dell'UE hanno tenuto una riunione con la Turchia che ha segnato una tappa importante nello sviluppo delle relazioni UE-Turchia e negli sforzi di gestione della crisi migratoria.

L'UE e la Turchia hanno deciso di rilanciare il processo di adesione della Turchia all'Unione europea. Il dialogo ad alto livello tra le due parti è stato rafforzato attraverso incontri più frequenti e strutturati.

Il 7 marzo 2016 i capi di Stato o di governo dell'UE hanno tenuto una riunione con la Turchia per rafforzare la cooperazione riguardo alla crisi migratoria e dei rifugiati.

Nella riunione del Consiglio europeo del 19 ottobre 2017, i leader dell'UE hanno tenuto un dibattito sulle relazioni con la Turchia. 

I leader hanno discusso della Turchia anche in occasione della riunione informale del febbraio 2018. Nel marzo 2018 il Consiglio europeo ha condannato fermamente le continue azioni illegali della Turchia nel Mediterraneo orientale e nel mar Egeo.

Il 26 marzo 2018 i leader dell'UE hanno ospitato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan nella residenza Evksinograd a Varna, in Bulgaria. L'UE era rappresentata da Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, da Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, e da Boyko Borissov, primo ministro della Bulgaria.

I leader hanno tenuto una discussione sulle relazioni UE-Turchia e sulle prospettive future, le discussioni hanno riguardato:

·           la cooperazione in materia di gestione dei flussi migratori

·           l'interesse condiviso nella lotta al terrorismo

·           lo Stato di diritto in Turchia

·           le recenti azioni della Turchia nel Mediterraneo orientale e nel mar Egeo

·           il coinvolgimento della Turchia in Siria

Nel giugno 2019 il Consiglio europeo ha espresso seria preoccupazione per le attività di trivellazione illegali della Turchia nel Mediterraneo orientale e ha sottolineato l'impatto negativo di tali azioni nell'intero ambito delle relazioni UE-Turchia.

Nell'ottobre 2019 i leader dell'UE hanno discusso delle relazioni con la Turchia, anche alla luce dell'azione militare della Turchia nel nord-est della Siria.

Nel dicembre 2019 i leader dell'UE hanno discusso delle relazioni con la Turchia, alla luce delle azioni turche nel Mediterraneo orientale e nel mar Egeo. Hanno denunciato il memorandum d'intesa Turchia-Libia sulla delimitazione delle giurisdizioni marittime e ribadito la loro piena solidarietà a Grecia e Cipro su tale questione.

Nell'aprile e agosto 2020 alcuni Stati membri hanno sollevato la questione del deterioramento della situazione nel Mediterraneo orientale e delle relazioni con la Turchia. L'1 e 2 ottobre 2020 il Consiglio europeo ha ribadito piena solidarietà a Grecia e Cipro e sottolineato che è nell'interesse strategico dell'UE avere un contesto stabile e sicuro nel Mediterraneo orientale e sviluppare relazioni di cooperazione reciprocamente vantaggiose con la Turchia.

Nel novembre 2020, in occasione della loro videoconferenza, i leader dell'UE hanno nuovamente condannato l'azione unilaterale della Turchia nel Mediterraneo orientale. Nel dicembre 2020 il Consiglio europeo ha preso atto del ritiro della nave Oruç Reis da parte della Turchia e ha insistito su un allentamento costante delle tensioni in modo da rendere possibile la rapida ripresa dei colloqui esplorativi diretti tra Grecia e Turchia. I leader dell'UE hanno anche ribadito l'interesse strategico dell'UE a sviluppare relazioni di cooperazione reciprocamente vantaggiose con la Turchia e hanno sottolineato l'importanza di mantenere aperti i canali di comunicazione tra l'UE e la Turchia.

In occasione della videoconferenza del marzo 2021, i leader dell'UE hanno accolto con favore l'allentamento delle tensioni nel Mediterraneo orientale e invitato la Turchia ad astenersi da nuove provocazioni o azioni in violazione del diritto internazionale.

Ma i negoziati per l’ammissione della Turchia all’UE sono da tempo congelati e le relazioni ufficiali tra Turchia e Unione Europea, stanno  attraversando una fase di difficoltà.

