giovedì 31 agosto 2023

Carmine TRignani.. Cronologia del Conflitto Arabo- Israelinai dal 1867 al 1949





 Cronologia del conflitto Israelo-Palestinese alla fine di dicembre 1949 1869


 Inaugurato il canale di Suez. Da questo punto in poi il Vicino e il Medio Oriente assumono una straordinaria importanza strategica per tutti i paesi europei interessati ai commerci con l'Oriente, Gran Bretagna e Francia sopra tutti. 1896 T. Herzl scrive "Lo Stato Ebraico", base politica del sionismo. 1897 Agosto: si riunisce a Basilea il primo congresso Sionista. 1915-1916 Gli inglesi appoggiano l'idea di uno Stato arabo in cambio della ribellione all'Impero Turco. 1916 Con l'Accordo segreto Sykes-Picot Francia e Gran Bretagna si spartiscono il Medio Oriente. 1917 Novembre: Lord Balfour, a nome di Sua Maestà Britannica, invia a Lord Rothschild, per la federazione sionista, una lettera in cui si dichiara che la Gran Bretagna "vede con favore lo stabilirsi in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico..." 1917-1918 Le truppe inglesi conquistano la Palestina. 1918-1920 Esodo delle comunità ebraiche russe a seguito di violenze e devastazioni dovute alla guerra civile che segue la rivoluzione russa. Come già in occasione dei pogrom del 1881 e del 1904, solo una piccola parte emigra in Palestina. 1920 Alla Conferenza di Sanremo l'ex Impero Ottomano viene spartito tra le potenze vincitrici del primo conflitto mondiale. La Palestina è assegnata alla Gran Bretagna, che nomina subito un’amministrazione civile e inizia a favorire l'emigrazione ebraica. 1920 Nasce l'Haganah, un'organizzazione paramilitare ebraico-sionista incaricata di contrastare i nemici del Sionismo, anche ricorrendo ad atti intimidatori nei confronti delle popolazioni autoctone. 23 Pappè I., Storia della Palestina moderna, Torino, casa Editrice Einaudi, 2005, pag.130 17 1922 La Società delle Nazioni ratifica il mandato britannico sulla Palestina. 1929 Viene costituita l'Agenzia Ebraica al fine di favorire l'emigrazione e la formazione di colonie ebraiche in Palestina. Dal 1880 al 1929 gli ebrei emigrati in Palestina sono 120.000 su circa 4 milioni di ebrei emigrati dall'Europa centro-orientale. 1931 Nasce l'Irgun, organizzazione sionista terrorista. 1936-1939 Sciopero generale della popolazione palestinese, che protesta contro il regime mandatario britannico per la crescente emigrazione ebraica. Lo sciopero si trasforma nell'estate del '36 in aperta ribellione armata. Al termine della rivolta nel '39 le vittime palestinesi saranno 15.000. 1937 La commissione britannica presieduta da lord Peel propone una spartizione tra ebrei e arabi della Palestina. La proposta è respinta dai sionisti. Al momento gli ebrei sono il 28% della popolazione totale. La banda armata ebraica Irgun, fondata da filo fascista Jabotinskij, attacca sistematicamente la popolazione palestinese. 1940 In disaccordo con la tregua stipulata tra l'Irgun e le autorità britanniche, viene fondato il Lehi da Avraham Stern, detta banda Stern, che si specializzerà in attacchi terroristici contro le forze inglesi e contro i palestinesi 1939-1945 Inizia lo sterminio sistematico degli ebrei ad opera dei nazisti. L'Agenzia Ebraica organizza l'immigrazione clandestina in Palestina respingendo le limitazioni imposte dal "Libro Bianco" britannico del '39. 1944 Il gruppo paramilitare sionista Stern uccide al Cairo il Ministro britannico per il Medio Oriente. Riprendono gli attentati contro gli arabi e in alcuni casi contro le forze britanniche. 1945 Si costituisce la Lega Araba ad opera di Egitto, Siria, Arabia Saudita, Yemen, Giordania, Iraq, Libano. Successivamente aderiranno Libia, Sudan, Tunisia, Marocco, Kuwait, Algeria, Somalia e altri stati africani. L'OLP ottiene un seggio. 1946 Un attentato del gruppo sionista Irgun demolisce quasi completamente l'Hotel King David che ospita i servizi principali dell'amministrazione civile della Palestina; rimangono uccise 91 persone in prevalenza inglesi ed arabi, ma anche 15 ebrei. 