martedì 9 maggio 2023

L'Iran e le Sue dinamiche interne

  Di Giuseppe Cozzi

L’Iran risulta essere uno dei principali attori dell’area mediorientale, sia sul piano economico che militare. Erede della cultura persiana (vanta un tasso di alfabetizzazione pari al 87%) è collocato al centro del “Grande Medio Oriente”, un’iniziativa statunitense promossa dall’Amministrazione di George W. Bush all’inizio del 2004 per ridisegnare la cartina geografica dell’area.

Inoltre, la Repubblica Islamica dell’Iran è il punto di riferimento politico della fazione sciita, il filone minoritario del mondo musulmano i cui membri vivono lungo tutta la costa del Golfo Persico, cuore petrolifero mondiale, in Iraq, in Afghanistan e in altre zone del mondo. Questa prerogativa gli ha attirato l’odio secolare dell’Arabia Saudita, cuore del mondo sunnita e soprattutto della galassia estremista wahabita.

Per quanto afferisce al lato economico-commerciale, l’Iran risulta essere il quarto Paese al mondo per riserve di petrolio e il secondo per quelle di gas, ma non può sfruttare appieno a causa del lungo isolamento internazionale (Teheran è costretta ad offrire il proprio greggio ad un prezzo scontato di circa 30 dollari al barile), ed è soprattutto in grado di bloccare lo stretto di Hormuz, collo di bottiglia della più importante rotta petrolifera mondiale[1].

Sul piano strategico-militare, invece, nel ranking mondiale delle forze militari, l’Iran è quattordicesimo, posizionandosi come una potenza regionale capace di contrastare l’influenza statunitense in Medio Oriente. Nel 2020, il personale militare attivo del Paese ammonta a ben 523.000 unità, con un numero di riservisti che raggiunge la cifra di 350.000, per un totale di 873.000 uomini. (6) L’Iran ha sviluppato nel corso degli anni un discreto arsenale di missili balistici, i quali costituiscono la spina dorsale della strategia di deterrenza di Teheran. Il corredo missilistico iraniano vanta diversi sistemi a corto e medio raggio (Short-Range Ballistic Missile – SRBM e Medium-Range Ballistic Missile – MRBM), consentendo alla Repubblica Islamica di colpire obiettivi all’interno di un raggio di 2.000 km[2].

Nella percezione della leadership iraniana, la principale minaccia è rappresentata dagli Stati Uniti, considerati il paese in grado di mettere in pericolo la sopravvivenza della Repubblica Islamica e di danneggiare gli interessi nazionali iraniani. L’evoluzione recente della politica americana nei confronti dell’Iran, con la decisione di Donald Trump di ritirarsi dall’accordo sul nucleare nonostante la piena adempienza iraniana allo stesso, ha ulteriormente rafforzato la percezione da parte della leadership iraniana degli Usa come attore inaffidabile e dedito esclusivamente al perseguimento dei propri interessi.

In particolare, la presenza militare statunitense nella regione è percepita come una minaccia permanente, così come il sostegno offerto da Washington ai propri alleati del Golfo è percepito come un sostegno indiretto al rovesciamento della Repubblica Islamica. Da qui derivano i frequenti appelli iraniani rivolti ai paesi del Golfo affinché si costruisca un dialogo sulla sicurezza regionale che sia esclusiva pertinenza dei paesi della regione e che escluda dunque gli Stati Uniti.

Consapevole della superiorità tecnologica e in mezzi degli Stati Uniti, Teheran ha saputo elaborare una strategia militare focalizzata sulle tattiche di guerra asimmetrica. Gli obiettivi che la Repubblica Islamica intende perseguire con tale approccio sono principalmente due:

­   La difesa del regime e del Paese dalle minacce, sia esterne, che interne;

­   Emergere nello scenario regionale come potenza dominante.

In quest’ottica, le forze convenzionali della Repubblica Islamica hanno lo scopo di scoraggiare un’invasione nemica su larga scala e di rendere il costo umano ed economico di una guerra convenzionale intollerabile. D’altro canto, Teheran persegue i propri obiettivi oltre confine appoggiandosi a diverse milizie sciite e attori non-statali nella regione, ingaggiando i propri avversari tramite operazioni di guerra per procura e destabilizzando i Paesi alleati di Washington.

Tramite tale forma di guerra ibrida, la Repubblica Islamica mantiene il costo politico delle proprie azioni offensive all’estero molto basso, in quanto l’impossibilità di attribuire la responsabilità dei diversi attacchi direttamente a Teheran tutela il Paese da un’eventuale risposta diretta dei propri avversari.

L’Iran, inoltre, negli ultimi anni ha notevolmente ampliato l’uso dei droni. Se da una parte tali droni vengono utilizzati per monitorare le minacce interne, come i gruppi di resistenza curda che si oppongono al regime, dall’altra essi sono stati impiegati nel Golfo e nel Mare Arabico al fine di contribuire alla compilazione di una sempre più chiara Maritime Situational Awareness (MSA) dimostrando alla controparte statunitense e ai Paesi della regione di potersi affermare come principale attore del Medio Oriente.

Sul piano interno invece, le difficili condizioni economiche e infrastrutturali, provocate sia dalle sanzioni internazionali sia dall’incompetenza e cattiva gestione da parte delle autorità iraniane, continuano a essere la causa scatenante di diffuse e trasversali proteste in tutto il paese. In un contesto globale di altissima inflazione, i dati iraniani sono particolarmente negativi, con alcuni settori, tra cui quello alimentare, che hanno raggiunto il 90% su base annua con ricadute sensibili sui consumi da parte della popolazione[3]. Allo stesso tempo, il caldo estivo ha riportato alla luce un problema ormai tragicamente radicato: la scarsità di acqua. Sia i cambiamenti climatici sia le pessime condizioni delle infrastrutture idriche e la cronica cattiva gestione da parte delle autorità provinciali hanno portato a situazioni di grave scarsità di acqua in diverse province[4].

Sebbene durante l’estate la portata delle proteste non abbia raggiunto i livelli di capillarità e forza del 2019-20, è evidente che la situazione socioeconomica rappresenta la principale minaccia per la stabilità della Repubblica Islamica. Non è dunque improbabile che, a fronte di un ulteriore peggioramento dei dati macroeconomici, nel breve e medio termine potrebbero emergere nuove, significative ondate di proteste popolari con la conseguente repressione da parte del regime.

Non ultima e meno importante è la protesta scoppiata lo scorso 16 settembre a seguito della morte della ventiduenne Mahsa Amini, arrestata a Teheran dalla Gasht-e Ershad dalla polizia della Repubblica islamica, con l’accusa di non aver indossato il velo correttamente. Tale episodio, ha scatenato una nuova ondata di scontri tra la popolazione civile e le forza di polizia locale, rapidamente diffusesi in tutto il paese. Le manifestazioni, pregne di una simbologia legata all’emancipazione femminile (ma più in generale alla volontà di superare alcune imposizioni religiose come l’obbligatorietà di indossare il velo nei luoghi pubblici) si sono rapidamente caratterizzate per il coinvolgimento attivo sia di varie associazioni studentesche che della classe media[5]. I cruenti scontri hanno causato la morte di centinaia di manifestanti, alcuni dei quali addirittura arrestati in attesa di giudizio da parte delle autorità competenti.