Negli ultimi anni i governi del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) di Recep Tayyip Erdogan hanno adottato in politica estera un approccio sempre più marcatamente populista, di cui la retorica antioccidentale è diventata progressivamente una componente centrale. Da considerare poi la crisi dei rifugiati che ha rappresentato una leva negoziale fortissima per Erdogan nei rapporti con l’UE, anche sotto il profilo finanziario.

Uno dei principali strumenti geopolitici in mano a Erdoğan è il controllo delle frontiere verso l’Europa. Osservando gli avvenimenti degli ultimi anni emerge una strategia ben pianificata Erdoğan, “agendo” sui confini, è stato capace di delineare nuove traiettorie migratorie, ribaltare i rapporti di forza, esasperare la crisi umanitaria (prima lungo le coste greche e la rotta balcanica, poi lungo il confine turco-siriano), e imporre nuove politiche agli Stati europei, oggi tutti su una posizione difensiva.

Presidente di un paese membro della NATO, capo della Fratellanza Musulmana, in passato alleato di Israele e ora acerrimo nemico dello stato ebraico, avversario di Putin in Siria e in Libia ma comunque con un canale diplomatico aperto con il Cremlino ha cambiato spesso le sue posizioni, soprattutto in politica estera, dove sembra utilizzare uno scacchiere a geometria variabile in base alle convenienze.

La Turchia sembra essere sempre più lontana dall’Occidente, alla base vi e’ la delusione nei confronti degli alleati occidentali e le critiche verso quello che è stato considerato il “double standard” di Bruxelles nel processo di adesione della Turchia all’Unione europea, il sostegno statunitense alle forze curde nella lotta allo Stato islamico in Siria, la mancata estradizione di Fetullah Gulen, il predicatore islamico da decenni residente negli Stati Uniti e ritenuto responsabile del fallito golpe. Questo ha spinto la Turchia verso una più stretta convergenza con la Russia, anche in un settore altamente sensibile come quello della difesa. Dal canto suo, Mosca ha avuto buon gioco nel cercare di attrarre Ankara nella propria sfera di influenza o quanto meno cercare  di allentare le alleanze statunitensi, che nell’ambito della sicurezza e della difesa includono la Turchia in qualità di membro della NATO. L’acquisto del sistema di difesa missilistico S-400 dalla Russia nel 2017 ha accresciuto le tensioni con Washington, preoccupata per le possibili interferenze russe con il sistema di difesa NATO. Ciò ha portato all’espulsione di Ankara dal programma di sviluppo degli F-35 e a sanzioni statunitensi al settore della difesa turco sulla base del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA) del 2017, che prevede misure restrittive nei confronti di tutti i Paesi che acquistano componenti di difesa dalla Russia.

Su questo sfondo, l’antiamericanismo è cresciuto in ampi strati della società turca e di pari passo si è ridotto il sostegno nei confronti dell’Alleanza Atlantica. D’altro canto, l’interrogativo su dove sta andando la Turchia è una domanda che spesso negli ultimi anni si sente al di là dell’Atlantico e a Bruxelles, dove i negoziati per l’adesione di Ankara all’Unione Europea sono bloccati da tempo. Senza dubbio il perseguimento di una autonomia strategica da parte della Turchia, accompagnato da una politica estera assertiva nel suo vicinato mediterraneo e mediorientale, è stato fonte di non pochi contrasti con gli alleati occidentali.

Nel momento in cui l'attenzione del mondo è focalizzata sull'invasione russa dell'Ucraina e su come isolare la Russia finanziariamente, politicamente e diplomaticamente, la Turchia ha intrapreso un percorso di equilibrio unico. Ankara è stato l'unico membro della NATO che non ha aderito ad alcuna sanzione contro la Russia .

Anche l'opinione pubblica sembra sostenere la politica del presidente Recep Tayyip Erdogan sul conflitto. In effetti, le percezioni della NATO in Turchia sono piuttosto negative, anche in un momento in cui paesi come la Finlandia e la Svezia hanno chiesto di aderire all'organizzazione.

La Turchia di Erdogan non ha fretta di vedere una NATO rafforzata,  attualmente potrebbe essere più vicina nello spirito alla Russia di Putin di quanto non lo sia alle nazioni democratiche del mondo occidentale. L'affinità tra leader autoritari e autocrazie non va sottovalutata. La NATO rafforzata e rinvigorita non sembra essere una priorità per Erdogan.