1946 L'ONU predispone un piano di divisione della Palestina in due Stati: uno arabo (con il 45% del territorio, popolazione ebraica quasi nulla) e l'altro ebraico (55% del territorio, ma con ebrei in maggioranza solo nella regione di Tel Aviv – Gerusalemme e minoranza altrove), mantenendo Gerusalemme come territorio neutrale sotto l'egida dell'ONU 18 1947 Febbraio: La Gran Bretagna annuncia la rinuncia al suo mandato sulla Palestina e porta la questione davanti alle Nazioni Unite. 29 novembre: l'Assemblea Generale dell'O.N.U. adotta, con una maggioranza dei due terzi, la risoluzione 181 per la divisione della Palestina in due stati e una zona internazionale per Gerusalemme. I gruppi sionisti intensificano gli attacchi contro i villaggi arabi che mirano alla distruzione delle case così da impedire il ritorno della popolazione araba. 1947 – 1948 Primi scontri sul confine tra nazioni della Lega Araba e coloni ebraici e inizio della “pulizia etnica”, nei confronti dei residenti arabi nel territorio assegnato agli ebrei, da parte dei gruppi armati ebraici. La “pulizia etnica” causerà più di 100.000 profughi e alcune centinaia di morti e porterà i coloni ad essere maggioranza nella maggior parte del territorio loro assegnato. 1948 Febbraio: l'O.N.U. valuta 869 i morti nei combattimenti tra arabi e gruppi paramilitari ebraici. Si forma l'esercito volontario arabo di Fawzi Al-Kawakji. 9-10 Aprile: truppe paramilitari ebraiche dell'Irgun compiono il massacro del villaggio arabo di Deir Yassin; la C.R.I. conta 254 cadaveri. Gli attacchi terroristici degli ebrei provocano un'impennata nel numero dei profughi arabi che passano da 60 mila a 350 mila in un solo mese. 4 Maggio: fine del mandato britannico. 15 maggio: proclamazione dello Stato di Israele. Gli Stati Uniti riconoscono de facto il nuovo stato, il 17 Israele viene riconosciuto de jure dall'Urss. 15 Maggio:le forze armate egiziane, irachene, siriane, libanesi e transgiordane entrano in Palestina. 15 Maggio - 7 gennaio 1949: Prima guerra arabo – israeliana. 1948-1949 Guerra di Palestina: le forze arabe, mal dirette e corrotte, vengono ripetutamente battute e le successive tregue sono regolarmente violate dalle forze ebraiche, che il 31 maggio danno vita alle Forze di Difesa d'Israele (Tsahal). A luglio Israele occupa Lydda, Ramleh, Nazareth, a ottobre occupa il deserto del Negev e la Galilea. Intanto il 17 di settembre il mediatore delle Nazioni Unite, il conte Bernadotte, che si era ripetutamente espresso per il rientro dei profughi palestinesi, viene ucciso dai terroristi israeliani della banda Stern. Tra gennaio ed aprile del '49 si firmano gli accordi di Rodi tra lo Stato di Israele e la maggioranza degli Stati Arabi. 11 Maggio: l'O.N.U. riconosce lo Stato di Israele, il suo riconoscimento era stato negato a novembre del '48. Mette in atto tutta una serie di norme per impedire il rientro degli 879 mila profughi palestinesi e per appropriarsi delle loro proprietà. 10 Dicembre: l'O.N.U. decide l'internazionalizzazione di Gerusalemme, mentre Israele sposta la sua capitale da Tel Aviv a Gerusalemme. 10 Dicembre: l'O.N.U. adotta la risoluzione 194 che prevede il diritto al rientro dei profughi palestinesi. ˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜˜ In conclusione entrambe le narrazioni trovano un riflesso critico e di verità, in questo capitolo, e ciascuna è autentica, benché respinta dalla parte avversa come pura propaganda o menzogna. “Si può comprendere il conflitto tra questi due popoli solamente se prestiamo attenzione a come essi vedono loro stessi e la loro storia, e a come si vedono a vicenda […]. Gli israeliani descrivono nella loro narrazione la ricerca di libertà e autodeterminazione dopo secoli di persecuzioni antisemite, raccogliendo gli esuli che ritornano a Sion dalla diaspora per costruire 19 uno Stato ebraico sovrano e indipendente nella loro patria ancestrale […]. I palestinesi, a loro volta, si descrivono come gli abitanti autoctoni della regione, vissuti pacificamente per secoli come maggioranza musulmana accanto alle minoranze cristiane ed ebraiche. La loro è una storia di resistenza all’intruso straniero, iniziata a partire dal periodo ottomano e proseguita dopo il 1917 sotto il perfido impero britannico, che tradì la causa dell’indipendenza araba e pose al primo posto i propri interessi”24 .

