Blog di sviluppo per l'approfondimento della Geografia Politica ed Economica attraverso immagini, cartine, grafici e note.Atlante Geografico Statistico Capacità dello Stato.Parametrazione a 100 riferito al Medio Oriente. Spazio esterno del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro. (info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
mercoledì 31 agosto 2022
sabato 20 agosto 2022
mercoledì 10 agosto 2022
Nicolo Paganelli Analisi Parametrale Giugno 2022 IRAN
L'Iran è situato in Asia all'estremità est dell'area medio orientale, confina a N con Armenia, Azerbaijan e Turkmenistan, con Pakistan e Afghanistan a E, e Iraq e Turchia a O; è bagnato a N dal Mar Caspio, a S dal Golfo Persico con lo Stretto di Hormuz e a SO dal Golfo di Oman. Il Paese ha una superficie totale di 1.628.792 kmq di cui le foreste occupano 107.518,7 kmq.
Tenendo
conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione
attuale che caratterizza il Paese, si è analizzato l'Iran secondo 4 parametri,
numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1)
“Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici
dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10
anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso
criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti
attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la
stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto
rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel
conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7)
“Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.
Esaminare
i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in
cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la
probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi
confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato
vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica
nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle
rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia
dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da
foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative
problematiche.
In
base alle informazioni raccolte e alle analisi effettuate, l'Iran non è stato,
e non lo è attualmente, coinvolto in un conflitto apertamente dichiarato con
nessun Stato estero negli ultimi 5-10 anni, nonostante le sempre alte tensioni
con USA e Israele, principalmente sulle questioni del nucleare e del supporto
alla Siria nella guerra civile, nonché per il sostegno ai palestinesi Hamas e
PFLP e a Hezbollah in Libano. L'unico Paese limitrofo attualmente in conflitto
aperto con altri Stati è il Pakistan, coinvolto nella guerra del Kashmir contro
l'India dal 1947 a oggi (la Cina si defilò nel '63 quando firmò l'accordo sui
confini sino-pakistani), con un numero di morti totale di circa 45.000 sommati
di tutti gli anni (stima 2020, fonte Center for Systemic Peace).
L'aumentare delle tensioni tra Pakistan e India è uno dei principali rischi
attuali per la sicurezza globale nell'Indo-Pacifico perché, secondo vari
rapporti su situazioni conflittuali nell'area, si teme una possibile futura
guerra nucleare tra i due Paesi; Turkmenistan, Afghanistan, Iraq e Turchia non
sono attualmente in conflitto aperto con nessuno. La Turchia attualmente
effettua operazioni militari nei territori settentrionali siriani e iracheni
costituenti il “Kurdistan”, innalzando le tensioni già tese con Siria, Iraq e
alcuni Stati occidentali.
In
base quindi ai dati raccolti e dalle analisi effettuate si è poi sviluppato uno
Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri
utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui
essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese
in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in
cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno
scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle
debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un
“circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e
resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.
In
conclusione, l'Iran attualmente è in una condizione stabile in relazione a
situazioni conflittuali nell'area.
domenica 31 luglio 2022
mercoledì 20 luglio 2022
Nicolò Paganelli. Analisi parametrale Arzebaigian
PARAMETRAZIONE A 4 FATTORI
L'Azerbaigian (o Repubblica dell'Azerbaigian) è situato nella regione transcaucasica tra l'Europa orientale ed Asia occidentale, affacciato sul Mar Caspio su tutta la costa est, confina a N con Georgia e Russia, a S con Iran, a O con Armenia e Turchia; la regione autonoma del Naxçivan, exclave facente parte dell'Azerbaigian e sita tra Armenia e Iran, confina appunto a O con la Turchia per circa 17 km. Il Paese ha una superficie totale di 86.600 kmq di cui le foreste occupano 11.317,7 kmq.
Tenendo conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione attuale che caratterizza il Paese, contando la lunga guerra nel Nagorno-Karabakh che lo coinvolse apertamente dal 1944 fino al 10 novembre 2020 contro l'Armenia (il primo conflitto è avvenuto dal 1988 al 1994), si è analizzato l'Azerbaigian secondo 4 parametri, numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.
Esaminare i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità nella gestione delle relative problematiche.
In base ai dati ed alle informazioni raccolte e analizzate, la situazione attuale in Azerbaigian è tornata stabile, a livello conflittuale nell'area, dopo il 10 novembre 2020, quando cessate le ostilità (iniziate ufficialmente nel 1988 con il primo conflitto del Nagorno-Karabakh) con la vittoria dichiarata della vicina Armenia, in seguito ad accordi e ritiro truppe armene dalla zona di contatto, per cui la Russia ha giocato un ruolo fondamentale nel pacificare diplomaticamente, dispiegando infine proprie forze di Peacekeeping. A oggi nessuno dei Paesi confinanti con l'Azerbaigian, all'inizio citati, è in conflitto aperto con altri Stati. Le attività russe attualmente in corso in territorio ucraino non intendono un conflitto ufficialmente ed apertamente dichiarato, ma trattasi di operazioni militari speciali; viceversa l'Ucraina trovandosi a difendere i propri confini ha dovuto dichiarare “guerra” alla Federazione Russa. La Turchia, pur non essendo ufficialmente in conflitto con nessun Paese, svolge attualmente operazioni militari contro i Curdi nei territori settentrionali di Iraq e Siria. L'Iran mantiene tutt'oggi relazioni tese con USA e Israele, principalmente per le questioni del nucleare e del supporto al Governo siriano nella guerra civile, nonché per il recente sostegno ad alcuni gruppi armati palestinesi quali Hamas e PFLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina).