La posizione di Ankara ha anche scatenato un dibattito sull'adesione della Turchia alla NATO. "La Turchia è un membro della NATO, ma sotto Erdogan non aderisce più ai valori che stanno alla base di questa grande alleanza",  ha affermato il 18 maggio un editoriale del Wall Street Journal.  
In questa situazione  il segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg, in una conversazione telefonica con il presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha affermato che la Turchia è un importante paese della NATO con un'importanza strategica per quanto riguarda l'Europa, la Russia, l'Iraq e la Siria". In una intervista al quotidiano tedesco Bild, ha ricordato le preoccupazioni della Turchia per l'adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO.  "Le domande di adesione di due paesi sono un momento storico che dobbiamo accogliere. La partecipazione rafforzerà tutti noi, non solo Finlandia e Svezia", ha affermato Stoltenberg  ricordando che i paesi della NATO, anche la Svezia, la Finlandia e l'UE considerano il PKK come un'organizzazione terroristica.

E’ evidente che la guerra in Ucraina ha dato alla Turchia l’occasione di trovarsi al centro di una intensa attività diplomatica sul piano internazionale potendo così riavviare rapporti logorati da frizioni e divergenze, soprattutto con gli alleati occidentali, nonché di uscire dall’angolo in cui è stata negli ultimi anni anche a causa di una politica estera particolarmente assertiva sul piano regionale. Da Bruxelles,  dalle capitali europee e da Washington sono giunti sostegno e plauso per l’azione diplomatica di Ankara nel conflitto ucraino, mentre si sono intensificati i contatti tra Erdoğan, perno della mediazione turca, e diversi leader mondiali. Si tratta certamente di un risultato importante per il leader turco in un’ottica di prestigio sul piano internazionale, ma anche di riavvicinamento ai partner della NATO ma questo riavvicinamento rischia di bloccarsi di fronte alla richiesta di adesione di Finlandia e Svezia, che il presidente turco ha fino a due giorni fa,  esplicitamente dichiarato di non sostenere a dispetto del favore di tutti gli altri partner.

Nel corso del vertice NATO di Madrid del 28 giugno 2022 la Turchia ha ritirato il veto per l’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia. I tre Paesi hanno firmato un memorandum d’intesa. La firma è avvenuta alla presenza del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, del presidente finlandese Sauli Niinisto e della premier svedese Margaret Andersson, al termine di una riunione durata quasi quattro ore.

La Turchia è un alleato della NATO dal 1952 e ospita il comando delle forze terrestri della NATO a Smirne, nonché il radar AN/TPY-2 come parte della difesa missilistica della NATO
, le forze di terra turche hanno continuato una revisione nell'ambito del programma "Force 2014" con l'intento di produrre una forza del 20-30% più piccola, più altamente addestrata, caratterizzata da maggiore mobilità e potenza di fuoco e capace di operazioni congiunte e combinate la Marina turca è una potenza navale regionale che vuole sviluppare la capacità di proiettare potenza oltre le acque costiere della Turchia ed è fortemente coinvolta nelle operazioni NATO, multinazionali e ONU; i suoi ruoli includono il controllo delle acque territoriali e la sicurezza delle linee di comunicazione marittime. L'aviazione turca ha adottato un "Concetto di difesa aerospaziale e missilistica" nel 2002 e sta sviluppando un sistema integrato di difesa missilistica; con una mossa controversa, ha acquistato il sistema di difesa aerea russo S-400 per circa 2,5 miliardi di dollari nel 2019. Inoltre negli ultimi anni ha assunto crescenti responsabilità internazionali di mantenimento della pace, incluso il mantenimento di una forza sostanziale sotto la NATO in Afghanistan fino al ritiro nel 2021 e,  negli ultimi anni, ha costruito basi militari di spedizione in Qatar, Somalia, Cipro settentrionale e Sudan.