Negli ultimi mesi, i manifestanti hanno ricevuto il sostegno di diverse figure pubbliche iraniane, tra cui il popolare calciatore Sardar Azmoun e il regista due volte premio Oscar Asghar Farhadi[6] ma non ultimo anche la protesta della nazionale di calcio iraniana durante la Fifa World Cup Qatar (FWCQ) nei confronti delle autorità politiche dell’Iran.

La situazione è precipitata ulteriormente alla fine dello scorso anno, quando decine di persone, di cui diversi minorenni, sono stati processati e condannati a morte per “inimicizia contro Dio”. L’8 dicembre 2022 infatti, le autorità hanno messo a morte il manifestante Mohsen Shekari, dopo averlo condannato meno di tre mesi dopo il suo arresto. Il 12 dicembre 2022 le autorità hanno messo a morte pubblicamente un altro giovane manifestante, Majidreza Rahanvard, a Mashahd, provincia di Khorasan-e Razavi, dopo averlo condannato e messo a morte meno di due settimane dopo una sessione del tribunale il 29 novembre 2022.

Il 7 gennaio 2023 sono state eseguite le condanne a morte di Mohammad Mehdi Karami e Seyed Mohammad Hosseini.  L’8 gennaio, Mohammad Boroughani e Mohammad Ghobadlou sono stati trasferiti nel braccio della morte in attesa di imminente esecuzione.

Nonostante la composizione sociale e l’impulso legato a istanze di rivendicazione dei diritti civili e individuali abbiano reso l’attuale ondata di proteste sostanzialmente diversa, per esempio, da quella di stampo prettamente economico del 2019, è evidente la coesistenza di diverse sacche di malcontento all’interno della società iraniana. Sacche che, almeno per ora, sembrano rimanere scollegate, non riuscendo a creare una sintesi in grado di superare la repressione violenta messa in atto dal regime[7].

Infine, appare evidente come le dinamiche sopra descritte, sia dal punto di vista politico- militare che interno, unitamente alla volontà di Teheran di perseguire la ricerca e lo sviluppo di ordigni nucleari nonostante le restrizioni poste dagli accordi internazionali, possano caratterizzare una preoccupante escalation nell’area e destabilizzare l’equilibrio regionale nel prossimo futuro.



[1] Iran: la crisi economia e politica si aggrava, (2022), in www.google.com

[2] 2023 Iran Military Strenght, in www.globalfirepower.com

[3] Skyrocketing inflation pushes Iranians away from basic food items, expert says, RFE/RL’s Radio Farda, 12 agosto 2022.

[4] “Water cuts in Iran spark more protests as crisis grows”, RFE/RL’s Radio Farda, 24 agosto 2022.

[5] CARGNELUTTI F., Le proteste anti-patriarcali scuotono le fondamenta della Repubblica Islamica in Iran. Intervista a Parola Rivetti, Global Project, (2022)

[6] Iran Oscar-winning director urges “solidarity” with protesters, France 25, 25 settembre (2022)

[7] Iran: decine di persone rischiano l’esecuzione in relazione alle proposte, in www.amnesty.it

giovedì 20 aprile 2023

L'Intelligence e l'attività Umana. Le Modalità Operative di Fabio Lobardelli

 MODALITA’ OPERATIVE ADOTTATE DALLA HUMAN INTELLIGENCE 


Non si ha la pretesa di essere esaustivi in questo capitolo della trattazione, anche perché gli strumenti realmente cruciali della HUMINT probabilmente non sono facilmente riconducibili a schemi né tantomeno a protocolli: ovvero intuito e logica, ma soprattutto empatia. Tuttavia, è possibile citare in maniera sommaria alcune delle modalità operative della HUMINT maggiormente in uso così come segue. 

 ► La Ricognizione Speciale. Si tratta di un’attività condotta da reparti investigativi speciali o forze speciali di tipo militare, chiamate ad intervenire per svolgere più di una operazione: ovvero ottenere notizie, quanto più dettagliate possibili, sul nemico, le sue reali intenzioni, i suoi obiettivi criminosi; oppure acquisire informazioni tecniche geografiche, urbanistiche, idrologiche o meteorologiche su una specifica area d’interesse. Una modalità su tutte è, ad esempio, l'osservazione, il controllo e il pedinamento. 

 ► Il Rapporto Diplomatico. Attiene ad una delicata attività di mantenimento dei rapporti di politica estera, allo scopo di prevenire l’eventuale esacerbarsi dei conflitti. Il rapporto diplomatico è un documento ufficiale nel quale si descrivono le criticità osservate e le consigliate soluzioni d’intervento per l’evitamento del conflitto internazionale. 13

 ► Raccolta e Verifica delle Informazioni La raccolta di informazioni è pressoché costante e i dati provengono da contesti variegati: prigionieri di guerra sfuggiti ai nemici, rifugiati, viaggiatori, giornalisti, o qualunque altro soggetto ritenga di fornire apporti utili all’ottenimento di informazioni sensibili di altri Stati, parti o soggetti avversi. A questa attività di raccolta si accompagna l’attività di verifica minuziosa delle informazioni acquisite. Spesso si assiste a fenomeni di controinformazione, deviazione dei dati in proprio possesso, falsificazione di elementi già acquisiti, al fine di danneggiare l’Agenzia di Intelligence “avversaria”. Nello specifico la raccolta di informazioni può consistere in: - acquisizione clandestina di fotografie, documenti ed altri materiali - acquisizione di informazioni tramite personale dispiegato in concorsi esteri - debriefing con cittadini stranieri e personale che vive o viaggia nei paesi esteri - contatti ufficiali con governi stranieri oppure organizzazioni non governative - interrogatori - interviste con personale civile e militare ed esperti del settore

lunedì 10 aprile 2023

Lo Stretto di Hormuz e la Geopolitica turbolenta del Golfo II Parte

Di Giuseppe Cozzi.


 ( la prima parte è stata pubblicata in data 10 aprile 2023)

-       il contenzioso in corso tra Iran ed Emirati Arabi Uniti (EAU) per le isole di Abu Musa, Grande Tunb, Piccola Tunb, Bani Furur, Furur, Sirri.

Per quanto afferisce alla presenza delle ingenti quantità di petrolio e gas naturale ovvero di riserve energetiche nella regione, questo è stato motivo di continua competizione e numerosi conflitti nel corso dei tempi. Tra i più importanti va ricordato sicuramente la sanguinosa guerra Iran-Iraq degli anni ’80, la cosiddetta “Prima guerra del Golfo” dei primi anni ’90 (quando il dittatore iracheno Saddam Hussein ha cercato di occupare e impossessarsi del Kuwait e del proprio petrolio) e la “Seconda guerra del Golfo”, che ha visto l’occupazione americana dell’Iraq nel 2003. In seguito agli esiti della Prima guerra del Golfo nel 1990, il Dipartimento della Difesa americano decise di dislocare una flotta (la Quinta), con sede a Manama (Bahrein), che avesse la responsabilità sul Golfo Persico, Mar Arabico, Mar Rosso e parte dell’Oceano Indiano lungo la costa orientale dell’Africa, con lo scopo di proteggere le vie marittime ed i traffici ad esse collegati.

A seguito di un periodo di precaria stabilità regionale, nel giugno 2019 la situazione rischiava di precipitare, quando, nel Golfo dell’Oman, due petroliere andarono a fuoco e gli Stati Uniti accusarono l’Iran dell’incidente. In tale occasione, Teheran minacciò la chiusura dello Stretto, che avrebbe comportato ritardi e costi di spedizione più elevati per i beni trasportati.