Dalle analisi quindi effettuate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle debolezze indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.
In conclusione, l'Azerbaigian attualmente è in una condizione stabile in relazione a situazioni conflittuali nell'area.
La Sceda di calcolo sarà pubblicata su CESVAM Paers. Info:quaderni,cesvam@istitutonastroazzurro.org
domenica 10 luglio 2022
giovedì 30 giugno 2022
Rivista QUADERNI, Anno LXXXII, Supplemento XXI, n. 5 21° della Rivista, novembre dicembre 2021
domenica 19 giugno 2022
Turchia: Unione Europea e NATO
di
Antonio
Trogu
La
Turchia e’ uno Stato dell’Asia occidentale e, in piccola parte, dell’Europa sud-orientale,
il cui territorio è diviso in due regioni peninsulari: la Tracia (detta
anche Turchia europea), e l’Asia Minore, o Anatolia (con le prospicienti isole
di Imbro e Tenedo e altre più piccole), separate dallo Stretto del Bosforo, dal
Mare di Marmara e dallo Stretto dei Dardanelli; appartengono alla Turchia,
inoltre, una sezione dell’altopiano armeno e il lembo settentrionale
della Mesopotamia. La Turchia confina a N con il Mar Nero; a NO con
la Bulgaria e la Grecia; a O con il Mar Egeo; a S con il Mare
Mediterraneo, la Siria e l’Iraq; a E con l’Iran, l’Armenia e
la Georgia.
La
Turchia moderna è stata fondata nel 1923 dai resti dell'Impero Ottomano
sconfitto dall'eroe nazionale Mustafa KEMAL, che in seguito fu insignito del
titolo di Ataturk o "Padre dei Turchi". Sotto la sua guida, il paese
ha adottato riforme sociali, legali e politiche radicali. La Turchia è entrata
a far parte dell'ONU nel 1945 e nel 1952 è diventata membro della NATO. Nel
1963 la Turchia è diventata membro associato della Comunità Europea.
E’
una Repubblica parlamentare con un parlamento unicamerale, la grande assemblea
nazionale composta da 550 membri, eletti per un mandato quadriennale con
sistema proporzionale e a maggioranza qualificata nomina anche il presidente
della repubblica.
L’attuale
Presidente della Turchia e’ Recep
Tayyip Ergodan; Erdoğan ha iniziato la sua carriera politica da
conservatore con un’identità islamista e negli ultimi anni, con
l’obiettivo di ottenere il consenso dell’estrema destra nazionalista (MHP), di
cui è dal 2018 alleato, ha
iniziato a utilizzare un retorica fortemente nazionalista, islamista.
Con
il varo del sistema presidenziale del 2018 ha accentrato gran parte dei poteri
nelle sue mani e controlla il 90% dei media passando da un sistema parlamentare a un potere presidenziale, da un
assetto istituzionale laico ereditato da Mustafa Kemal Ataturk, fondatore nel
1923 della repubblica turca moderna sulle rovine dell'impero ottomano, a una
linea islamica e autoritaria.
Erdoğan
dal 2002 vince le elezioni ma ha subito una bruciante sconfitta nei maggiori
centri urbani del paese nelle elezioni locali del marzo 2019.
La
Turchia ha ottenuto lo status di paese candidato in seguito al Consiglio
europeo di Helsinki del dicembre 1999.
Nella
riunione del 16 e 17 dicembre 2004 il Consiglio europeo ha deciso che
la Turchia soddisfaceva sufficientemente i criteri per l'avvio dei negoziati di
adesione.
I
negoziati di adesione sono stati avviati nell'ambito di una conferenza
intergovernativa (CIG) il 3 ottobre 2005. Il 3 ottobre 2005 il
Consiglio ha inoltre convenuto un quadro di negoziazione con la Turchia.
Il
18 febbraio 2008 il Consiglio ha adottato il partenariato per
l'adesione riveduto con la Turchia.
Il
29 novembre 2015 i capi di Stato o di governo dell'UE hanno tenuto
una riunione con la Turchia che ha segnato una tappa importante nello sviluppo
delle relazioni UE-Turchia e negli sforzi di gestione della crisi migratoria.
L'UE
e la Turchia hanno deciso di rilanciare il processo di adesione della Turchia
all'Unione europea. Il dialogo ad alto livello tra le due parti è stato rafforzato attraverso
incontri più frequenti e strutturati.
Il
7 marzo 2016 i capi di Stato o di governo dell'UE hanno tenuto una
riunione con la Turchia per rafforzare la cooperazione riguardo alla crisi
migratoria e dei rifugiati.
Nella riunione
del Consiglio europeo del 19 ottobre 2017, i leader dell'UE hanno
tenuto un dibattito sulle relazioni con la Turchia.
I
leader hanno discusso della Turchia anche in occasione della riunione informale
del febbraio 2018. Nel marzo 2018 il Consiglio europeo ha condannato
fermamente le continue azioni illegali della Turchia nel Mediterraneo orientale
e nel mar Egeo.