La Turchia porta avanti disegni politici autonomi e gioca su tutti i tavoli. E l’atteggiamento nella guerra in Ucraina non fa eccezione. Da un lato la Turchia arma Kyiv da ben prima dell’invasione russa; ciononostante, Erdogan, soprattutto dopo il compromesso raggiunto in Siria sulla sostanziale accettazione del legittimo governo di Damasco a lungo avversato e gli accordi energetici siglati con Mosca, da tempo cerca l’intesa con Vladimir Putin. Ankara si è però unita alle condanne della Nato per l’aggressione ma non ha appoggiato le sanzioni contro Mosca, tanto che la Russia non ha inserito la Turchia nell’elenco delle nazioni “ostili” che include tutti i membri dell’Ue e del Patto Atlantico

Secondo la tesi sostenuta in un recente editoriale del New York Times, Recep Tayyip Erdogan è un alleato sempre più inaffidabile per il blocco euroatlantico. L’atteggiamento ostruzionista del presidente turco sull’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato è solo l’ultimo esempio del suo schema di ‘gioco’. Ora il suo obiettivo è diventare gran mediatore ed eventuale garante di un accordo tra Russia e Ucraina, con lo sguardo però rivolto alle elezioni del 2023 in cui cerca la riconferma. Infatti, con un sostegno interno in calo, in un momento in cui la Turchia sta entrando in un ciclo elettorale critico, Erdogan sta cercando un profilo internazionale più alto per dimostrare il suo ruolo globale agli elettori turchi.

 

 

martedì 31 maggio 2022

Afganista. SCheda Paese

 

AFGHANISTAN – NOTA

 Nicolò Paganelli

L'Afghanistan è situato tra Asia Centrale e Meridionale e, privo di sbocchi sul mare, confina a N con Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan, con la Cina a NE, il Pakistan a E e S, e l'Iran a O; il Paese ha una superficie totale di 652.864 kmq di cui le foreste occupano 12.084,4 kmq.

Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, avendo bene a mente il cambiamento radicale avvenuto da agosto 2021, si è analizzato l'Afghanistan secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.

Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.

Dalle analisi effettuate, l'Afghanistan non è stato, e non lo è attualmente, coinvolto in un conflitto apertamente dichiarato con nessun Stato estero, nonostante abbia visto sul suo territorio lunghe guerre (l'ultima conclusasi al termine di agosto 2021). L'unico Paese limitrofo attualmente in conflitto è il Pakistan, coinvolto nella guerra del Kashmir contro l'India dal 1947 a oggi (la Cina si defilò nel '63 quando firmò l'accordo sui confini sino-pakistani), con un numero di morti totale di circa 45.000 sommati di tutti gli anni (fonte Center for Systemic Peace). L'aumentare delle tensioni tra Pakistan e India rappresenta uno dei principali rischi attuali per la sicurezza globale nell'Indo-Pacifico perché, secondo vari rapporti su situazioni conflittuali nell'area, si teme una possibile futura guerra nucleare tra i due Paesi. La Cina non è in conflitto aperto con nessuno, ma l'acuirsi della crisi con l'India per le zone di confine (Kashmir-Ladakh) con scontri sempre più duri tra i due rispettivi eserciti, fa temere un prossimo conflitto tra i due Paesi. Uzbekistan e Tagikistan non sono in conflitto aperto con nessuno, ma si verificano comunque frequenti schermaglie sui confini uzbeko-tagiko e tagiko-kirghiso. Iran e Turkmenistan non sono attualmente in conflitto aperto con nessuno.

In base ai dati raccolti e dalle analisi effettuate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.

In conclusione, l'Afghanistan attualmente è in una condizione stabile in relazione a situazioni conflittuali nell'area.     

giovedì 19 maggio 2022

Iran: la visione italiana dello staoto sciita.




I l Comparto informativo ha poi svolto un attento monitoraggio della complessa e articolata situazione della Repubblica Islamica dell’Iran sui piani sia delle questioni interne al regime sia degli aspetti securitari iraniani relativi alla postura regionale e alle attività di proliferazione nucleare e missilistica. 

Per quanto attiene al primo aspetto, nel 2021 il Paese sciita ha sofferto crescenti difficoltà economiche dovute all’onda lunga della pandemia e all’incidenza delle sanzioni internazionali che hanno isolato l’Iran soprattutto dai mercati occidentali. In tale contesto le elezioni presidenziali di giugno hanno portato al potere le fazioni più conservatrici, in uno scenario che ha registrato un malcontento popolare sfociato a novembre in massicce proteste nell’Iran sud-occidentale (specie a Isfahan), complice anche la strutturale carenza di risorse idriche. Sul piano regionale sono rimaste sotto stretto monitoraggio le attività condotte da Teheran in direzione soprattutto di Iraq, Siria e Libano, specie in ragione del sostegno iraniano in quei contesti verso gruppi locali di matrice prevalentemente sciita. 