giovedì 10 agosto 2023

Loris Sabato. La ideologia Kharigita


 

Ideologia kharigita

 

La decisione dei kharigiti di separarsi dal resto dalla maggior parte dell’esercito del califfo ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib, come abbiamo visto, deriva da una riflessione teologica molto importante e, per quanto ne sappiamo, risulta essere la prima riflessione teologica fondamentale all’interno della religione islamica. È necessario comprendere che in quel periodo la religione islamica era una religione “nuova”, Maometto, profeta e fondatore della religione islamica, è morto nel 632 D.C., inoltre, è doveroso osservare che buona parte del merito dell’espansione di questa religione è merito del terzo califfo, ʿUthmān b. ʿAffān, il quale ha fatto trascrivere il Corano e ha così permesso che le nozioni della religione islamica fossero trasportabili ed uguali per tutti i mussulmani. Come ultima osservazione per comprendere a pieno le motivazioni che sono alla base dell’ideologia kharigista è che il quarto califfo, ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib, fu designato come califfo in virtù del rapporto di parentela con il profeta, egli infatti era cugino e genero di Maometto.

Come osservato in precedenza, la decisione dei kharigiti di separarsi nasce dal rifiuto del califfo di proseguire l’azione militare contro il suo avversario Muʿāwiya b. Abī Sufyān, è dunque una decisione fondamentale e quasi definibile spontanea, poiché successivamente all’abbandono del campo militare i kharigiti si sono dovuti accampare nella città di Harūra per organizzarsi e decidere come comportarsi. Le discussioni effettuate ad Harūra si basano su diverse tematiche:

·         la “definizione” del mussulmano;

·         la “definizione” dell’apostata;

·         con quale fazione schierarsi.

I kharigiti trovarono una soluzione a tutte le tematiche sopra riportate. Per quanto riguarda il primo punto il mussulmano è semplicemente il credente che rispetti le regole di Dio, regole molto severe e ferree che porteranno, come vedremo meglio successivamente, il kharigitismo a rimanere un “movimento” molto minoritario e marginale. Il secondo punto fu risolto anch’esso, immaginiamo, abbastanza facilmente: l’apostata è colui che non rispetta le regole di Dio e in quanto murtadd (letteralmente apostata) può essere ucciso impunemente da chiunque (per fare un paragone possiamo immaginare alla persecuzione dei nemici dello Stato nell’Antica Roma). Il punto più complicato da risolvere fu quello di decidere da che “parte” schierarsi. I kharigiti erano, infatti, convinti che non rispettare un ordine diretto del califfo in carica era un grave errore e che fosse sufficiente per essere definito apostata, quindi, secondo l’ideologia kharigita, Muʿāwiya b. Abī Sufyān poteva essere ucciso impunemente in quanto “cattivo” mussulmano. I kharigiti, però, erano altrettanto convinti che il califfo dovesse essere designato in base alle proprie capacità di buon mussulmano e non in base alle sue parentele. Inoltre, è doveroso osservare che ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib si trovava in guerra poi che accusato di essere il mandante dell’assassinio del terzo califfo e che i kharigiti hanno abbandonato il l’accampamento militare poiché il quarto califfo ha deciso di non lasciare a Dio la decisione su chi dovesse avere la meglio tra se stesso e il governatore di Siria. Tutto ciò porto i kharigiti a ritenere che anche il califfo fosse un murtadd e che non potevano schierarsi al fianco di un apostata.

I kharigiti, quindi, abbandonarono Harūra avendo maturato l’ideologia secondo cui è necessario rispettare categoricamente le regole scritte nel Corano (il che porto i kharigiti ad una vita dedicata al puritanesimo morale, rifiutando sostanze alcoliche, la musica e tutti lussi e gli agi di una vita lussuosa)[1] ed è altrettanto compito dei buoni mussulmani eliminare i murtadd, nel caso specifico del califfo ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib (che, inoltre, viene identificato come primo imam sciita) e del governatore di Siria Muʿāwiya b. Abī Sufyān (appartenente al clan che verrà successivamente indicato come sunnita). Ciò significa che a venticinque anni dalla morte del profeta Maometto la religione islamica si è tripartita nelle due divisioni più famose: sciiti e sunniti e nell’ultima fazione ben meno conosciuta i kharigiti.[2]

 

 



[1] H. Mohamed Belhatti, Marocco: storia, economia e risorse, società e tradizioni, arte e cultura e religione, edizioni Pendragon, 2000, Bologna.

[2] R. Roni, Mantua Humanistic Studies, Volume VII, UNIVERSITAS STUDIORUM, 2020, Mantova.

lunedì 31 luglio 2023

Loris Sabato Una scisma nel mondo islamico. il cosidetto Kharjtismo


 

Kharigiti


Antecedentemente è stato studiato il fenomeno del terrorismo nel suo insieme, in questo paragrafo, invece, andremo ad analizzare uno “scisma” della religione islamica, il cosiddetto kharjitismo.