Il
26 marzo 2018 i leader dell'UE hanno ospitato il presidente turco
Recep Tayyip Erdoğan nella residenza Evksinograd a Varna, in Bulgaria. L'UE era
rappresentata da Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, da Jean-Claude
Juncker, presidente della Commissione europea, e da Boyko Borissov, primo
ministro della Bulgaria.
I
leader hanno tenuto una discussione sulle relazioni UE-Turchia e sulle prospettive
future, le discussioni hanno riguardato:
·
la cooperazione in materia di gestione dei flussi migratori
·
l'interesse condiviso nella lotta al terrorismo
·
lo Stato
di diritto in Turchia
·
le recenti azioni della Turchia nel Mediterraneo
orientale e nel mar Egeo
·
il coinvolgimento della Turchia in Siria
Nel
giugno 2019 il Consiglio europeo ha espresso seria preoccupazione per
le attività di trivellazione illegali della Turchia nel Mediterraneo
orientale e ha sottolineato l'impatto negativo di tali azioni nell'intero
ambito delle relazioni UE-Turchia.
Nell'ottobre 2019
i leader dell'UE hanno discusso delle relazioni con la Turchia, anche alla luce
dell'azione militare della Turchia nel nord-est della Siria.
Nel
dicembre 2019 i leader dell'UE hanno discusso delle relazioni con la
Turchia, alla luce delle azioni turche nel Mediterraneo orientale e nel mar
Egeo. Hanno denunciato il memorandum d'intesa Turchia-Libia sulla delimitazione
delle giurisdizioni marittime e ribadito la loro piena solidarietà a Grecia e
Cipro su tale questione.
Nell'aprile
e agosto 2020 alcuni Stati membri hanno sollevato la questione del
deterioramento della situazione nel Mediterraneo orientale e delle relazioni
con la Turchia. L'1 e 2 ottobre 2020 il Consiglio europeo ha ribadito
piena solidarietà a Grecia e Cipro e sottolineato che è nell'interesse
strategico dell'UE avere un contesto stabile e sicuro nel Mediterraneo
orientale e sviluppare relazioni di cooperazione reciprocamente
vantaggiose con la Turchia.
Nel
novembre 2020, in occasione della loro videoconferenza, i leader dell'UE
hanno nuovamente condannato l'azione unilaterale della Turchia nel
Mediterraneo orientale. Nel dicembre 2020 il Consiglio europeo ha preso
atto del ritiro della nave Oruç Reis da parte della Turchia e ha insistito su
un allentamento costante delle tensioni in modo da rendere possibile la rapida
ripresa dei colloqui esplorativi diretti tra Grecia e Turchia. I leader dell'UE
hanno anche ribadito l'interesse strategico dell'UE a sviluppare relazioni
di cooperazione reciprocamente vantaggiose con la Turchia e hanno
sottolineato l'importanza di mantenere aperti i canali di comunicazione tra
l'UE e la Turchia.
In
occasione della videoconferenza del marzo 2021, i leader
dell'UE hanno accolto con favore l'allentamento delle tensioni nel
Mediterraneo orientale e invitato la Turchia ad astenersi da nuove provocazioni
o azioni in violazione del diritto internazionale.
Ma
i negoziati per l’ammissione della Turchia all’UE sono da tempo congelati e le relazioni
ufficiali tra Turchia e Unione Europea, stanno attraversando una fase di difficoltà.
Negli
ultimi anni i governi del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) di
Recep Tayyip Erdogan hanno adottato in politica estera un approccio sempre più
marcatamente populista, di cui la retorica antioccidentale è diventata
progressivamente una componente centrale. Da considerare poi la crisi dei
rifugiati che ha rappresentato una leva negoziale fortissima per Erdogan nei
rapporti con l’UE, anche sotto il profilo finanziario.
Uno
dei principali strumenti geopolitici in mano a Erdoğan è il controllo delle
frontiere verso l’Europa. Osservando gli avvenimenti degli ultimi anni emerge
una strategia ben pianificata Erdoğan, “agendo” sui confini, è stato capace di
delineare nuove traiettorie migratorie, ribaltare i rapporti di forza,
esasperare la crisi umanitaria (prima lungo le coste greche e la rotta
balcanica, poi lungo il confine turco-siriano), e imporre nuove politiche agli
Stati europei, oggi tutti su una posizione difensiva.
Presidente
di un paese membro della NATO, capo della Fratellanza Musulmana, in passato
alleato di Israele e ora acerrimo nemico dello stato ebraico, avversario di
Putin in Siria e in Libia ma comunque con un canale diplomatico aperto con il
Cremlino ha cambiato spesso le sue posizioni, soprattutto in politica estera,
dove sembra utilizzare uno scacchiere a geometria variabile in base alle
convenienze.