Particolarmente rilevante è poi apparsa l’interlocuzione avviata tra Iran e Arabia Saudita, per valutare un eventuale ripristino dei rapporti bilaterali e una soluzione politica del conflitto yemenita. Significativi, anche, gli sviluppi in tema di nucleare alla luce della ripresa delle trattative indirette a Vienna tra Iran e Stati Uniti per il rilancio del Joint Comprehensive Plan of Action. 

Dopo una fase di stallo dovuta al cambio di Governo iraniano, i negoziati sono ripresi a fine novembre malgrado permangano importanti incognite relative soprattutto agli avanzamenti tecnologici in ambito nucleare ottenuti da Teheran in seguito alla disapplicazione di diverse clausole dell’accordo come ritorsione alle sanzioni USA.


 Fonte. Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza 2021. Febbraio 2022

lunedì 9 maggio 2022

Rivista QUADERNI, Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3 20° della Rivista. CESVAM REPORT Settembre 2021 Agosto 2021

 


SOMMARIO

Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,

20° della Rivista “Quaderni”

www.istitutodelnastroazzurro.it

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

www.cesvam.org

 

CESVAM REPORT.  SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021

 

1.      INTRODUZIONE

La necessità di un Report.

 

2.      STRUTTURA DEL CESVAM

a.       Istituto del Nastro Azzurro Ente Morale

Statuto; Regolamento

b.      Lo Statuto del CESVAM

c.       Il Regolamento del CESVAM

d.      Il Verbale  costitutivo del CESVAM del Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro

 

3.      ATTIVITA’ DEL CESVAM

Editoria

a.       La Emeroteca del CESVAM

b.      L’Archivio-Biblioteca del CESVAM

c.       I Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione

Ricerca

d.      Le attività in essere.

e.       La Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”

f.        I “Quaderni On Line”

g.      I Blog di carattere storico, estensione di ricerca

h.      I Blog di carattere geografico, estensione di ricerca

i.        I Blog di carattere associativo e divulgativo

j.        I CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni

k.      I Libri della Collana del Nastro Azzurro”

Didattica

l.        L’Attività didattica per Master di 1° e 2° Livello

m.    L’Attività didattica per Corsi di Formazione

Divulgazione

n.      Il Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione

o.      La Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi

p.      I Convegni e le Conferenze

q.      Gli “Incontri con l’Autore”

r.       Collaborazione con Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto

 

4.      CONCLUSIONE

. Lineamenti per il futuro

5.      IL PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO

 

Nota redazionale:

Questo numero della Rivista “QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3° della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.

(massimo coltrinari)

 

I di Copertina: Lo stemma del CESVAM

 


Info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

Il presente numero può essere richiesto gratuitamente in formato digitale. Su carta (fino ad esaurimento  copie ed addebito spese postali)   previo versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro  10 a copia a colori da versare su conto corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro  oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza Madonna di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.

lunedì 25 aprile 2022

Societa Tarquiniense di Arte e Storia

 Cari Soci e Amici, 

vi aspettiamo sabato 30 aprile, alle ore 17,30, nella sala Sacchetti di Palazzo dei Priori, al civico 4 di via dell’Archetto, Tarquinia, per il primo dei due appuntamenti di geopolitica con esperti del settore. La nuova iniziativa culturale della Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS) in collaborazione con l’associazione Omnia Tuscia, si intitola “Una finestra sul mondo”.



“La Turchia e il Mediterraneo nel nuovo contesto internazionale” è il titolo di questo appuntamento,  dedicato al Medio Oriente, con particolare riferimento al confronto strategico e religioso fra Arabia Saudita e Iran e al ruolo della Turchia che mira a diventare potenza regionale nell’area del Mediterraneo Orientale. A parlarne, Mario Boffo, ambasciatore d’Italia a Riad dal 2013 al 2016 e socio di Omnia Tuscia; il giornalista Lorenzo Vita, autore del libro “L’onda turca. Il risveglio di Ankara nel Mediterraneo allargato” (Historica Giubilei Regnani, 2021); la scrittrice Antonella Colonna Vilasi che ha pubblicato “I servizi segreti mondiali. Nuove sfide e prospettive future” (Youcanprint 2020). 

Cordiali saluti

La Segreteria della Società Tarquiniense d’Arte e Storia

 

 

martedì 19 aprile 2022

Iraq. La visione italiana della situazione irakena



 Specifico focus intelligence è stato dedicato all’Iraq, alla luce della presenza del contingente italiano impiegato nella Missione internazionale anti-DAESH e nella Missione NATO in Iraq, della quale l’Italia assumerà il Comando a partire dal prossimo maggio. 