Infine, nel maggio del 2022, la Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC), la forza militare più potente del paese, ha sequestrato due petroliere greche che navigavano nel Golfo Persico. Il sequestro sarebbe stata una ritorsione per la confisca di una petroliera iraniana avvenuta in acque greche nell’aprile 2022, che secondo l’Iran sarebbe stata ordinata dagli Stati Uniti per la violazione delle sanzioni che vietano all’Iran la vendita di petrolio nei paesi dell’Unione Europea. Le due navi mercantili greche sono state rilasciate nel novembre 2022 a seguito di un lungo e complicato sforzo diplomatico.

Nonostante le ricorrenti tensioni nell’area, il metodo di trasporto più conveniente rimane ad oggi quello marittimo e lo Stretto di Hormuz resta un’arteria vitale per i principali esportatori di petrolio nella regione del Golfo, le cui economie si reggono sugli idrocarburi. Solo qualche anno fa, nel 2018, l’Arabia Saudita ha inviato circa 6,4 milioni di barili di petrolio al giorno attraverso lo Stretto, l’Iraq più di 3,4 milioni, gli Emirati Arabi Uniti quasi 2,7 milioni e il Kuwait poco più di 2 milioni[1]. Anche per l’Iran è molto importante questa rotta, principalmente per le sue esportazioni di greggio (peraltro sottoposte a misure di embargo da parte degli USA che limitano anche gli acquisti di vari Paesi alleati). Il Qatar, che risulta essere il maggiore produttore mondiale di gas naturale liquefatto, lo esporta quasi tutto attraverso Hormuz (la restante parte tramite via terrestre).

Con il passare degli anni, infatti, la centralità commerciale di questa rotta è cresciuta sempre più, soprattutto con l’istaurarsi di un collegamento economico con le più blasonate economie asiatiche. La maggior parte del petrolio che ha attraversato lo stretto nel 2018 è andato in Cina, Giappone, Corea del Sud e India. Anche gli Stati Uniti hanno importato quasi 1,4 milioni di barili al giorno tramite questa rotta e l’Europa ne resta dipendente.

Sebbene lo Stretto di Hormuz risulta essere il percorso più utilizzato per il trasporto di greggio fuori dal Golfo, negli ultimi anni gli Stati costieri hanno costruito diversi oleodotti terrestri per lo stesso fine. E’ il caso dell’oleodotto saudita, il quale attraverso il Mar Rosso, con una capacità di circa 5 milioni di barili di petrolio al giorno. Gli Emirati Arabi Uniti hanno costruito un oleodotto terrestre che può trasportare circa 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno lungo la costa. Infine, è presente anche un altro oleodotto che può trasportare il petrolio iracheno fino alla costa mediterranea. L’efficienza di questi sistemi alternativi non risulta essere all’avanguardia e molte sono le avarie che si riscontrano giornalmente ma, soprattutto, non riescono a trasportare tutto il petrolio che può essere spostato su una nave.

Negli ultimi anni poi, si è assistito ad un graduale inserimento di un altro attore fondamentale nei giochi regionali, la Cina. La strategia di Pechino per il Golfo Persico si basa sulla costruzione di legami economici con tutti gli attori regionali, perseguendo un approccio apolitico e neutrale con questi Paesi. La Cina ha infatti estremo bisogno delle risorse energetiche del Golfo e punta anche alla sua ambiziosa espansione attraverso la Belt and Road Initiative, la cosiddetta Nuova Via della Seta, che intende connettere La Cina al Golfo Persico, al Mar Arabico, al Mar Rosso e al Mediterraneo.

 



[1] Lo stretto di Hormuz e la geopolitica turbolenta del Golfo Persico, (2021), in https://aspeniaonline.it

giovedì 30 marzo 2023

L'Intelligence e la Attività Umana Il Processo Humit di Fabio Lombardelli


 

IL PROCESSO DI HUMINT 

Si caratterizza per le seguenti azioni: - pianificazione e preparazione attività raccolta informazioni: durante questa fase vengono utilizzate ricerche rilevanti per poter acquisire formula domande utili all'origine e per poter esplorare e valutare diverse tecniche di interrogatorio e/o intervista della fonte. In questa fase rientra anche il processo di contatto e creazione di un rapporto con la fonte in modo da guadagnare fiducia per una acquisizione ottimale delle informazioni. - interrogatorio e/o intervista: questa fase comprende diverse tecniche di interrogatorio e di acquisizione informazioni tramite domande. - fine attività di raccolta informazioni - report: una volta raccolte le informazioni queste devono essere trascritte, riassunte ed inviare tramite documentazione opportuna agli organi di competenza.

 OBIETTIVI, AMBITI APPLICATIVI E METODI DELLA HUMAN INTELLIGENCE Obiettivi L’obiettivo primario del contatto o dell’interazione con le fonti umane dell’avversario è acquisire informazioni sia su quello che loro sanno, o possono venire a sapere dai loro contatti o dalle loro amicizie, che sul loro profilo psicologico. Il possibile profilo psicologico che emerge dall’interazione verrà poi valutato dagli analisti, i quali indicheranno come trattarlo e che cosa ci si può aspettare dall’interazione con lui. Vengono richieste quindi all’agente operativo anche delle capacità psicologiche come quelle dell’osservazione e dell’ascolto per estrapolare dalla mimica, dalla gestualità, dalla postura e dalle risposte della fonte anche l’ulteriore informazione dell’attendibilità di quello che sta dicendo. Non è facile creare una rete di contatti in grado di assicurare un flusso costante di informazioni, sono richiesti non solo abilità psicologiche ma anche pazienza, perseveranza, costanza e l’ulteriore abilità di gestire i possibili conflitti con la fonte e di riuscire a manipolarla senza rendere evidente il condizionamento. 10 Ambiti Applicativi Gli ambiti applicativi possono essere tutti quegli ambiti in cui l’acquisizione delle informazioni è essenziale per la sicurezza e per assumere delle decisioni efficaci nei campi strategici ed operativi connessi con la protezione degli interessi istituzionali. Le attività di Human Intelligence, vengono praticate quindi sia nell’ambito dell’Intelligence Istituzionale (come le attività delle Agenzie per l’Informazione e la Sicurezza Interna ed Estera) che in ambito Economico (come la Businnes Intelligence), Aziendale (come la Competitive Intelligence), Sociale (come l’Intelligence Investigativa) e Scientifica (come la Medical Intelligence). Metodi I metodi messi in atto possono andare da quelli “soft” come l’attaccare bottone con una persona del campo avversario e parlare inizialmente del tempo, poi del più e del meno, per poi scivolare gradualmente e naturalmente verso gli argomenti che rappresentano l’obiettivo informativo, fino a quelli più “hard” come gli interrogatori, anche con l’applicazione di manipolative pressioni psicologiche o “fastidi” fisici. Anche nel campo degli interrogatori militari le attuali conoscenze impongono l’utilizzo di tecniche psicologiche di suggestione e persuasione alla collaborazione in luogo di qualsivoglia pressione fisica o violenza. I “fastidi” possono al massimo creargli dei bisogni fisiologici che l’interrogante può utilizzare per indurlo alla collaborazione. 