Per comprendere appieno il significato di questo termine è necessario comprendere la nascita di questo gruppo definibile come setta. Si inizia a parlare di kharjitismo durante il VII secolo, più precisamente in conseguenza della battaglia di Siffin nel 657 D.C o nel ṣafar 37E[1]. le motivazioni che portarono alla battaglia di Siffin sono individuabili nelle motivazioni della prima guerra civile islamica che vide contrapposti ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib, il califfo, e Muʿāwiya b. Abī Sufyān, wālī[2] di Siria. La guerra civile scoppia a causa del governatore di Siria, il quale richiedeva al nuovo califfo vendetta per l’assassinio del terzo califfo, il predecessore di ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib, suo parente. Il califfato di ʿUthmān b. ʿAffān, il terzo califfo, è un califfato che i cronisti islamici definiscono contradditorio, poiché divisibile in due fasi. Il suo califfato dura dodici anni, e come anticipato, viene diviso in due fasi, ambedue di una durata intorno ai sei anni, la prima fase viene osservata dal mondo islamico come una fase positiva e di buon governo mentre, invece, nella seconda fase iniziano le critiche al suo stile di governo con maggior riguardo al conferimento delle più alte cariche dello Stato. Infatti, egli venne accusato di nepotismo, cioè una tendenza, da parte del possessore dell’autorità, ad assegnare le cariche di rilievo ai propri parenti senza osservare se egli siano i più adatti a tale carica, anche se studi recenti hanno osservato che la tendenza di ʿUthmān b. ʿAffān all’assegnazione dei propri parenti alle alte cariche dello Stato derivasse dalle qualità all’interno del proprio clan (come, per esempio, la ricchezza e l’alfabetizzazione) e, inoltre, essi erano ritenuti più affidabili poiché legati da un vincolo di sangue.[3] La congiura ai danni di ʿUthmān b. ʿAffān inizia con un assedio alla sua residenza nella città di Medina da parte di uno schieramento politico opposto costituito in maggior parte da kufani, cittadini della città di Cufa[4], ed egiziani. L’assedio fu sciolto solo grazie ad un accordo tra il califfo e gli oppositori. La tregua derivante dal concordato non durò a lungo poiché rientrando in patria i congiurati intercettarono un messo califfale destinato al governatore dell’Egitto, il quale doveva consegnare il messaggio di non rispettare l’accordo appena siglato e di perseguire con l’uso della violenza i congiurati. Essi, allora, ritornarono sui loro passi e assediarono nuovamente il califfo, durante l’assedio, il 20 giugno 656 D.C, un manipolo di congiurati riuscì a entrare all’interno della residenza del terzo califfo e lo uccise. La tradizione vuole che il califfo fu assassinato mentre era intento a leggere il Corano, il quale si macchiò di sangue e fu inviato come prova per richiedere vendetta ad un suo parente, il governatore Muʿāwiya b. Abī Sufyān. È importante osservare che il congiurato che uccise il terzo califfo fu un partigiano di ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib, il successivo califfo. A questo punto risulta sempre più evidente l’inevitabilità del conflitto armato tra il nuovo califfo, ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib, e il governatore di Siria, oltre che parente, Muʿāwiya b. Abī Sufyān.

Come accennato, però, il termine kharjitismo, a questo punto della storia islamica, ancora deve essere impregnato del significato attribuitogli, poiché è solo a causa della conseguenza della battaglia che il termine acquisterà valore.

La battaglia di Suffin iniziò nel luglio del 657 D.C, dopo che Muʿāwiya b. Abī Sufyān rifiutò un concordato, e nei primi momenti di combattimenti sembra che il governatore di Siria stesse avendo la meglio sul neo-califfo, però, mentre il combattimento si fece più accesso le sorti della battaglia cambiarono e il governatore di Siria fu costretto a richiedere una tregua per effettuare un accordo, tregua che il califfo accettò. In questo preciso momento una parte dell’esercito del califfo ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib si trova in una situazione teologicamente complicata. Essi erano fermamente convinti che sia il califfo sia il governatore di Siria avessero ragione, poiché il califfo aveva il diritto di muovere guerra a chi rifiuta di eseguire i propri comandi e il governatore di Siria aveva ragione a richiedere vendetta per la morte, del suo parente e califfo, ʿUthmān b. ʿAffān. Inoltre, questa parte di esercito, era fermamente convinta che spettasse solo a Dio giudicare chi tra essi avrebbe avuto la meglio, da qui il loro “motto” lā ḥikma illā li-llāh, italiano: a Dio solo spetta il giudizio (ritengo opportuno ricordare che, come anticipato, l’esercito del califfo al momento della tregua era in netta superiorità sull’esercito del governatore di Siria).  Pertanto, durante la tregua, questa minoranza di esercito richiese al proprio reggente, il califfo, di ricominciare l’azione militare contro il governatore di Siria, alla risposta negativa del califfo ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib ne conseguì l’abbandono del campo da parte di una minoranza dell’esercito i cosiddetti khargiti, letteralmente coloro che si separano.

 



[1] La data nel calendario islamico

[2] Il termine utilizzato all’epoca per identificare il governatore di un’ampia porzione di territorio di uno Stato.

[3] G. Larsson, Medieval Islamic Historiography: Remembering Rebellion, University of Gothenburg, Sweden, 2014.

[4] Situata nell’attuale Iraq.

venerdì 21 luglio 2023

INFOCESVAM MAGGIO GIUGNO 2023

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO X, 41/42 N. 3, Maggio – Giugno 2023, 1 luglio 2023

X/3/701 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 701 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente dedicato all’aggiornamento dei progetti in corso e alla situazione dei master.

X/3/702 – Il dott. M.B., Master in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Dalla legge 801/1977 alla legge 124/2007. L’evoluzione dell’Intelligence e dell’Antiterrorismo”.