Le elezioni politiche di ottobre, le quinte dal 2003, hanno fotografato un Paese politicamente frammentato, polarizzato lungo linee etniche e confessionali e in cui è andato registrandosi anche un crescente malcontento delle piazze, evidenziato dalla bassa affluenza alle urne e da proteste dei segmenti più giovani della popolazione contro le diseguaglianze socio-economiche, la mancata erogazione dei servizi essenziali e le percepite ingerenze esterne. 

Particolare attivismo dell’Iraq si è avuto in politica estera specie nelle vesti di attore mediatore e promotore di nuove forme di dialogo nel quadrante. Oltre al rilancio del Dialogo Strategico USA-Iraq, Baghdad ha infatti ospitato un’importante Conferenza regionale per la cooperazione e il partenariato in Medio Oriente, facilitato l’avvio di colloqui bilaterali tra Iran e Arabia Saudita, avviato un nuovo partenariato con Giordania e Egitto, e sostenuto la soluzione diplomatica della crisi siriana. 

Sul piano della sicurezza, poi, sono rimaste all’attenzione dell’intelligence le attività dei gruppi estremisti sunniti, in particolare di DAESH che ha progressivamente aumentato frequenza ed entità degli attacchi in gran parte del territorio iracheno (soprattutto nei Governatorati centro-settentrionali), e delle locali milizie paramilitari sciite, specie per le attività ostili condotte contro gli assetti militari USA nel Paese, anche dislocati nelle basi in uso alla Coalizione internazionale


Fonte: Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza. 2021.  Febbraio 2022

sabato 9 aprile 2022

Siria: la visione della situazione siriana a Febbraio 2022

 In continuità con gli anni precedenti, dedicato e puntuale monitoraggio informativo è stato riservato alla Siria.


 Pur in un quadro di sicurezza ancora precario, i gruppi di opposizione armata non sono parsi in grado di ambire al rovesciamento del regime damasceno che, nel corso del 2021, ha consolidato il proprio controllo sul Paese, sia sul piano militare grazie al sostegno di Russia e Iran, che su quello politico a seguito della conferma a un ulteriore mandato settennale del Presidente Assad con le elezioni di maggio. A fronte di ciò, nuove escalation sono possibili soprattutto in quei territori che permangono fuori dalla sovranità di Damasco o dove il Governo non esercita un pieno controllo per la presenza di milizie o gruppi armati di varia natura. Permangono infatti all’attenzione gli sviluppi nelle aree di Idlib, dove l’accordo di cessate-il-fuoco viene ripetutamente violato da entrambe le parti, e di Dara’a dove, in estate, si sono verificate nuove, violente proteste anti-regime. 

Nel 2021 si è confermata in Siria l’attualità della minaccia jihadista dovuta soprattutto alle attività di DAESH, che si è riorganizzato come gruppo insorgente operativo nelle aree desertiche centrali del Paese, e dei gruppi filo-qaidisti come Hayat Tahrir al Sham e qaidisti come Tanzim Hurras al Din, entrambi operativi nell’area di Idlib. Sul piano internazionale, nella seconda parte dell’anno, a fronte degli scarsi progressi ottenuti dal Comitato Costituzionale onusiano, è emersa una maggiore propensione dei Paesi arabi ad assumere un atteggiamento pragmatico e di apertura verso Damasco, anche nell’ottica di arginare la presenza di Iran e Turchia nell’area. Nel complesso, le prospettive di normalizzazione del contesto siriano dipenderanno anche dall’effettivo avvio di un programma di ricostruzione infrastrutturale che permetta un recupero delle minime condizioni socio-economiche del Paese e il ricollocamento La crisi tra Israele e le fazioni armate di Gaza Nei primi giorni di maggio si sono registrati gravi scontri nel quartiere di Gerusalemme Est Sheikh Jarrah, in relazione allo sfratto di famiglie palestinesi da abitazioni acquistate da privati israeliani. In concomitanza con la fine del Ramadan e con le restrizioni imposte dalle Autorità di sicurezza ebraiche ai fedeli di Gerusalemme Est e a quelli provenienti dalla Cisgiordania, le violenze si sono estese, in un rapido effetto domino, a tutto lo scacchiere palestinese, interessando le aree intorno alla Spianata delle Moschee e determinando il conflitto aperto tra Israele e i gruppi armati di stanza a Gaza. 