 OPERAZIONI DELLA HUMAN INTELLIGENCE L’attività di HUMINT si diversifica in base al progetto di base e alle sue finalità, ma al suo interno è possibile riconoscere delle fasi ricorrenti che ti illustrerò di seguito. ESAME DELLE FONTI Innanzitutto, è utile precisare che le fonti umane da cui si vogliono estrapolare informazioni, possono distinguersi tra soggetti volontari e soggetti coatti, cioè prigionieri o arrestati. Questi ultimi sono sottoposti ad un processo di identificazione più approfondito. Fatta questa premessa, il passaggio imprescindibile della raccolta di informazioni HUMINT è, dunque, un attento esame delle fonti che si svolge in modo abbastanza schematico secondo le seguenti fasi: - 

IDENTIFICAZIONE PRECISA DEI SOGGETTI: operazione per la quale si può ricorrere 11 alla biometria. -

 ESECUZIONE DI COLLOQUI: capita, talvolta, che questi colloqui assumano le sfumature del colloquio psicologico, sebbene il fine non sia affatto vicino a quello terapeutico, oppure che la conversazione si trasformi in negoziazione, affinché l’interrogato riveli l’informazione. - 

DEBRIEFING: serve a rendere le fonti umane che cooperano adatte ai requisiti di intelligence, coerenti con i dettami e le regole generali della HUMINT. Il debriefing può essere condotto a tutti i livelli e può avvenire sia faccia a faccia che mediante messaggi audiovisivi o computer. Protagonisti del debriefing possono essere sia “addetti” (polizia militare in aree nominalmente controllate, squadre di ricognizione speciale, diplomatici del proprio Paese, esperti specifici come il personale delle agenzie di intelligence) sia “non addetti” (residenti in aree nominalmente controllate, lavoratori di ONG nell’area di operazioni, diplomatici di Paese amici o neutrali, persone esterne all’area, ma ben informate, emigrati ad esempio). 

- INTERROGATORIO: contrariamente al debriefing, il soggetto interrogato non è sempre un collaboratore ben disposto a far acquisire all’organizzazione di human intelligence le informazioni che cerca. Di solito la fonte soggetta a interrogatorio è sotto custodia, classici esempi sono i prigionieri di guerra, soggetti non appartenenti all’area, ladri arrestati dalla polizia civile. Condurre un interrogatorio richiede competenze molto specifiche e la necessità di specialisti addestrati che sappiano collaborare con linguisti ed esperti di altre discipline, talvolta si presenta anche l’esigenza di costruire un rapporto con l’interrogato. L’interrogante, prima di eseguire un’intervista, costruisce un piano della prima conversazione, utile anche agli altri interroganti, analisti o esperti coinvolti della stessa operazione di HUMINT. L’intervista preliminare non ha come scopo la raccolta di informazioni, ma più che altro serve all’interrogante a farsi un’idea precisa del soggetto interrogato - SPIONAGGIO: si tratta della raccolta di informazioni presso soggetti legati al nemico da un rapporto di fiducia. Il processo di reclutamento di questo tipo di fonti appartiene alla disciplina HUMINT della gestione degli agenti. Analisi delle Relazioni Accade spesso che alla fine delle interviste siano emerse informazioni rispetto ad altre persone con cui il soggetto è entrato in contatto. Spesso, i

lunedì 20 marzo 2023

Lo Stretto di Hormuz e la Geopolitica turbolenta del Golfo I Parte

 

      




        Di Giuseppe Cozzi

Lo Stretto di Hormuz è uno dei più importanti crocevia per i traffici commerciali mondiali e rappresenta un’arteria fondamentale per il trasporto di petrolio, via mare, dal Medioriente verso la maggior parte dei Paesi del mondo. Esso si estende per circa 60 miglia nautiche in lunghezza ed è circondato da Iran, Oman ed Emirati Arabi Uniti.

Il tratto di mare più stretto è lungo circa 31 chilometri ed è compreso fra Iran e il Sultanato dell’Oman, i quali si contendono il controllo del traffico marittimo, dal momento che lo schema di separazione del traffico, quindi il tratto navigabile dello Stretto, si colloca all’interno delle acque territoriali dei due Paesi. Lo Stretto è l’unica via che permette l’accesso dal Golfo Persico verso l’Oceano Indiano e, quindi, per tutti i mari del mondo.

Questo piccolo spazio di mare costituisce una delle rotte strategiche più rilevanti al mondo in quanto consente ai produttori del Medio Oriente di spedire il greggio, attraverso l’utilizzo di idonee petroliere, ai Paesi consumatori di Asia, Europa e Nord America. Costellato di isolette rivendicate da Iran ed Emirati Arabi Uniti, è l’unica rotta verso l’oceano aperto anche per un terzo del gas naturale liquefatto del mondo. Infatti, secondo i dati di U.S. Energy Information Administration (EIA), nel 2015 attraverso lo Stretto sono passati circa 17 milioni di barili di petrolio al giorno, pari al 30% di tutto il greggio trasportato per mare durante quell’anno mentre nel 2016 i flussi totali attraverso lo Stretto di Hormuz sono aumentati fino a raggiungere il livello record di 18,5 milioni di barili al giorno[1]. Nel 2020, ha avuto un volume di scambi di petrolio di 18 milioni di barili al giorno, pari a quasi il 50% del volume totale degli scambi di petrolio via mare per quell’anno[2].

Per quanto attiene al nome “Golfo Persico”, o per alcuni “Golfo Arabico” a seconda dalla sponda dove ci si trovi, è stata peraltro oggetto di diverse dispute. L’aggettivo “Persico”, ovvero iraniano, è stato contestato da molti Paesi arabi (tra cui Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Kuwait) fin dagli anni ’60 dello scorso secolo, non solo per la rivalità fra Iran e alcuni Stati arabi ma anche per il crescente senso di nazionalismo di tali entità statuali che si è avuto dalla seconda metà del ‘900. Per questo motivo esso è appellato “Golfo Arabico” dalla maggior parte degli Stati della regione anche se, per motivi di praticità e semplicità, durante il corso dell’elaborato appelleremo l’area come “Golfo Persico”.

La regione del Golfo Persico, è stata un’area di estremo interesse e di indubbia civiltà fin dai tempi antichi. Conosciuta dai più blasonati navigatori europei, questa regione, ancor prima della scoperta del petrolio in Iran nel 1908, era importante sicuramente per l’attività di pesca tramite la tipica imbarcazione araba conosciuta con il nome di dau (in inglese “dhow”), il commercio di perle, l’allevamento di dromedari e cammelli e la coltivazione del dattero. Dopo la prima metà del ‘900, a partire dagli anni ’50, l’economia regionale ha subito un radicale cambiamento grazie alla produzione ed esportazione di greggio in tutto il mondo da parte dei Paesi circostanti. Oggigiorno gli scali marittimi più importanti sono i porti di Khārg Island in Iran, Kuwait City, Al-Dammām in Arabia Saudita, Manama in Bahrain, Port Rāshid negli Emirati Arabi Uniti.

La regione è stata sempre in continuo fermento: il bacino di mare ristretto, la posizione geografica delle numerose isole nel Golfo, unitamente al proprio rendimento in termini di risorse energetiche, ha portato, nel corso degli anni, a numerose controversie legali tra gli Stati contendenti. Alcuni esempi:

-       le isole di Farsi e Arabi, situate nell’area centrale del Golfo, sono state oggetto di lunghe controversie da parte di Iran e Arabia Saudita quando, nel 1986 le parti hanno riconosciuto mutualmente la sovranità iraniana su Farsi e saudita su Arabi.