La
Turchia sembra essere sempre più lontana dall’Occidente, alla base vi e’ la delusione nei confronti degli alleati
occidentali e le critiche verso quello che è stato considerato il “double
standard” di Bruxelles nel processo di adesione della Turchia all’Unione
europea, il sostegno statunitense alle forze curde nella lotta allo Stato
islamico in Siria, la mancata estradizione di Fetullah Gulen, il predicatore
islamico da decenni residente negli Stati Uniti e ritenuto responsabile del
fallito golpe. Questo ha spinto la Turchia verso una più stretta
convergenza con la Russia, anche in un settore altamente sensibile come quello
della difesa. Dal canto suo, Mosca ha avuto buon gioco nel cercare di
attrarre Ankara nella propria sfera di influenza o quanto meno cercare di allentare le alleanze statunitensi, che
nell’ambito della sicurezza e della difesa includono la Turchia in qualità di
membro della NATO. L’acquisto del sistema di difesa missilistico S-400 dalla
Russia nel 2017 ha accresciuto le tensioni con Washington, preoccupata per le
possibili interferenze russe con il sistema di difesa NATO. Ciò ha
portato all’espulsione di Ankara dal programma di sviluppo degli
F-35 e a sanzioni statunitensi al settore della difesa turco sulla base
del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA)
del 2017, che prevede misure restrittive nei confronti di tutti i Paesi che
acquistano componenti di difesa dalla Russia.
Su
questo sfondo, l’antiamericanismo è cresciuto in ampi strati della
società turca e di pari passo si è ridotto il sostegno nei confronti
dell’Alleanza Atlantica. D’altro canto, l’interrogativo su dove sta andando la
Turchia è una domanda che spesso negli ultimi anni si sente al di là
dell’Atlantico e a Bruxelles, dove i negoziati per l’adesione di Ankara
all’Unione Europea sono bloccati da tempo. Senza dubbio il perseguimento
di una autonomia strategica da parte della Turchia, accompagnato da una
politica estera assertiva nel suo vicinato mediterraneo e mediorientale, è
stato fonte di non pochi contrasti con gli alleati occidentali.
Nel momento in cui
l'attenzione del mondo è focalizzata sull'invasione russa dell'Ucraina e su
come isolare la Russia finanziariamente, politicamente e diplomaticamente, la
Turchia ha intrapreso un percorso di equilibrio unico. Ankara è stato
l'unico membro della NATO che non ha aderito ad alcuna sanzione contro la
Russia .
Anche l'opinione pubblica
sembra sostenere la politica del presidente Recep Tayyip Erdogan sul
conflitto. In effetti, le percezioni della NATO in Turchia sono piuttosto
negative, anche in un momento in cui paesi come la Finlandia e la Svezia hanno
chiesto di aderire all'organizzazione.
La Turchia di Erdogan non ha fretta di vedere una NATO
rafforzata, attualmente potrebbe essere più vicina nello spirito alla
Russia di Putin di quanto non lo sia alle nazioni democratiche del mondo
occidentale. L'affinità tra leader autoritari e autocrazie non va
sottovalutata. La NATO rafforzata e rinvigorita non sembra essere una
priorità per Erdogan.
La posizione di Ankara ha anche
scatenato un dibattito sull'adesione della Turchia alla NATO. "La
Turchia è un membro della NATO, ma sotto Erdogan non aderisce più ai valori che
stanno alla base di questa grande alleanza", ha affermato il 18
maggio un editoriale del Wall Street Journal.
In questa situazione il segretario Generale della NATO Jens
Stoltenberg, in una conversazione telefonica con il presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha affermato
che la Turchia è un importante paese della NATO con un'importanza strategica
per quanto riguarda l'Europa, la Russia, l'Iraq e la Siria". In una
intervista al quotidiano tedesco Bild, ha ricordato
le preoccupazioni della Turchia per l'adesione della Finlandia e della Svezia
alla NATO. "Le domande di adesione
di due paesi sono un momento storico che dobbiamo accogliere. La partecipazione
rafforzerà tutti noi, non solo Finlandia e Svezia", ha affermato
Stoltenberg ricordando che i paesi della NATO, anche la Svezia, la
Finlandia e l'UE considerano il PKK come un'organizzazione terroristica.
E’ evidente che la guerra in Ucraina ha dato alla Turchia
l’occasione di trovarsi al centro di una intensa attività
diplomatica sul piano internazionale potendo così riavviare rapporti
logorati da frizioni e divergenze, soprattutto con gli alleati occidentali,
nonché di uscire dall’angolo in cui è stata negli ultimi anni anche a causa di
una politica estera particolarmente assertiva sul piano regionale. Da
Bruxelles, dalle capitali europee e da
Washington sono giunti sostegno e plauso per l’azione diplomatica di Ankara nel
conflitto ucraino, mentre si sono intensificati i contatti tra Erdoğan, perno
della mediazione turca, e diversi leader mondiali. Si tratta certamente di un
risultato importante per il leader turco in un’ottica di prestigio sul piano
internazionale, ma anche di riavvicinamento ai partner della NATO ma
questo riavvicinamento rischia di bloccarsi di fronte alla richiesta di
adesione di Finlandia e Svezia, che il presidente turco ha fino a due giorni
fa, esplicitamente dichiarato di non
sostenere a dispetto del favore di tutti gli altri partner.
Nel
corso del vertice NATO di Madrid del 28 giugno 2022 la Turchia ha ritirato il
veto per l’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia. I tre Paesi hanno firmato
un memorandum d’intesa. La firma è avvenuta alla presenza del segretario
generale della Nato, Jens Stoltenberg, del presidente turco Recep Tayyip
Erdogan, del presidente finlandese Sauli Niinisto e della premier
svedese Margaret Andersson, al termine di una riunione durata quasi
quattro ore.