X/3/703 Progetto 2015/1 Dizionario minimo della Grande Guerra. Il progetto è stato realizzato. È nella fase di divulgazione. Sono disponibili a chi ne fa richiesta 15 serie di 12 Volumi. Le Federazioni possono chiedere l’invio gratuito previo rimborso spese postali

X/3/704 Il dott. R.G., Master in Storia Militare Contemporanea dal 1792 - 1960, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Le prime fasi della battaglia di Francia. L’Attacco al forte di Eben Email 10-11 maggio 1940”

X/3/705 Progetto 2016/1. Dizionario mino della Guerra di Liberazione 1943-1945. Il progetto ha realizzato 7 volumi su 8. I volumi editi possono essere richiesti per l’invio gratuito dalle Federazioni, previo rimborso spese postali. Il Volume n. 1 sarà edito in occasione dell’80° anniversario il prossimo settembre

X/3/706– Il dott. DP. A.., Master in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Il Ricorso alle nuove tecnologie e l’uso di Internet nella lotta al Terrorismo”.

X/3/707. Progetto 2017/1 La prigionia e l’Internamento. Pubblicati 4 volumi che sono a disposizione anche singolarmente. Il Vol. IV dedicato alla memoria è nella sua fase di manoscritto 5. Prevista pubblicazione per il mese di luglio 2023.

X/3/708. Progetto 2017/2 “I Soldati Italiani sulla Testa di Ponte di Anzio”. Pubblicato il volume I. Il Volume due è nella fase finale di manoscritto 5. Prevista pubblicazione a luglio 2023 o settembre ottobre 2023.

X/3/709. Con il mese di luglio iniziano le pubblicazioni della Collana I Libri del Nastro Azzurro – Serie Università con la pubblicazione di opere predisposte dai frequentatori di Master. I Volume sarà quello di Monica Apostoli “Il Genio Telegrafisti. Il 3° ed il 7° Reggimento Genio Telegrafisti

X/3/710. Il Dott. Roberto Olevano, già frequentatore di Master, ha predisposto la ricerca su “La prima Ritirata di Russia. 1812. (Titolo provvisorio) con la finalità mdi pubblicare un volume nella serie della Collana I Libri del Nastro Azzurro Serie Università.

 X/3/711 – Il dott. A.S.., Master in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Il Terrorismo. Un fenomeno che non riesce a fermarsi”.

X/3/712 – Marco Montagnani, Presidente della Federazione di Asti, Consigliere Nazionale, ha predisposto come manoscritto 4 la ricerca “L’affondamento del Pirografo requisiti Conte Rosso24 MAGGIO 1941. La pubblicazione del volume è prevista per il prossimo ottobre 2023

X/3/713. Progetto 2017/2 Capire la Grande Guerra. Concluso. Sono stati pubblicati tre volumi (,13, n.14, n.15) La serie di tre volumi è disponibile alle Federazioni che ne fanno richiesta, salvo rimborso spese postali.

X/3/714 – La Dott.ssa G.M., ., Master in “Politica militare comparata dal 1945 ad oggi. Dottrina, Strategia, armamenti”, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “La Legione romana attraverso “L’arte della Guerra” di N. Macchiavelli”.

X/3/715 – Progetto 2018/1. Le Leggi Raziali ed il Valore Militare. Progetto concluso. Sono stati prodotti tre volumi La serie è disponibile alle Federazioni che ne fanno richiesta, salvo rimborso spese postali

X/3/716 – Progetto 2019/1 “Il Corpo Italiano di Liberazione ed il Valore Militare. La ricerca è conclusa. Il volume è nella fase di predisposizione di Bozza 2. Sarà edito nel mese di luglio 2023. Le Federazioni possono chiederne 5 Copie ciascuna, salvo il rimborso delle spese postali. Sarà data comunicazione tramite la email “ricerca.cesva@istitutonastroazzurro.org

3/717 – Il dott. PP.S., Coeso di Aggiornamento e perfezionamento in  Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “HUMIT. Tecniche di interrogatorio negli Stati Democratici. Una riflessione etica alla luce del diritto umanitario internazionale”

X/3/718 - Progetto 2019/2 Le Vicende dei Militari Italian in Russia 1941-1953. È stato pubblicato il primo volume dalla serie. Il Volume 2 ed il Volume 3 sono terminati come manoscritto n. 5. Si attende la disponibilità della Tipografia al fine di procedere alla loro stampa e pubblicazione

X/3/719 il Dott L.A., Master in “Politica militare comparata dal 1945 ad oggi. Dottrina, Strategia, armamenti”, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Il Sistema Nike Hercules in Italia nel periodo della guerra fredda”.

X/3/720 – Progetto 2020/1 “La prigionai Italiana in mano britannica Kenya. Il Volume è nella fase di manoscritto 4.  Si prevede che per settembre p.v. si completa il manoscritto 5 e si avvii la fase di editing

X/3/721 – Progetto 2020/2 Le Riforme Militari tra il 1919 ed il 1919. Sono stati pubblicati Tre volumi che sono disponibili a richiesta, e come prassi, saranno inviati gratuitamente, salvo rimborso delle spese postali. Il Volume dedicato agli ordinamenti dal 1940 al 1946 è approdato alla fase del manoscritto 3

X/3/722 – Progetto 2021/2 Centenario della Traslazione del Milite Ignoto. Il progetto è concluso. Sono disponibili la medaglia coniata nell’occasione che si può richiedere a segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

X/3/723 – Progetto 2022/1 Implementazione Archivio Digitale. Vds Annesso a questo bollettino

X/3/724 – È in corso la definizione delle proposte per i titoli dei progetti 2024 al fine di aderire alla prevedibile richiesta del Ministero della Difesa – Gabinetto del Ministro.