-       nel 2010 la compagnia petrolifera di stato iraniana ha ufficialmente “dato inizio all’estrazione di petrolio dal giacimento dell’isola di Hengan, imponente risorsa di greggio e gas naturale scoperta nel 1975”[3]. Tale isola, che si trova a circa 70 km al largo delle coste iraniane vicino lo Stretto di Hormuz, è stata oggetto di controversia legale sulla precisa definizione di Zona Economica Esclusiva (ZEE).



[1] World oil transit chokepoints, (2019) https://www.eia.gov

[2] Strait of Hormuz, (2022), in www.statista.com

[3] Al via l’estrazione di greggio sull’isola di Hengam, (2011), in https://iran.it

venerdì 10 marzo 2023

HUMINT Una Storia. di Fabio Lombardelli

 AHMED, L’INFILTRATO TRA I JIHADISTI SCOVATO IN ITALIA DA UN EX AGENTE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA


 (N.B.: nomi e alcuni dettagli sono stati leggermente modificati per tutelare le fonti reali.) 


 Luigi è stato un agente della nostra intelligence e un grande reclutatore capace di convincere un «cattivo» a collaborare, persuasivo nell’indurre una fonte a lavorare per lui. La sua storia si svolge tra Europa e Vicino Oriente, sul finire degli Anni ’80, quando è in corso una sfida tra servizi segreti, terroristi, militanti. Allora i criminali erano dei «professionisti» rispetto a quegli attuali, con alle spalle apparati di Paesi Mediorientali. I “Mukhabarat”, i servizi speciali dei regimi. Veri sponsor, che offrivano denaro, protezione, armi, passaporti puliti e pretendevano in cambio operazioni clandestine. Gli esecutori dirottavano aerei o li facevano esplodere, un nemico che colpiva con una cadenza impressionante. La strage di Fiumicino del 1985, il massacro nei cieli di Lockerbie nel 1988 (foto sotto), le bombe nelle vie di Parigi, i sequestri di decine di occidentali in Libano, i gruppi di fuoco. Molti se ne sono dimenticati ma quell’epoca era molto più dura e impegnativa. 36 Conversione di un Militante Luigi può raccontare certi particolari perché è passato tanto tempo e ormai è fuori dai giochi. O quasi. Infatti, non ha mai reciso del tutto quel cordone ombelicale di passioni, sensazioni, dovere. Ancora oggi quando vede una news su un attentato gli scattano le stesse domande, i medesimi riflessi. Ipotizza, valuta, con l’occhio allenato. Va subito oltre la prima versione. Perché la missione ti resta dentro, come l’intuizione.

 Specie se hai passato la tua vita più in strada che dietro una scrivania. E il filo del discorso riparte dopo il fermo di un giovane estremista d’origine araba, bloccato in una città del Nord d’Italia. Non è uno qualsiasi, è legato a un’organizzazione importante e tra i documenti che gli trovano addosso c’è un indirizzo che porta ad un «amico» (Ahmed) che vive a diverse centinaia di chilometri di distanza, lungo la nostra penisola. L’amico è pulito, lo ha solo ospitato per un periodo, condividendo il tetto e certe idee ma senza valicare il confine che conduce all’illegalità. Luigi decide di esplorare il sentiero. Inizia dalle carte. Annotazioni scarne, niente di incriminante o sensibile. Poi bussa alla porta di Ahmed come fosse un poliziotto qualsiasi, domande di rito, conduce una ricognizione «a vista». Deve farsi un’idea, costruire un quadro dell’obiettivo/target, è come un sarto che prende le misure. La manovra d’accerchiamento inizia alla larga. Vuole capire se ha problemi sul lavoro (Ahmed ne ha uno regolare e tranquillo), cerca di scoprire se esistono guai familiari o personali, eventuali debolezze. Soldi? Sesso? Vizi? Tutto è utile. 

Come vive, relazioni, abitudini, anche le più innocenti finiscono nella memoria. Luigi non affonda sul pedale. Mai avere fretta, ripete anche adesso. Con il tempo costruisce un rapporto di conoscenza che diventa quasi amicizia, consapevole però che rimarrà sempre qualcosa di sommerso, non rivelato. Come fosse un cassetto segreto. Luigi incoraggia Ahmed, è sempre disponibile, ascolta discorsi impegnati e litanie familiari, ma è anche attento a mettere dei paletti. In particolare, se toccano il tema della lotta armata. Il reclutatore, docilmente e continuamente, gli rammenta cosa sia giusto o sbagliato, traccia una linea per fargli comprendere che uccidere civili o far esplodere un’ambasciata rientrerà pure in una strategia politica, ma oltre che essere un crimine non porta da nessuna parte. L’agente è sempre cauto, diffida dei metodi forti, così come dell’arma del ricatto. A volte è usata per convincere qualcuno a collaborare, però può diventare controproducente: l’informatore che si sente sotto pressione rischia di venderti quello che non sa. Per la semplice ragione che vuole tenerti buono. Stessa discorso per la violenza sui prigionieri, è raro che paghi.

lunedì 20 febbraio 2023

L'intelligence e l'Attività Umana Utilizzazione e Classificazione di Fabio Lombardelli

 UTILIZZAZIONE DELLA HUMAN INTELLIGENCE

 In primo luogo, quando è necessario acquisire prove documentali per accedere ad informazioni scientifiche e tecnologie belliche che possono offrire un vantaggio nella costruzione di armi. Grazie alle operazioni HUMINT è possibile descrivere strutture sotterranee, interni di immobili, luoghi inaccessibili o parzialmente inaccessibili in altri modi e zone impervie per valutare le caratteristiche strutturali di un luogo e scoprirne le vulnerabilità. Importantissime sono le informazioni sulle produzioni militari e civili, il ruolo delle diverse strutture, le materie prime, la logistica dei materiali e le relazioni dirette e indirette tra le diverse istallazioni, ma è fondamentale che questo tipo di scoperte vengano comunicate in tempo reale agli analisti che le intrecciano con altre fonti. Quando l’intervallo di tempo che scorre tra acquisizione, report e verifica di un determinato dato è eccezionalmente lungo è possibile rendere incapace l’Agenzia di Intelligence di rispondere velocemente a determinate azioni rendendo vani tutti gli sforzi precedenti. Altri punti di debolezza di questa particolare classificazione di Intelligence sono certamente la possibilità di influenze ed interferenze politiche, l’affidabilità delle fonti e la difficoltà di valutazione e verifica, l’ampiezza e l’impurità delle informazioni da analizzare. 8 


CLASSIFICAZIONE DELLE ATTIVITA’ DI HUMAN INTELLIGENCE La HUMINT concretamente è articolata in tre categorie che delineano tre diverse tipologie d’azione, le quali hanno comunque alla base la raccolta di informazioni attraverso il contatto interpersonale tra l’agente e l’informatore, così come di seguito esplicato. 