La Turchia è un alleato della NATO dal 1952 e ospita il
comando delle forze terrestri della NATO a Smirne, nonché il radar AN/TPY-2
come parte della difesa missilistica della NATO
, le forze di terra turche hanno continuato una revisione nell'ambito del
programma "Force 2014" con l'intento di produrre una forza del 20-30%
più piccola, più altamente addestrata, caratterizzata da maggiore mobilità e
potenza di fuoco e capace di operazioni congiunte e combinate la Marina turca è
una potenza navale regionale che vuole sviluppare la capacità di proiettare
potenza oltre le acque costiere della Turchia ed è fortemente coinvolta nelle
operazioni NATO, multinazionali e ONU; i suoi ruoli includono il controllo
delle acque territoriali e la sicurezza delle linee di comunicazione marittime.
L'aviazione turca ha adottato un "Concetto di difesa aerospaziale e
missilistica" nel 2002 e sta sviluppando un sistema integrato di difesa
missilistica; con una mossa controversa, ha acquistato il sistema di difesa
aerea russo S-400 per circa 2,5 miliardi di dollari nel 2019. Inoltre negli
ultimi anni ha assunto crescenti responsabilità internazionali di mantenimento
della pace, incluso il mantenimento di una forza sostanziale sotto la NATO in
Afghanistan fino al ritiro nel 2021 e, negli ultimi anni, ha costruito basi militari
di spedizione in Qatar, Somalia, Cipro settentrionale e Sudan.
La
Turchia porta avanti disegni politici autonomi e gioca su tutti i tavoli. E
l’atteggiamento nella guerra in Ucraina non fa eccezione. Da un lato la Turchia
arma Kyiv da ben prima dell’invasione russa; ciononostante, Erdogan,
soprattutto dopo il compromesso raggiunto in Siria sulla sostanziale
accettazione del legittimo governo di Damasco a lungo avversato e gli accordi
energetici siglati con Mosca, da tempo cerca l’intesa con Vladimir Putin.
Ankara si è però unita alle condanne della Nato per l’aggressione ma non ha
appoggiato le sanzioni contro Mosca, tanto che la Russia non ha inserito la
Turchia nell’elenco delle nazioni “ostili” che include tutti i membri
dell’Ue e del Patto Atlantico
Secondo
la tesi sostenuta in un recente editoriale del New York Times, Recep
Tayyip Erdogan è un alleato sempre più inaffidabile per il blocco
euroatlantico. L’atteggiamento ostruzionista del presidente turco
sull’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato è solo l’ultimo esempio del suo
schema di ‘gioco’. Ora il suo obiettivo è diventare gran mediatore ed eventuale
garante di un accordo tra Russia e Ucraina, con lo sguardo però rivolto alle
elezioni del 2023 in cui cerca la riconferma. Infatti, con un sostegno interno
in calo, in un momento in cui la Turchia sta entrando in un ciclo elettorale
critico, Erdogan sta cercando un profilo internazionale più alto per dimostrare
il suo ruolo globale agli elettori turchi.
venerdì 10 giugno 2022
martedì 31 maggio 2022
Afganista. SCheda Paese
AFGHANISTAN – NOTA
L'Afghanistan
è situato tra Asia Centrale e Meridionale e, privo di sbocchi sul mare, confina
a N con Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan, con la Cina a NE, il Pakistan a
E e S, e l'Iran a O; il Paese ha una superficie totale di 652.864 kmq di cui le
foreste occupano 12.084,4 kmq.
Tenendo
conto della sua Storia, nonché la sua localizzazione geografica e la situazione
attuale che caratterizza il Paese, avendo bene a mente il cambiamento radicale
avvenuto da agosto 2021, si è analizzato l'Afghanistan secondo 4 parametri,
numerati 1-2-6-7, rientranti nell'ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1)
“Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici
dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10
anni ad oggi; 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso
criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti
attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la
stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto
rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch'esso nel
conflitto; 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese; 7)
“Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste.
Esaminare
i conflitti avvenuti negli ultimi 5-10 anni, terminati o tutt'ora in corso, in
cui il Paese è o è stato coinvolto, è servito per cercare di determinare la probabilità
che se ne possano innescare di successivi. I conflitti nei Paesi confinanti
possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino,
destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello
stesso, ma anche trascinarlo anch'esso in conflitto. Quanto alle rispettive
aree geografica e forestale, si nota che con l'aumentare sia dell'ampiezza del
territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche
la complessità nella gestione delle relative problematiche.
Dalle
analisi effettuate, l'Afghanistan non è stato, e non lo è attualmente,
coinvolto in un conflitto apertamente dichiarato con nessun Stato estero,
nonostante abbia visto sul suo territorio lunghe guerre (l'ultima conclusasi al
termine di agosto 2021). L'unico Paese limitrofo attualmente in conflitto è il
Pakistan, coinvolto nella guerra del Kashmir contro l'India dal 1947 a oggi (la
Cina si defilò nel '63 quando firmò l'accordo sui confini sino-pakistani), con
un numero di morti totale di circa 45.000 sommati di tutti gli anni (fonte Center
for Systemic Peace). L'aumentare delle tensioni tra Pakistan e India
rappresenta uno dei principali rischi attuali per la sicurezza globale
nell'Indo-Pacifico perché, secondo vari rapporti su situazioni conflittuali
nell'area, si teme una possibile futura guerra nucleare tra i due Paesi. La
Cina non è in conflitto aperto con nessuno, ma l'acuirsi della crisi con
l'India per le zone di confine (Kashmir-Ladakh) con scontri sempre più duri tra
i due rispettivi eserciti, fa temere un prossimo conflitto tra i due Paesi.