X/3/725 – Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 settembre 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

giovedì 20 luglio 2023

Rivista QUADERNI, Anno LXXXIV, Supplemento XXIX, 2023, n. 2, 28° della Rivista Aprile Giugno 2023

 

 

SOMMARIO

 “QUADERNI” DEL NASTRO AZZURRO”

Anno LXXXIV, Supplemento XXIX, 2023, n. 2,

28° della Rivista. Aprile – Giugno 2023

www.istitutodelnastroazzurro.org, www.cesvam.org

 

Editoriale del Presidente Carlo Maria Magnan

IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA

 

APPROFONDIMENTI

Francesco Maria Atanasio, La presenza italiana in Estremo Oriente XIX e XX secolo: diplomazia

              e forze armate.

Giovanni Riccardo Baldelli, Il Valore Militare e la Divisione “Perugia”…

DIBATTITI

Sergio Pirolozzi,Giulio Douhet, il generale che conquistò il cielo.

Giorgio Madeddu, Quando gli iglesiensi persero la medaglia d’oro al Valore Militare e né ricevettero in cambio,

             quattro d’argento. Il fatto dei Ponti di Santa Caterina del 17 gennaio 1973

ARCHIVIO

Massimiliano Monti, Origine, Sviluppo ed Organizzazione delle SS in Germania.

MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE

Valentina Trogu, L’urbicidio di Civitavecchia, racconto di una storia attualizzabile.

Giorgio Madeddu, Il Cimitero Militare Italiano dell’Asinara. Anno 1916. Necessità di un restauro per una

                               questione di dignità.

 

IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI

 

UNA FINESTRA SUL MONDO

Antonio Trogu, New Start. La Russia ne sospendete l’applicazione

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE

Massimo Coltrinari, Lo Stato. Analisi parametrale. LO schema analitico degli scenari  Parte II

SCENARI, REGIONI QUADRANTI

Nicolò Paganelli,  Lo Stato. Analisi Parametrale. Il Messico

Posteditoriale

 

Segnalazioni Librarie. …

Autori. Hanno collaborato a questo numero.

Articoli di Prossima Pubblicazione.

 

•                                     CESVAM NOTIZIE

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, VII, 2022, Luglio 2022, n. 78

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, VIII, 2022,  Agosto 2022, n. 79

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, IX, 2022, Settembre 2022, n. 80

“Quaderni” on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com

PER FINIRE

Massimo Coltrinari,  Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre

 

INFO contatti e richieste a : segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

lunedì 19 giugno 2023

Antonio TRogu Libano SEnza pace



 Il Libano, dai fasti degli anni '70 e’ ora al  collasso, Beirut era la Montecarlo araba, casinò e jet set;

attualmente il Paese si trova in una profonda crisi economica, sociale e religiosa.

Fino agli '70, pur con alti e bassi, la convivenza tra i diversi gruppi religiosi è stata pacifica, anzi è stata un esempio di multiculturalismo. Tra gli anni '50 e '60, inoltre, il Paese dei Cedri ha conosciuto il boom economico, con Beirut centro di riferimento per gli scambi commerciali con l'Europa.

Con l’indipendenza, ottenuta nel 1943, nacque il “Patto Nazionale” che ancora vige in quel martoriato paese del Medio Oriente e che prevede che il Presidente sia di fede cristiana maronita, che il Primo Ministro sia musulmano sunnita e che il Presidente dell’Assemblea Nazionale sia musulmano sciita. Questo permette ai diversi gruppi religiosi presenti nel Paese di avere il medesimo peso politico, il governo libanese è quindi progettato per fornire una rappresentanza politica a tutti i gruppi religiosi ed i principali sono tre: i cristiani maroniti, i musulmani sunniti e i musulmani sciiti. 

Il numero di seggi in parlamento è suddiviso proporzionalmente tra cristiani e musulmani e, a sua volta, tra le diverse confessioni di ciascuna religione. Lo stesso vale anche per i posti nel governo e quelli di vertice del settore pubblico. 

La convivenza tra gruppi religiosi non e’sempre stata pacifica, la situazione in Libano comincia infatti a precipitare a partire dagli anni ’60, con le guerre Arabo-Israeliane e l’enorme afflusso di profughi palestinesi che si riversano nel paese e, soprattutto negli anni ’70, con la presenza attiva di “Settembre Nero”.

Settembre nero era una Organizzazione terroristica palestinese nata nel 1970 e attiva fino al 1973, responsabile di dirottamenti aerei e attentati, culminati con la strage di 11 atleti israeliani nel 1972 palle olimpiadi di Monaco di Baviera. L’Organizzazione prende il nome dall’offensiva (‘settembre nero’) del governo giordano scatenata nel settembre 1970 contro la guerriglia palestinese insediatasi nel regno dopo la Terza guerra arabo-israeliana (1967). Re Ḥussain riuscì, con l’appoggio israeliano, statunitense e britannico, a sradicare le basi della guerriglia mettendo fine alla presenza organizzata dei Palestinesi in Giordania.