 ► OVERT Riguarda le cosiddette “attività aperte” che vengono attuate senza nascondere le operazioni cui si dà corso e si traducono in attività la cui natura non è secretata e si realizza mediante la raccolta di elementi informativi attraverso la consultazione o l’osservazione diretta di “fonti aperte”, come, ad esempio, gli interrogatori di immigrati, rifugiati e prigionieri di guerra, le analisi di quotidiani e pubblicazioni varie a stampa e i debriefing dei viaggiatori e degli equipaggi aerei e navali. Data la natura totalmente non secretata delle fonti aperte consultate, va da sé che lo svolgimento delle operazioni avviene alla luce del sole, andando a secretare esclusivamente le finalità stesse della ricerca informativa effettuata. 

 ► SENSITIVE Riguarda le cosiddette “attività critiche”, tutelate da estremo riserbo in merito al committente e che consistono nella raccolta informativa da fonti umane, il tutto inserito in un ambito di legalità, caratterizzata però da una natura altamente critica e riservata, tale da necessitare il riserbo assoluto non solo sulla finalità della ricerca, ma anche sull’effettivo committente dell’attività stessa.

 ► CLANDESTINE Riguarda le cosiddette “operazioni sotto copertura”, gestite e svolte in totale segretezza da operatori sul campo, che celano dunque tanto la propria identità, quanto l’obbiettivo della missione stessa. Per la natura di tali attività, le azioni degli agenti potrebbero in talune circostanze andare in contrasto con la legislazione del Paese in cui operano, dunque le possibilità di essere arrestati dal controspionaggio con l’accusa di spionaggio sono relativamente alte. A queste tre principali categorie possiamo aggiungere anche: - le attività di pattugliamento ordinario in ambito nazionale e nei teatri operativi esteri; - le attività dei Consiglieri Militari d’Ambasciata; - i rapporti diplomatici; - i prigionieri di guerra; - i rifugiati; - i report giornalistici; 9 - le relazioni di Organizzazioni Non Governative. Ogni tipo di interazione ha il suo protocollo basato sulle modalità di interlocuzione e sulla qualità e la quantità di informazioni che è necessario ottenere dalle potenziali fonti informative individuate.

venerdì 10 febbraio 2023

Lì'INtelligence delle Fonti Umane. Di Fabio Lombardelli

 PREMESSA ED EXCURSUS STORICO


 Nell’immaginario comune, l’attività d’intelligence si concretizza attraverso le attività sul campo svolte da un agente preposto alla raccolta informativa attraverso i cosiddetti informatori. Quella che all’apparenza può sembrare una attività scenica, spesso cinematograficamente fantasiosa, è in realtà un complesso processo svolto principalmente da due attori, ossia l’agente e la fonte d’intelligence, accomunati da uno spiccato senso empatico che porta il primo a richiedere informazioni, ed il secondo a fornirle. Tra le attività di intelligence più importanti e complesse che le unità operative del settore si trovano a compiere spicca la HUMINT (acronimo di HUMan INTelligence): essa sintetizza una specifica raccolta di informazioni interpersonali derivanti da fonti prettamente umane. Le modalità con cui le operazioni HUMINT vengono condotte dipendono sia da protocolli ufficiali, sia dalla natura delle fonti d’informazione, che possono essere di vario genere, ossia neutrali, amiche o ostili; possono inoltre essere consapevoli o inconsapevoli del proprio ruolo e coinvolgimento nel processo di raccolta delle informazioni e molto spesso lo scambio di informazioni avviene a seguito di pagamento o scambio di favori. Le prime testimonianze di attività HUMINT, seppur in forma minimale, finalizzate a prevenire gli attacchi dei nemici, sono databili intorno al 4000 A.C., allorquando i Sumeri istituirono una forma di Servizio Informativo all’interno delle loro città-stato, la cui efficienza - unitamente alle abilità militari - fu presto manifestata attraverso una ampia espansione del proprio dominio su una porzione di territorio molto esteso, che coincideva con l’attuale Stato dell’Iraq. Sulla scia dei Sumeri, anche Hammurabi, fondatore del Regno Babilonese nel XVIII Secolo A.C., si avvalse di elementi scelti per essere infiltrati negli eserciti nemici col fine di acquisire informazioni e catturare militari dai quali estorcere dati utili all’impiego in battaglia delle truppe reali. Più articolato e complesso fu il Servizio Informativo sviluppato dagli Egizi, in quanto per svolgere attività HUMINT nel vasto territorio si affidarono a figure già specializzate in altre attività come, ad esempio, i governatori delle province, i mercanti e gli esattori dei tributi, il cui compito era di inoltrare eventuali informazioni acquisite sugli Ittiti (nemico storico) direttamente al Faraone. 

Proprio gli Ittiti, anch’essi dotati di un buon Servizio di spionaggio, sono ricordati per essere stati i primi in assoluto ad aver utilizzato sul campo spie col sol fine di disorientare e disinformare il nemico, guarda caso gli egizi nella ben nota Battaglia di Kadesh (1296 a.C.). Nota è la presenza di un Servizio informativo nel popolo ebraico, che una volta lasciato l’Egitto, si servì spesso di spie contro i Filistei ed alcuni secoli dopo contro i Romani. 4 La peculiarità dei servizi d’informazione ebraici fu l’utilizzo frequente delle donne che, indossate le vesti di spie, si infiltravano negli accampamenti nemici, raccogliendo informazioni e ottenendo in diverse circostanze successi inaspettati, uno dei quali - se non il più rilevante - fu l’uccisione di Oloferne, comandante dell’esercito seleucide, ammazzato nel proprio accampamento dalla spia ebrea Giuditta. Dal 400 A.C. al 200 A.C. è certo l’utilizzo di spie anche da parte delle Città-Stato di Sparta e Atene, sia da parte di Alessandro Magno che proprio grazie all’utilizzo di una efficiente rete di spionaggio riuscì ad estendere il suo dominio su un vastissimo territorio. Allo stesso modo i Cartaginesi utilizzarono i loro mercanti (tecnica tra l’altro già utilizzata in passato dai Fenici) per acquisire informazioni lungo le rotte commerciali e nei principali porti nel Mediterraneo. Un passo avanti si ebbe con i Romani, i quali furono i primi ad istituire un vero e proprio Servizio d’informazione militare in seno all’esercito, creando due figure ben distinte: gli “speculatores” veri e propri agenti con compiti informativi e gli “exploratores” che svolgevano prettamente compiti di ricognizione. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 D.C.), gli apparati informativi iniziarono a ridursi contestualmente ai contatti ed alle comunicazioni con le popolazioni circostanti. Questa situazione si tramutò in una assoluta mancanza di conoscenza reciproca, il che accentuò la formazione di entità territoriali chiuse e restie a trattenere ogni forma di interazione. La necessità di ricorrere nuovamente all’utilizzo delle spie nacque a cavallo tra il basso Medio Evo e il Rinascimento, allorquando conseguentemente alla nascita in Europa degli Stati nazionali, emerse per i governi la necessità di disporre di maggiori informazioni, non solo di tipo militare ma soprattutto politico ed economico. Fu in quella occasione che la Serenissima Repubblica di Venezia organizzò uno dei più efficienti Servizi d’intelligence che la storia ricordi, seguito poi tra il ‘500 e ‘600 dai Servizi informativi nati in Spagna sotto Carlo V e Filippo II, il “Servizio di sua Maestà” in Inghilterra sotto la regina Elisabetta I, magistralmente gestito da Lord Francis Walsingham, ed in Francia per volere del cardinale di Richelieu, il quale affidò il coordinamento delle attività d’intelligence a Francois le Clerc du Tremblay, conosciuto come “Padre Giuseppe” o “eminenza grigia”. Soprattutto per la Spagna, la Francia e l’Inghilterra, senza dimenticare anche i Servizi informativi del Papa, l’efficienza del ruolo delle spie si tramutò in secoli di assoluto predominio su territori molto vasti. Tra l’800 ed il ‘900, l’utilità della HUMINT fu maggiormente sentita, soprattutto in virtù delle numerose guerre che delinearono l’attuale carta geografica, soprattutto durante le due guerre mondiali, che videro l’utilizzo dell’intelligence come strumento ormai indispensabile non solo da un punto di vista tecnico-operativo, ma soprattutto con finalità strategiche. In conclusione, possiamo dire che dall’excursus storico del ruolo avuto dalla HUMINT, si 5 evince che quest’ultima, indipendentemente dalla tipologia, è un’attività strettamente legata alle qualità umane dell’agente, il quale, specie se impegnato in operazioni clandestine, è costretto a districarsi in ambienti di dubbia moralità e ad alto rischio

martedì 31 gennaio 2023

Human Intelligence.