Negli undici giorni di scontri, Hamas ha dimostrato elevate capacità militari con il lancio di più di 4000 razzi verso i centri abitati israeliani e l’uso di tattiche innovative (lanci multipli, simultanei e con diversi archi balistici). Le fazioni gazawi hanno fatto uso di razzi con gittate diverse, taluni prodotti in loco in sostanziale autonomia; altri, assemblati con materiale più sofisticato e, in parte, importato; altri ancora equipaggiati interamente con componenti estere. Quanto a Israele, l’operazione Guardians of the Wall ha visto l’avvio di vasti bombardamenti aerei sulla Striscia di Gaza, intesi a colpire molteplici obiettivi (arsenali, tunnel, sedi istituzionali), compresi elementi di spicco di quell’organizzazione. La tregua, raggiunta il 21 maggio, ha lasciato aperti e irrisolti la definizione dei rapporti tra Israele e Hamas ma, anche, l’andamento delle complesse relazioni intra-palestinesi. dei circa 13 milioni di siriani che risultano profughi o sfollati a causa del conflitto.

FOnte Relazione annual sulla Politica dell?informazione per la Sicurezza 2021. Febbraio 2022.

mercoledì 30 marzo 2022

La crisi tra Israele e le fazioni armate di Gaza

 Nei primi giorni di maggio si sono registrati gravi scontri nel quartiere di Gerusalemme Est Sheikh Jarrah, in relazione allo sfratto di famiglie palestinesi da abitazioni acquistate da privati israeliani. In concomitanza con la fine del Ramadan e con le restrizioni imposte dalle Autorità di sicurezza ebraiche ai fedeli di Gerusalemme Est e a quelli provenienti dalla Cisgiordania, le violenze si sono estese, in un rapido effetto domino, a tutto lo scacchiere palestinese, interessando le aree intorno alla Spianata delle Moschee e determinando il conflitto aperto tra Israele e i gruppi armati di stanza a Gaza. 

Negli undici giorni di scontri, Hamas ha dimostrato elevate capacità militari con il lancio di più di 4000 razzi verso i centri abitati israeliani e l’uso di tattiche innovative (lanci multipli, simultanei e con diversi archi balistici). Le fazioni gazawi hanno fatto uso di razzi con gittate diverse, taluni prodotti in loco in sostanziale autonomia; altri, assemblati con materiale più sofisticato e, in parte, importato; altri ancora equipaggiati interamente con componenti estere. 

Quanto a Israele, l’operazione Guardians of the Wall ha visto l’avvio di vasti bombardamenti aerei sulla Striscia di Gaza, intesi a colpire molteplici obiettivi (arsenali, tunnel, sedi istituzionali), compresi elementi di spicco di quell’organizzazione. La tregua, raggiunta il 21 maggio, ha lasciato aperti e irrisolti la definizione dei rapporti tra Israele e Hamas ma, anche, l’andamento delle complesse relazioni intra-palestinesi.


Fonte:Relazione Annuale Sulla Politica dell'Informazione  per la Sicurezza.2021  Febbraio 2022 

mercoledì 9 marzo 2022

Pakistan: L'IS rivendica un attentato in una moschea sciita.

 


Il 5 marzo 2022 un attacco ad una moschea  che ha provocato la morte di oltre 60 persone ed i feriti solo oltre 200. Si tratta dell’attentato più sanguinoso dal luglio 2018 quando in un comizio in Balochistan morirono almeno 149 persone. Come in questo ultimo caso, anche in questo la rivendicazione è dell’ISIS.

Questo attentato si è svolto nella città  di Pakttunkhwa, capoluogo della provincia di Khyber nella parte nord occidentale di Pashawar. Secondo le prime testimonianzee raccolte  ha operato un solo terrorista, munito di giubbotto esplosivo. Inizialmente ha ucciso due poliziotti a colpi di pistola, poi è entrato nella moschea  sciita, in e si è fatto esplodere. Questo attentato ricorda un altro porta alla scuola militare pubblica della stessa città in cui perirono nel 2014 145 persone. La rivendicazione del sedicente stato islamico in un paese mussulmano rileva come L?ISIS ( o IS) è ancora attivo.