Uzbekistan e Tagikistan non sono in conflitto aperto con nessuno, ma si
verificano comunque frequenti schermaglie sui confini uzbeko-tagiko e
tagiko-kirghiso. Iran e Turkmenistan non sono attualmente in conflitto aperto
con nessuno.
In
base ai dati raccolti e dalle analisi effettuate si è poi sviluppato uno Scenario,
contando i Fattori di Squilibrio (quali i 4 parametri utilizzati) in
relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno
pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame
soprattutto dal punto di vista dei conflitti interstatali nell'area in cui esso
e i suoi confinanti possono essere coinvolti. Ne è risultato così uno scenario
di stabilità, in cui le Capacità dello Stato presentano delle debolezze
indicanti che il Paese non è né in un “circolo vizioso” né in un “circolo
virtuoso”: il primo inteso come ulteriore indebolimento di capacità e
resistenza dello Stato, il secondo invece come rafforzamento di esse.
In
conclusione, l'Afghanistan attualmente è in una condizione stabile in relazione
a situazioni conflittuali nell'area.
giovedì 19 maggio 2022
Iran: la visione italiana dello staoto sciita.
I l Comparto informativo ha poi svolto un attento monitoraggio della complessa e articolata situazione della Repubblica Islamica dell’Iran sui piani sia delle questioni interne al regime sia degli aspetti securitari iraniani relativi alla postura regionale e alle attività di proliferazione nucleare e missilistica.
Per quanto attiene al primo aspetto, nel 2021 il Paese sciita ha sofferto crescenti difficoltà economiche dovute all’onda lunga della pandemia e all’incidenza delle sanzioni internazionali che hanno isolato l’Iran soprattutto dai mercati occidentali. In tale contesto le elezioni presidenziali di giugno hanno portato al potere le fazioni più conservatrici, in uno scenario che ha registrato un malcontento popolare sfociato a novembre in massicce proteste nell’Iran sud-occidentale (specie a Isfahan), complice anche la strutturale carenza di risorse idriche. Sul piano regionale sono rimaste sotto stretto monitoraggio le attività condotte da Teheran in direzione soprattutto di Iraq, Siria e Libano, specie in ragione del sostegno iraniano in quei contesti verso gruppi locali di matrice prevalentemente sciita.
Particolarmente rilevante è poi apparsa l’interlocuzione avviata tra Iran e Arabia Saudita, per valutare un eventuale ripristino dei rapporti bilaterali e una soluzione politica del conflitto yemenita. Significativi, anche, gli sviluppi in tema di nucleare alla luce della ripresa delle trattative indirette a Vienna tra Iran e Stati Uniti per il rilancio del Joint Comprehensive Plan of Action.
Dopo una fase di stallo dovuta al cambio di Governo iraniano, i negoziati sono ripresi a fine novembre malgrado permangano importanti incognite relative soprattutto agli avanzamenti tecnologici in ambito nucleare ottenuti da Teheran in seguito alla disapplicazione di diverse clausole dell’accordo come ritorsione alle sanzioni USA.
Fonte. Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza 2021. Febbraio 2022
lunedì 9 maggio 2022
Rivista QUADERNI, Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3 20° della Rivista. CESVAM REPORT Settembre 2021 Agosto 2021
SOMMARIO
Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,
20° della Rivista “Quaderni”
www.istitutodelnastroazzurro.it
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
www.cesvam.org
CESVAM
REPORT. SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021
1.
INTRODUZIONE
La necessità di un Report.
2.
STRUTTURA
DEL CESVAM
a.
Istituto
del Nastro Azzurro Ente Morale
Statuto;
Regolamento
b.
Lo
Statuto del CESVAM
c.
Il
Regolamento del CESVAM
d.
Il
Verbale costitutivo del CESVAM del
Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro
3.
ATTIVITA’
DEL CESVAM
Editoria
a.
La
Emeroteca del CESVAM
b.
L’Archivio-Biblioteca
del CESVAM
c.
I
Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione
Ricerca
d.
Le
attività in essere.
e.
La
Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”
f.
I
“Quaderni On Line”
g.
I
Blog di carattere storico, estensione di ricerca
h.
I
Blog di carattere geografico, estensione di ricerca
i.
I
Blog di carattere associativo e divulgativo
j.
I
CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni
k.
I
Libri della Collana del Nastro Azzurro”
Didattica
l.
L’Attività
didattica per Master di 1° e 2° Livello
m. L’Attività
didattica per Corsi di Formazione
Divulgazione
n.
Il
Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione
o.
La
Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi
p.
I
Convegni e le Conferenze
q.
Gli
“Incontri con l’Autore”
r. Collaborazione con
Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto
4.
CONCLUSIONE
.
Lineamenti per il futuro
5.
IL
PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO
Nota redazionale:
Questo numero della Rivista
“QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la
tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in
cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo
spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel
Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la
Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3°
della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva
attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con
l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un
ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del
Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa
articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si
vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi
ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni
futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.