 Da oggi Fabio Lombardelli metterà a disposizione dei lettori del blog una serie di post, tratti dalla sua tesi di Master, dedicati alla UMINT, l''intelligence della Attività Umana

martedì 10 gennaio 2023

INFOCESVAM BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

 

INFOCESVAM

BOLLETINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO IX, 35/36, N. 6, Novembre – Dicembre 2022, 1 gennaio 2023

IX/6/626 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 626 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente  dedicato alla indicazione dei blog attivati come complemento della piattaforma www.cesvam.org

IX/6/627 – Il volume “Il Quadro di Battaglia del Regio Esercito Italiano – 10 giugno 1940 a cura di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio è stato pubblicato. Progetto “Ordinamenti”. Il volume è disponibile presso la segreteria dell’Istituto.                           

IX/6/628 Il Volume dedicato alla storia delle compagnie telegrafiste nella Prima Guerra Mondiale di Monica Apostoli è giunto alla fase del manoscritto 4. Avuto il visto del Collegio dei redattori è stato proposto alla Presidenza della Associazione Nazionale Trasmettitori per una pubblicazione congiunta. A metà gennaio 2023 riunione per le decisioni operative.

IX/6/629 Il blog www.atlantestrategico.blogspot.com riporta il quadro di insieme dei maggiori fatti geopolitici del momento attraverso carte esplicative. Utile per l’aggiornamento dei dati di situazione riguardante i maggiori problemi. Attivi i limk di riferimento per l’approfondimento dei temi proposti.

IX/6/630. Dal 15 gennaio 2023 l’Università “N Cusano” riprende appieno in presenza le sue attività sospese per via della esigenza sanitaria. Il ricevimento studenti sarà quindi anche in presenza per coloro che gravitano su Roma, fermo restanti le modalità seguite fino ad ora. Info  www.unicusano.it/master

IX/6/631 Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Il Dott. Roberto Orioli ha predisposto il programma base per la alimetazione con l’iscrizione dei decorati; attivato il collegamento con l’Archivio Digitale in essere.

IX/6/632 Il blog www.guerradiliberazionelastoria.blogspot.com riporta dati ed indicazioni riguardante elementi di aggiornamento del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943-1945. Indicazioni in merito sono riportati in merito al Volume dedicato agli Indici ed ai Percorsi di Ricerca

IX/6/633 Il volume dedicato alla Prigionia in Africa Orientale nel secondo conflitto mondiale  a raggiunto la realizzazione del manoscritto n. 2 Una sessione di ricerca è stata svolta il 13 e il 14 dicembre sia presso l’Archivio di Stato di Roma sia presso l’Ufficio Storico dell’Esercito a Via Lepanto dal Direttore, e dal  Dott. Giovanni Riccardo Baldelli.

IX/6/634. Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Indetta una riunione il 10 gennaio 2023 per l’attivazione delle modalità di alimetazione. Saranno Presenti il Direttore del CESVAM, il Dott. Orioli e la dott. Chiara Mastrantonio per la prima azione di tutoraggio.

IX/6/635 E’ uscito il n. 4 del 2022 Anno LXXXIII, Supplemento XXVII, Ottobre – Dicembre 2022, 27° della Rivista, di “QUADERNI” . Eventuali copie possono essere richieste alla segreteria (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

IX/6/636 Il blog www.prigioniadiguerra.blogspot.com riporta gli aggiornamenti del Dizionario minimo della Grande Guerra. Inoltre indicazioni sui volumi dedicati alle “Riflessioni sulla Grande Guerra” N. 13, n.14, n.15 della Collana I Libri del Nastro Azzurro

IX/6/637 Il blog www.uniformologia.blogspot.com riporta indicazioni sul costume  militare recente; in particolare riporta le uniformi della ex URSS  e dei Paesi del Patti di Varsavia. Inoltre tavole sinottiche dei gradi e distintivi e decorazioni degli eserciti dei paesi citati. Base per eventuali tesi di laurea riguardanti la Unione Sovietica e  il suo potere militare.

IX/6/638 Glossario 1945 per il Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943 -1945. Alla data del 31 ha raggiunto e oltrepassato i 1000 previsti. Attualmente è alla revisione degli Autori. Contattata la Casa Editrice per la edizione a Stampa prevista per la metà del mese di Gennaio 2023.

IX/6/639 Il blog www.internamentoereticolati.blogspot.com riporta gli aggiornamenti sulla ricerca dedicata l’Internamento in Germania dal 1943 al 1945. Documenti per sostenere la tesi del III Fronte della Guerra di Liberazione. Sono state lette indicazioni che gli internati in Germania non fecero parte della Guerra di Liberazione. La prima domanda da porre a questa tesi è: alloca chi sono?.

IX/6/640 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI2 con l’inserimento di tutte le copertine della Rivista uscite fino al dicembre 2022

IX/6/641 La Rivista “QUADERNI ON LINE” ha avuto nel 2022 26036 lettori/accessi con una media di circa  2200 lettori/accessi con punto di oltre 3000 nei mesi più attivi.

IX/6/642  Il blog www.storiamilitare.blogspot.com riporta le tracce di tesi per il Master in Storia Militare Contemporanea  per la IV Edizione, Anno Accademico 2021

IX/6/643– Compendio 1945 del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione è arrivato al manoscritto n. 5 E’ predisposta la stampa presso la Casa editrice per la fine del gennaio 2023

IX/6/644. Nel n. 6 del 2022 del Periodo dell’Istituto nella IV di Copertina sono state pubblicate le Copertine dei Volumi 13, 14,15 su “Riflessioni sulla Grande Guerra” che completano il Dizionario Minimo della Grande Guerra

IX/6/645 -  Ricerca materiali ed iconografia del Nastro Azzurro. Approntato un piano di ricerca delle Medaglie e delle Produzioni dell’Istituto al fine di acquisire documentazione per i Libri del Centenario in fase di approntamento.

IX/6/646  Il blog www.studentiecultori.blogspot.com riporta indicazioni sulle modalità didattiche della frequenta dei master. In particolare indicazioni  sullo stato di apprendimento dei testi preposti tramite test facoltativi.

IX/6/647. Il blog “Atlanteitalia.blogspot.com raccoglie le note sulla situazione italiana attraverso le carte. Attualmente dei blog geografici è il meno frequentato, forse per via del mancato aggancio ai motori di ricerca.