L’annientamento della resistenza palestinese in Giordania ebbe come conseguenza la fuga delle organizzazioni palestinesi dalla Giordania verso il Libano e questo contribuì alla destabilizzazione del Paese dei Cedri.

 

Antonio Trogu  trogant@libero.it

sabato 10 giugno 2023

L'Intelligence e la Attivita Umana. Note di Fabio Lombardelli

Dal mese di Febbraio in questo blog sono apparse note riguardanti l'Intelligence e l'Attivita Umana che in sigla si definisce HUMINT.  scritte dal Dott Fabio Lombardelli   Le note sono state tratte dalla tesi finale per il Corso di Perfezionamento e Aggiornamento Professionale in TERRORISMO E ANTITERRORISMO INTERNAZIONALE Obiettivi, Piani e Mezzi I^ Edizione – I^ Sessione

in cui è stata discussa brillantemente la tesi dal tema:

 L’INTELLIGENCE DELLE FONTI UMANE ( HUMINT) PER IL CONTRASTO ALLA MINACCIA TERRORISTICA A DIFESA DELLA SICUREZZA NAZIONALE DELL’ITALIA


Il Dott. Fabio Lombardelli fa parte del CESVAM 

martedì 30 maggio 2023

I Paesi del Gulf Cooperation Coucil (GCC) -

 

Di GIuseppe Cozzi.

Il Gulf Cooperation Council (GCC), anche noto come Consiglio di Cooperazione del Golfo, è un’organizzazione regionale che riunisce i Paesi di Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Kuwait sulla base interessi economici, sistemi politici simili e valori condivisi. Le radici di tale organizzazione affondano negli anni 70’, all’indomani della rivoluzione iraniana, la quale che sancì il rovesciamento del regime dello Shah e la nascita della Repubblica Islamica dell’Iran, percepita come principale rivale ed elemento di instabilità regionale.

Sebbene la questione relativa alla sicurezza non fosse menzionata nel Trattato istitutivo del GCC firmato nel maggio del 1981, il conflitto Iraq-Iran indusse i Paesi a creare nel 1984 un corpo militare congiunto che, ad oggi, conta all’incirca 40mila soldati divisi in due brigate, il Peninsula Shield Force. Nonostante tale visione di “difesa comune”, il Peninsula Shield Force intervenne in Kuwait durante l’invasione irachena del 1990 ma non fu in grado di difendere, con le proprie forze, il Kuwait. Inoltre, nel 2012 fu effettuato il tentativo di rafforzare la cooperazione nel campo della difesa, fortemente appoggiato dai sauditi, che però fu osteggiato da Oman ed Emirati Arabi Uniti.

Il settore in cui il GCC ha registrato il maggior numero di successi è quello economico-finanziario. Nel 2001 infatti i sei paesi del Golfo stipularono il GCC Economic Agreement, un accordo articolato in diversi punti, tra i più importanti[1]:

­    l’unione doganale;

­    le relazioni economiche internazionali con altri Stati e altre organizzazioni regionali/economiche;

­    il mercato comune;

­    l’unione monetaria.

I primi due progetti vennero implementati. Per quanto attiene all’unione doganale, annunciata il 1° gennaio 2003 e perfezionata nel 2015, questa consentì l’armonizzazione delle procedure doganali in tutti i paesi membri e l’istituzione di una tariffa doganale uniforme sui prodotti provenienti dall’estero. Anche gli scambi commerciali tra i membri del GCC e altri Paesi e organizzazioni registrarono un sostanzioso miglioramento, uno degli esempi più significativi è il commercio tra GCC e Unione Europea che tra il 2006 e il 2016 vide un incremento del 53%[2].

In riferimento agli altri progetti sopra citati, la creazione di un mercato comune fu proposta nel 2008 con la finalità di facilitare gli scambi intra-GCC ma non ha trovato ancora riscontro nella realtà, così come l’unificazione dei Paesi membri sotto una moneta unica. Quest’ultimo ambizioso obiettivo, stabilito inizialmente per il 2010 e ispiratosi al modello dell’Euro, fu contrastato ancora una volta da Oman ed Emirati Arabi Uniti, contrari all’istituzione di una banca centrale comune all’Arabia Saudita.

Nel 2017 si verifico una profonda fase di rottura quando i Paesi di Arabia Saudita, Bahrein, EAU ed Egitto imposero un embargo economico e diplomatico sul Qatar che venne accusato di finanziare il terrorismo e di intrattenere un rapporto troppo amichevole con la Turchia e lo storico rivale Iran. L’embargo tuttavia non ebbe l’esito atteso: il Qatar infatti negli ultimi anni ha continuato a perseguire una politica estera non allineata con il resto dei Paesi del Golfo ed ha addirittura incrementato il rapporto con Turchia e Iran. In questo quadro Oman e Kuwait hanno agito come mediatori per porre fine alla crisi.