(massimo
coltrinari)
I di Copertina: Lo stemma del CESVAM
Info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
Il presente numero può essere
richiesto gratuitamente in formato digitale. Su carta (fino ad esaurimento copie ed addebito spese postali) previo
versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro 10 a copia a colori da versare su conto
corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza Madonna
di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.
lunedì 25 aprile 2022
Societa Tarquiniense di Arte e Storia
Cari Soci e Amici,
vi aspettiamo sabato 30 aprile, alle ore 17,30, nella sala Sacchetti di Palazzo dei Priori, al civico 4 di via dell’Archetto, Tarquinia, per il primo dei due appuntamenti di geopolitica con esperti del settore. La nuova iniziativa culturale della Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS) in collaborazione con l’associazione Omnia Tuscia, si intitola “Una finestra sul mondo”.
“La Turchia e il Mediterraneo nel nuovo contesto internazionale” è il titolo di questo appuntamento, dedicato al Medio Oriente, con particolare riferimento al confronto strategico e religioso fra Arabia Saudita e Iran e al ruolo della Turchia che mira a diventare potenza regionale nell’area del Mediterraneo Orientale. A parlarne, Mario Boffo, ambasciatore d’Italia a Riad dal 2013 al 2016 e socio di Omnia Tuscia; il giornalista Lorenzo Vita, autore del libro “L’onda turca. Il risveglio di Ankara nel Mediterraneo allargato” (Historica Giubilei Regnani, 2021); la scrittrice Antonella Colonna Vilasi che ha pubblicato “I servizi segreti mondiali. Nuove sfide e prospettive future” (Youcanprint 2020).
Cordiali saluti
La Segreteria della Società Tarquiniense d’Arte e Storia
martedì 19 aprile 2022
Iraq. La visione italiana della situazione irakena
Specifico focus intelligence è stato dedicato all’Iraq, alla luce della presenza del contingente italiano impiegato nella Missione internazionale anti-DAESH e nella Missione NATO in Iraq, della quale l’Italia assumerà il Comando a partire dal prossimo maggio.
Le elezioni politiche di ottobre, le quinte dal 2003, hanno fotografato un Paese politicamente frammentato, polarizzato lungo linee etniche e confessionali e in cui è andato registrandosi anche un crescente malcontento delle piazze, evidenziato dalla bassa affluenza alle urne e da proteste dei segmenti più giovani della popolazione contro le diseguaglianze socio-economiche, la mancata erogazione dei servizi essenziali e le percepite ingerenze esterne.
Particolare attivismo dell’Iraq si è avuto in politica estera specie nelle vesti di attore mediatore e promotore di nuove forme di dialogo nel quadrante. Oltre al rilancio del Dialogo Strategico USA-Iraq, Baghdad ha infatti ospitato un’importante Conferenza regionale per la cooperazione e il partenariato in Medio Oriente, facilitato l’avvio di colloqui bilaterali tra Iran e Arabia Saudita, avviato un nuovo partenariato con Giordania e Egitto, e sostenuto la soluzione diplomatica della crisi siriana.
Sul piano della sicurezza, poi, sono rimaste all’attenzione dell’intelligence le attività dei gruppi estremisti sunniti, in particolare di DAESH che ha progressivamente aumentato frequenza ed entità degli attacchi in gran parte del territorio iracheno (soprattutto nei Governatorati centro-settentrionali), e delle locali milizie paramilitari sciite, specie per le attività ostili condotte contro gli assetti militari USA nel Paese, anche dislocati nelle basi in uso alla Coalizione internazionale
Fonte: Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza. 2021. Febbraio 2022
sabato 9 aprile 2022
Siria: la visione della situazione siriana a Febbraio 2022
In continuità con gli anni precedenti, dedicato e puntuale monitoraggio informativo è stato riservato alla Siria.
Pur in un quadro di sicurezza ancora precario, i gruppi di opposizione armata non sono parsi in grado di ambire al rovesciamento del regime damasceno che, nel corso del 2021, ha consolidato il proprio controllo sul Paese, sia sul piano militare grazie al sostegno di Russia e Iran, che su quello politico a seguito della conferma a un ulteriore mandato settennale del Presidente Assad con le elezioni di maggio. A fronte di ciò, nuove escalation sono possibili soprattutto in quei territori che permangono fuori dalla sovranità di Damasco o dove il Governo non esercita un pieno controllo per la presenza di milizie o gruppi armati di varia natura. Permangono infatti all’attenzione gli sviluppi nelle aree di Idlib, dove l’accordo di cessate-il-fuoco viene ripetutamente violato da entrambe le parti, e di Dara’a dove, in estate, si sono verificate nuove, violente proteste anti-regime.