IX/6/648 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI ON LINE con l’inserimento di tutti Indici fino al Dicembre 2022. Attualmente sono riportati gli indici fino al n. 55 riferito al Luglio 2020.

IX/6/649.  Il blog www.atlanteuropa.blogspot.com raccoglie le note di aggiornamento delle sinossi del Master di Politica Militare Comparata in relazione agli eventi sul confine orientale europeo e le sue conseguenze, soprattutto sul piano energetico e sull’equilibrio delle forze

IX/6/650 Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 marzo 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

martedì 15 novembre 2022

Le elezioni israelinane: Israele sempre più a destra.

 Il partito di strema destra Potere Ebraico con a capo Itamar Ben Gvir è il grande vincitore delle elezioni del 2 novembre svoltesi in Israele. Il grande sconfitto è invece lo Stato di Israele . La lista che è andata al pote comprende Potere Ebraico,Sionimso Religiono ha distorto il progetto sionista trasformandolo in un movimento di destra razzista ed improntato al suprematismo ebraico secondo le teorie del rabbino Meir Kahane.  Secondo il giornale HAARETZ, oggi Israele è sull'orlo di una rivoluzione di destra, religiosa ed autoritaria il cui obbiettivo è distruggere le fondamenta democratiche su cui è stato costruito il paese. Forse il 2 novembre 2022 potrebbe essere ricordato come il giorno nero della democrazia nella storia israeliana

Internazionale  1485, 4 novembre2022 

domenica 30 ottobre 2022

Iraq. La crisi continua

 Da u anno le rivalità in seno al Parlamento iracheno impedisce la formazione di un nuovo governo. Le fazioni sciite sono arrivate a dun livello di scontro che ormai sembra che siano sull'orlo di una guerra civile generalizzata . Le elezioni del 10 ottobre 2021  avevano dato il potere a Moqtada al Sadar. Ora questi è in conflitto con quasi tutte le componenti del suo partito. Una situazione alquanto difficile da descrive e da interpretatre. Il dato finale è che l'Iran ha chiuso i confini con l'Iraq ed ha esortato le componenti sccite ad andare d'accordo ed a trovare una  soluzione politica

mercoledì 19 ottobre 2022

I Cattolici nell'Impero Ottomano e la loro presenza in Medio Oriente

 Nel centenario della scomparsa dell'Impero ottomano l'articolo apparso su LA CIVILTà CATTOLICA N. 4136  ANNO 173, tratta della presenza in esso dei cattolici italiani, la maggior parte dei quali circa 35000 viveva ad Istanbul. In italia dopo il governo Crispi, ostile ai cattolici, i nuovi governanti si adoperavano per sfruttare a vantaggio degli interessi diplomatico-culturali  dell'elemento missionario. Ciò provocò la reazione del protettorato francese. Soltanto nell'agosto 1905 tra i governi di Roma e Parigi si giunse ad un accordo nel quale il governo francese riconobbe a quello italiano il compito di proteggere le comunità religiose italiane presenti nell'Impero Ottomano. Ciò significò per l'Italia la possibilità di ottenere un proprio spazio di influenza nella regione mediterranea.

Articol di Giovanni Sale, S:I:

domenica 9 ottobre 2022

iran: Cambio al Vertice dell'Intelligence dei Guardiani della Rivoluzione.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Hossein Taeb non è più il capo al vertice della Islamic Rivoluzionary Guard Corps - Intelligence Organization (IRGC-IO) dallo sconso giygno (2022).  Chi ha deciso questa rimozione è il gen. Hussein Salami, Comandante in capo dei Pasradan ed approvata dal Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran Ebraim Raisi.
Al suo posto è stato chiamato  dal generale Mohamed Kazemi già capo della Organizzazione di protezione e controspionaggio dei Guardiani della Rivoluzione.

Questo avvicendamento sembra essere una specie di terremoto nell'ambito della comunità di intelligence iraniana in quanto il sostituto era molto vicino alla Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei.

Analisi e considerazioni su questo importante avvenimento in Iran sono su RID - Rivista Informazioni Difesa, n. 8 Agosto 20220 , Pag. 23. " a firma RD "Iran: cambiamenti ai vertici della comunità intelligence"


                                                                                                                                                                                                                                                                                           

 

giovedì 29 settembre 2022

Niger: gli attori esterni operanti sul territorio.


Fonte. Rivista LImes, Rivista italiana di Geopolitica, n. 5 2018. 

Info Emeroteca del CESVAM  - Centro Studi sul Valore Militare

 segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org -www.istitutodelnastroazzurro.org


La cartamostra il grande interesse che tutti i Paesi hanno per i Niger. La freccia rosa indica i percorsi dei paesi europei. La Francia con l'Azienda  Areva per lo sfruttamento delle risorse dell'Uranio,  attiva la Missione Brak hane ( droni francesi ed americani) e mantiene basi temprane e basi militari permanenti . Germania con l'invio di mille soldati attivi in tutto il Sahel, in particolare 350 a Gao. L'Italia con una missione che nel 2018 era di due unità, ma il Parlamento ha approvato una missione fino a 470 unità ( dato da aggiornare). Ha aperto l'ambasciata ad ottobre 2016.

Da oriente vi sono percorsi e pressioni da parte della Cina, investimenti commerciali e nel settore energetico, e dall'India, esportazioni di farmaci, generi alimentari, materiali tessili, macchinari. Da occidente.

 Da Occidente gli Stati Uniti, con il loro Africom svolgono azione di presenza. con una base a Niamey

Da Sud, percorsi e pressioni dal Sud Africa con investimenti minerari

Nella carta sono indicate le principali miniere di uranio, per lo più nella parte orientale del Paese.

Da Notae, infinele pressioni dal Malìdi Al-Qaida eAqim

Temi per tesi di laurea. info:didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

Master: Politica MIlitare Comparata dal 1860 ad ogg, -www.unicusano.it/master
 

lunedì 19 settembre 2022

Iran: la morte di Mahsa Amini

 Il giornale Ham-mihan titolola "Ha perso la vita per un capello" commentando la morte di Mahasa Amini avvenuta il 16 settembre 20220 dopo essere stata arrestata dalla polizia religiosa a Teheran perchè accusata di non indossare il velo in modo conforme alle regole. La ragazza aveva 22 anni ed ha scatenato la collera delle popolazione durante il funerale, svolto entro 24 ore dalla morte come prescrive la religione islamica.

La prima osservazione è questa. Che cosa farebbe la Polizia Religiosa di fronte al fatto che la Regina Elisabetta II morta l'8 settembre è stata sepolta il 19 settembre, violando in modo incontestabile la legge mussulmana.? 

 E' possibile ancora avere una Polizia Religiosa in uno stato che applica la violenza una una violazione di norme religiose? Il 5 luglio 2022 in Iran una direttiva ha inasprito le punizioni per chi porta il velo in modo improprio. La violenza della polizia religiosa è in aumento. 

Nelle ultime settimane si sono diffuse varie notizie di violenze delle autorità ne confronti di donne accusate di non rispettare le restrizioni sull'abbigliamento. 

Come si fa a colloquiare con Stati che violano la Carta dei Diritti dell'Uomo in modo sistematico e pretendono di essere ammessi alla Comunità Internazionale. Il tema è ampiamente aperto in relazione allo studio delle religioni, oggi.