Un’ulteriore minaccia all’integrità dell’organizzazione è rappresentata dalla disgregazione del fronte congiunto contro quello che, fino a pochi anni fa, era considerato un nemico comune: Israele. La normalizzazione dei rapporti tra lo Stato ebraico e gli Emirati Arabi Uniti seguiti dal Bahrein, di fatto, ha messo in luce discrepanze sempre più evidenti. Sebbene di recente l’amministrazione Trump abbia invitato ripetutamente Qatar e Arabia Saudita a prendere parte agli Accordi di Abramo (ricordiamo le visite istituzionali dell’allora Segretario di Stato americano Pompeo) essi sembrano ancora lontani dall’intraprendere relazioni diplomatiche con Israele. Da una parte Doha ha sostenuto a gran voce la causa palestinese e ha denunciato, attraverso un’imponente campagna mediatica, gli accordi e la decisione degli EAU, dall’altra parte Riyadh ha assunto una posizione più ambigua a causa dei contrasti all’interno della stessa casa regnante. Se la vecchia guardia, rappresentata dal Re Salman e dal Ministro degli Esteri Faisal bin Farhan Al Saud, si dichiara disposta a riconoscere lo Stato di Israele solo nell’ambito di un accordo permanente che garantisca ai palestinesi uno Stato nei confini del ’67, la posizione del principe ereditario Muhammad Bin Salman è decisamente meno ostile. A dimostrarlo una dichiarazione rilasciata nel 2018 in cui affermò “condividiamo diversi interessi con Israele e se c’è pace ci saranno molti interessi tra Israele e i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo”[3] e un presunto incontro con il Premier Netanyahu tenutosi nella “città del futuro” di Neom alla presenza del Segretario di Stato Pompeo.

D’altro canto l’Iran si è rivelato abile nell’approfittare delle debolezze e delle rivalità tra gli Stati arabi della regione, come ad esempio la diatriba tra Qatar e Arabia Saudita da una parte e EAU e Bahrein dall’altra. Se per i Paesi GCC l’Iran è il nemico comune, visto come minaccia diretta alla propria esistenza, per l’Iran gli Stati del Golfo sono dei nemici di media intensità (se comparati agli Stati Uniti d’America ed Israele), poiché sono percepiti come strumenti degli USA per minacciare e intimidire la Repubblica islamica dell’Iran.



[1] Joint Action Process, (2001), in https://www.gcc-sg.org

[2] Consiglio di Cooperazione del Golfo: il sogno infranto di Riyadh, (2021), in www.geopolitica.info

[3] Gaza, la Palestina è sola, (2018), in www.atlanteguerre.it

venerdì 19 maggio 2023

L'INtelligence e L'attività Umana. HUMINT ed Antiterrorismo di Fabio Lombardelli

 



HUMINT E ANTITERRORISMO 

L’evoluzione recente della minaccia jihadista verso forme di “terrorismo diffuso”, spesso caratterizzato dall’azione di soggetti singoli radicalizzati sul web e non sempre legati a gruppi bene organizzati, richiede un rilancio e un potenziamento delle capacità HUMINT in tutti i Paesi occidentali, Italia compresa. Si rende necessaria una sempre più stretta cooperazione nel campo della HUMINT di antiterrorismo e di contro radicalizzazione tra servizi d’intelligence, forze di polizia (compresa la polizia di prossimità) e apparato militare. Occorre, altresì, sviluppare forme di collaborazione, nell’ambito HUMINT finalizzato al controterrorismo, tra comparto intelligence e aziende soprattutto quelle operanti in settori strategici e infrastrutture critiche. In quest’ottica anche le aziende dovranno sviluppare le loro capacità HUMINT per tutelare la propria sicurezza e fornire supporto alle attività di ricerca condotte dalle agenzie d’intelligence. Se dovessimo sintetizzare le aree in cui la HUMINT opera in campo Antiterroristico potremmo farlo indicando: 

 ► lo scambio di informazioni con i servizi di Intelligence stranieri; 14 

► il debriefing con profughi e immigrati; 

► gli interrogatori di particolari detenuti;

 ► analisi delle informazioni pervenute da altri servizi di Investigativi o d'Intelligence; 

► indagini su notizie diffuse da semplici cittadini. Molto spesso può risultare difficile condurre operazioni segrete in tale ambito, dato che lo scenario d’intervento può aprire la strada a controversie di tipo etico, politico, logistico, dal momento che le situazioni tipiche delle attività di terrorismo hanno molto a che fare con azioni dirette di criminalità. Com’è facile intuire, l’infiltrato presso un’organizzazione terroristica, ad oggi, rimane il mezzo più efficace per l’acquisizione di elementi chiave su piani, intenzioni, obiettivi e nomi, di chi intende agire per conto della nefasta aggregazione. La HUMAN INTELLIENCE negli anni ha contribuito, infatti, in modo decisivo nella lotta al terrorismo interno (come Brigate Rosse, RAF, IRA, ETA, etc.) e a quello internazionale contro le organizzazioni d’impronta Jihadist