Nel 2021 si è confermata in Siria l’attualità della minaccia jihadista dovuta soprattutto alle attività di DAESH, che si è riorganizzato come gruppo insorgente operativo nelle aree desertiche centrali del Paese, e dei gruppi filo-qaidisti come Hayat Tahrir al Sham e qaidisti come Tanzim Hurras al Din, entrambi operativi nell’area di Idlib. Sul piano internazionale, nella seconda parte dell’anno, a fronte degli scarsi progressi ottenuti dal Comitato Costituzionale onusiano, è emersa una maggiore propensione dei Paesi arabi ad assumere un atteggiamento pragmatico e di apertura verso Damasco, anche nell’ottica di arginare la presenza di Iran e Turchia nell’area. Nel complesso, le prospettive di normalizzazione del contesto siriano dipenderanno anche dall’effettivo avvio di un programma di ricostruzione infrastrutturale che permetta un recupero delle minime condizioni socio-economiche del Paese e il ricollocamento La crisi tra Israele e le fazioni armate di Gaza Nei primi giorni di maggio si sono registrati gravi scontri nel quartiere di Gerusalemme Est Sheikh Jarrah, in relazione allo sfratto di famiglie palestinesi da abitazioni acquistate da privati israeliani. In concomitanza con la fine del Ramadan e con le restrizioni imposte dalle Autorità di sicurezza ebraiche ai fedeli di Gerusalemme Est e a quelli provenienti dalla Cisgiordania, le violenze si sono estese, in un rapido effetto domino, a tutto lo scacchiere palestinese, interessando le aree intorno alla Spianata delle Moschee e determinando il conflitto aperto tra Israele e i gruppi armati di stanza a Gaza.
Negli undici giorni di scontri, Hamas ha dimostrato elevate capacità militari con il lancio di più di 4000 razzi verso i centri abitati israeliani e l’uso di tattiche innovative (lanci multipli, simultanei e con diversi archi balistici). Le fazioni gazawi hanno fatto uso di razzi con gittate diverse, taluni prodotti in loco in sostanziale autonomia; altri, assemblati con materiale più sofisticato e, in parte, importato; altri ancora equipaggiati interamente con componenti estere. Quanto a Israele, l’operazione Guardians of the Wall ha visto l’avvio di vasti bombardamenti aerei sulla Striscia di Gaza, intesi a colpire molteplici obiettivi (arsenali, tunnel, sedi istituzionali), compresi elementi di spicco di quell’organizzazione. La tregua, raggiunta il 21 maggio, ha lasciato aperti e irrisolti la definizione dei rapporti tra Israele e Hamas ma, anche, l’andamento delle complesse relazioni intra-palestinesi. dei circa 13 milioni di siriani che risultano profughi o sfollati a causa del conflitto.
FOnte Relazione annual sulla Politica dell?informazione per la Sicurezza 2021. Febbraio 2022.
mercoledì 30 marzo 2022
La crisi tra Israele e le fazioni armate di Gaza
Nei primi giorni di maggio si sono registrati gravi scontri nel quartiere di Gerusalemme Est Sheikh Jarrah, in relazione allo sfratto di famiglie palestinesi da abitazioni acquistate da privati israeliani. In concomitanza con la fine del Ramadan e con le restrizioni imposte dalle Autorità di sicurezza ebraiche ai fedeli di Gerusalemme Est e a quelli provenienti dalla Cisgiordania, le violenze si sono estese, in un rapido effetto domino, a tutto lo scacchiere palestinese, interessando le aree intorno alla Spianata delle Moschee e determinando il conflitto aperto tra Israele e i gruppi armati di stanza a Gaza.
Negli undici giorni di scontri, Hamas ha dimostrato elevate capacità militari con il lancio di più di 4000 razzi verso i centri abitati israeliani e l’uso di tattiche innovative (lanci multipli, simultanei e con diversi archi balistici). Le fazioni gazawi hanno fatto uso di razzi con gittate diverse, taluni prodotti in loco in sostanziale autonomia; altri, assemblati con materiale più sofisticato e, in parte, importato; altri ancora equipaggiati interamente con componenti estere.
Quanto a Israele, l’operazione Guardians of the Wall ha visto l’avvio di vasti bombardamenti aerei sulla Striscia di Gaza, intesi a colpire molteplici obiettivi (arsenali, tunnel, sedi istituzionali), compresi elementi di spicco di quell’organizzazione. La tregua, raggiunta il 21 maggio, ha lasciato aperti e irrisolti la definizione dei rapporti tra Israele e Hamas ma, anche, l’andamento delle complesse relazioni intra-palestinesi.
Fonte:Relazione Annuale Sulla Politica dell'Informazione per la Sicurezza.2021 Febbraio 2022
sabato 19 marzo 2022
mercoledì 9 marzo 2022
Pakistan: L'IS rivendica un attentato in una moschea sciita.
Il 5 marzo 2022 un attacco ad una moschea che ha provocato la morte di oltre 60 persone
ed i feriti solo oltre 200. Si tratta dell’attentato più sanguinoso dal luglio
2018 quando in un comizio in Balochistan morirono almeno 149 persone. Come in
questo ultimo caso, anche in questo la rivendicazione è dell’ISIS.
Questo attentato si è svolto nella città di Pakttunkhwa, capoluogo della provincia di
Khyber nella parte nord occidentale di Pashawar. Secondo le prime testimonianzee
raccolte ha operato un solo terrorista,
munito di giubbotto esplosivo. Inizialmente ha ucciso due poliziotti a colpi di
pistola, poi è entrato nella moschea
sciita, in e si è fatto esplodere. Questo attentato ricorda un altro
porta alla scuola militare pubblica della stessa città in cui perirono nel 2014
145 persone. La rivendicazione del sedicente stato islamico in un paese
mussulmano rileva come L?ISIS ( o IS) è ancora attivo.






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